LA NATURA GIURIDICA DEI DPCM AL TEMPO DEL COVID-19

In Approfondimenti, Diritto amministrativo
Redatto dall’Avv. Fabrizio Rey

L’emergenza sanitaria dovuta alla espansione del virus Covid-19, ha costretto, a livello normativo, gli organi istituzionali e costituzionali – ed in particolare la Presidenza del Consiglio – a ricorrere agli strumenti legislativi più rapidi al fine di rispondere velocemente alle esigenze che di giorno in ora vanno affrontate.

Come ormai è noto anche dalle frequenti comunicazioni istituzionali, l’atto normativo balzato agli onori della cronaca è il cd. il DPCM, acronimo di decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, utilizzato dal capo del Governo italiano in carica in gran parte per procedere alla gestione ed alla regolazione normativa di questa fase pandemica.

Tale strumento, avente una particolare finalità di programmazione, consente con un certo grado di flessibilità di soddisfare l’esigenza per le istituzioni governative di rispondere normativamente ai repentini cambi di scenari socio/ economici da affrontare dovuti alla mutevolezza della situazione sanitaria.

In virtù di ciò, chiarire la portata e la natura giuridica di tale strumento di programmazione normativa, è utile anche nel far comprendere in che rapporto si pone con gli enti territoriali regionali chiamati a darne attuazione.

Per parte degli studiosi, da un punto di vista lessicale, suddetto strumento rientra nel più ampio genus dei decreti ministeriali e cioè di quegli atti giuridici – l’utilizzo di una forma generica qui è d’obbligo- che sotto il profilo soggettivo fanno capo ai Ministeri mentre da un punto di vista oggettivo sono atti funzionali allo svolgimento delle attività nelle materie di competenza proprio dei Ministeri.

In cagione della loro formulazione lessicale però, spesso, i DPCM pongono dei problemi interpretativi circa la loro natura giuridica: il confine tra la loro collocazione sotto un profilo soggettivo e oggettivo ora tra i regolamenti governativi (ministeriali), ora tra gli atti amministrativi è sempre più labile, ripercuotendosi sulle conseguenze applicative soprattutto in tema di impugnazione.

In linea generale sembra potersi accogliere la tesi che pone i DPCM sotto l’alveo dei regolamenti intesi quali fonte normativa ed in particolare sotto la disciplina dei regolamenti governativi, dove peraltro la potestà regolamentare sarebbe rinvenibile nella posizione di autonomia riconosciuta al Governo nella Carta costituzionale (mentre il ruolo di fonte normativa è desumibile dall’art. 17 della L. 400/1988).

La disciplina della pubblica amministrazione, che trova nella Costituzione i suoi principi fondamentali, è contenuta essenzialmente nelle leggi, statali e regionali, e nei regolamenti (disciplina ad oggi però anche profondamente influenzata dal diritto europeo). La riserva di legge cui è sottoposta la pubblica amministrazione comporta quindi che una quota non irrilevante della disciplina che la riguarda appunto possa essere contenuta nei regolamenti [G. Corso, I, sez. III, Giappichelli, 2010].

D’altronde tali regolamenti sono fonte di vere e proprie di regole comportamentali, emanati da organi amministrativi titolari in determinate materie del potere normativo consistente nella possibilità di emanare regole generali ed astratte e dispensati dall’applicazione pedissequa della disposizioni dettate per gli atti amministrativi “puri” (ad es. sono dispensati dall’obbligo di motivazione ex art. 3 L 241/90).

Sotto questo aspetto collocare il DPCM sotto l’alveo dei regolamenti governativi, e quindi come atto amministrativo generale e fonte normativa seppur di rango secondario, consente di distinguerlo concettualmente dall’atto amministrativo in senso stretto. Il primo è generale e astratto, previsto per una indefinita platea di soggetti, e necessita di un ulteriore esercizio di poteri ai fini della produzione dell’effetto, mentre l’atto amministrativo in senso stretto è caratterizzato dal fatto di avere destinatari ben definiti ed essere immediatamente efficace nella sfera giuridica dell’interessato.

Nel periodo attuale di emergenza, visto il regionalismo affermato nella Carta Costituzionale, occorre indagare anche il rapporto che esiste tra il DPCM e ordinanze regionali.

Il primo diventa fonte regolamentare se trae la proprio forza normativa dalla legge che lo legittima (rectius che legittima il Presidente del Consiglio dei Ministri ad emanarlo), ed assume un ruolo normativo programmatico di gestione nel nostro caso della crisi sanitaria, ponendo alle regioni (munite dello strumento dell’ordinanza) l’onere di gestire la fase eventuale di attuazione.

Tale impostazione consente, allora, di risolvere l’altro problema, ovvero l’impugnabilità o meno del DPCM o dell’ordinanza regionale di attuazione da parte di chi si ritiene leso dalla illegittimità (dal vizio) o dall’efficacia degli stessi.

Secondo la dottrina e la giurisprudenza più accreditata i regolamenti governativi, in quanto fonte normativa, non sono di per sé impugnabili difettando la concreta ed immediata lesività dell’atto nei confronti del destinatario [Corte Cost. 204/2204].

Se si ritiene che il vizio attenga al regolamento e che questo sia direttamente lesivo della sfera giuridica, l’interessato dovrà attendere l’atto attuativo – e cioè l’ordinanza regionale – e optare per una impugnazione congiunta del provvedimento regionale più il regolamento (ad es. chiedere l’annullamento del provvedimento e la contestuale disapplicazione regolamento, se vengono in gioco diritti soggettivi).

Qualora il vizio attenga, invece, all’ordinanza regionale, lesiva quindi della sfera personale del destinatario poiché emanata in violazione di quanto prescritto nel DPCM, per la teoria del  rapporto di pregiudizialità tra regolamento e provvedimento,  l’interessato potrà optare per l’impugnazione del solo provvedimento della Regione.

 

 

 

 

 

Print Friendly, PDF & Email

You may also read!

PROTOCOLLO D’INTESA: mercato legale 4.0

PROTOCOLLO D’INTESA IL MERCATO LEGALE 4.0, APERTO TRASPARENTE E FONDATO SULLE COMPETENZE. SOTTOSCRITTO DA:   A.N.U.T.E.L. (Associazione Nazionale Uffici

Read More...

Il Contratto internazionale

Il contratto commerciale internazionale Nel mondo globalizzato in cui viviamo, sono sempre più diffusi i rapporti di vendita internazionale,

Read More...

L’opzione put: un prezioso ponte tra la funzione finanziaria e partecipativa

“E’ lecito e meritevole di tutela l’accordo negoziale concluso tra i soci di società azionaria, con il quale gli

Read More...

Leave a reply:

Your email address will not be published.

Mobile Sliding Menu