Zara e Pepe The Frog: il web ha sentenziato!

In Approfondimenti
Approfondimento redatto dall’Avv. Franco Pizzabiocca

Lo scorso 19 aprile, il colosso spagnolo della moda low cost Zara ha deciso di ritirare dalla propria collezione primavera-estate 2017, e quindi dai migliaia di punti vendita sparsi ormai in tutti il mondo, una minigonna di jeans sulla quale erano cucite alcune toppe di troppo.

Questa decisione è stata presa a seguito di una segnalazione di Meagan Fredette, una fashion blogger americana nota per le sue posizioni “politicamente corrette”. Secondo la fashion blogger, la rana rappresentata sui capi di abbigliamento del colosso spagnolo sarebbe troppo simile a «Pepe the frog», meme adottato dalla destra suprematista americana e ritornato in grande auge durante le ultime elezioni presidenziali negli Usa.

Pepe The Frog

Si tratta, più specificatamente, di un disegno nato nel 2005 online sul sito americano 4chan (lo stesso su cui è nato anche Anonymous) come caricatura del fumetto “Boy’s Club” (di cui la rana era protagonista) ed usato, solo successivamente, da un gruppo di estrema destra per affermare la supremazia della razza bianca americana.

La risposta di Zara

La risposta di Zara è stata chiara: «La gonna appartiene ad una collezione limitata creata in collaborazione con alcuni artisti. Il progettista della gonna si chiama Mario Santiago, conosciuto con il soprannome di Yimeisgreat. Non c’è assolutamente alcun legame con il tema contestato».

Nonostante la smentita, però, la società è stata costretta a ritirare il prodotto dal web e dai punti vendita poiché il popolo del web, come spesso accade, aveva ormai giudicato: quella gonna nazifriendly è immorale se non addirittura illegale.

L’Anti-Defamation League

A nulla è servita anche la dichiarazione dell’Anti-Defamation League, un gruppo di influenza statunitense chiamato a garantire la giustizia e l’equo trattamento di qualsiasi minoranza o gruppo di cittadini indipendentemente da qualsiasi tipo di discriminazione di razza, sesso, etc.: «stanno abusando di un’immagine di un personaggio dei fumetti. Sfruttano il suo appeal per diffondere l’odio sui social media. Ma un semplice post del meme non significa che qualcuno sia per la supremazia della razza bianca». La rana, anche per loro, sarebbe innocente!

Ma ancora una volta, come spesso accade, il popolo del web, dall’alto della sua ignoranza e finto buonismo (e superficialità!), si è fatto giudice della “democrazia” e della “morale” stabilendo ciò che è giusto e ciò che no.

Considerazioni finali

Un po’ di tempo fa, sempre su questa rivista, era stato trattato il tema della censura democratica e delle fake news. Si trattava di un discutibile disegno di legge presentato al Senato con cui si cercava di controllare il flusso di informazioni e le cd. bufale.

L’impressione è quella di trovarsi in un mondo in cui sia giusto e democratico solo ciò che la maggioranza buonista ritiene tale senza che quasi nessuno, sul web o sui giornali o nei media in generale, riesca ad interrogarsi, in modo serio ed approfondito, sulle reali questioni della società e della politica.

Avere paura di (i.e. vietare) un simbolo è già una sconfitta per la democrazia. Anzi, non è democrazia! Se non sono d’accordo, posso decidere di non acquistare quella gonna ma non posso vietare a quel commerciante di venderla usando pressioni o diffamandolo con etichette figlie di una cattiva informazione.

E soprattutto, il pericolo, è quello di creare una società in cui la giustizia sui grandi temi non è praticata più nelle aule dei tribunali ma direttamente sul web sulla base di una morale collettiva buonista e politicamente corretta che non lascia scampo al pensiero non conforme e, soprattutto, figlia di una scarsa e pilotata cattiva informazione.

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