Web Tax: la procedura (ex post) per l’emersione della stabile organizzazione

In Fisco e contabilità
Approfondimento redatto a cura del Dott. Antonio Severino

Lo scorso 15 giugno il Senato ha approvato, dopo il primo via libera della Camera, il disegno di legge n. 2853 di «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo».

Si tratta della c.d. Manovra correttiva il cui testo originario licenziato dall’Esecutivo, durante l’iter di conversione, ha subito alcuni sostanziosi ritocchi da parte della V Commissione Bilancio della Camera in sede referente.

Fra le diverse modifiche apportate, assume particolare rilievo l’introduzione di una procedura opzionale speciale di contraddittorio preventivo fra imprese estere (purché, come si vedrà in seguito, abbiano determinati requisiti) e Amministrazione Finanziaria volta all’emersione di una stabile organizzazione nel territorio dello Stato, anche per i periodi di imposta precedenti, con la previsione di notevoli benefici premiali. Si tratta dell’emendamento firmato dall’Onorevole Boccia il quale è rubricato (all’art. 1-bis della Legge di conversione) appunto «Procedura di cooperazione e collaborazione rafforzata», ma che è stato presto ribatezzato come “Web Tax transitoria”.

L’utilizzo della locuzione Web Tax è fuorviante in quanto, come visto sopra, la normativa in questione non introduce una nuova imposta, né tantomeno delinea alcuna presunzione di stabile organizzazione occulta di natura digitale, evitando, così rischi di incompatibilità con la normativa convenzionale.

Occorre, inoltre, mettere in evidenza che la procedura in commento è applicabile a tutte le imprese non residenti, indipendentemente dall’attività svolta, non trattandosi, dunque, di una norma confezionata esclusivamente per il settore della digital economy.

Il procedimento di cooperazione e collaborazione rafforzata è applicabile alle società e agli enti non residenti che:

  • appartengono a gruppi multinazionali con ricavi consolidati superiori a 1 miliardo di euro annui. Da notare che, come viene specificato al comma terzo della disposizione in esame, ai fini della determinazione del fatturato si fa esclusivamente riferimento al valore più alto dei ricavi derivanti dalla cessione di beni e dalla prestazione di servizi indicate nel bilancio consolidato relativo all’esercizio precedente a quello in corso alla data di presentazione dell’istanza e ai due esercizi precedenti. I ricavi del bilancio consolidato vanno, pertanto, epurati dai proventi di natura finanziaria e dai componenti positivi risultanti da operazioni straordinarie.
  • Effettuano cessioni di beni e prestazioni di servizi nel territorio dello Stato per un ammontare superiore a 50 milioni di euro annui. Anche in questo caso si deve far riferimento al valore più alto dei ricavi derivanti dalla cessione di beni e dalla prestazione di servizi indicate nel bilancio consolidato relativo all’esercizio precedente a quello in corso alla data di presentazione dell’istanza e ai due esercizi precedenti. Ai fini del raggiungimento della soglia rientrano anche le operazioni compiute da società, sia residenti sia non residenti, che sono direttamente o indirettamente controllate, controllanti o soggette a comune controllo.
  • Svolgono le operazioni sopracitate attraverso soggetti residenti o stabili organizzazioni italiane di soggetti non residenti appartenenti al medesimo gruppo societario (questo requisito suscita qualche dubbio, perché la prassi Ocse ha dimostrato che l’avere una società in Italia non determina, necessariamente, la sussistenza di una stabile organizzazione).

Una volta valutata positivamente la sussistenza delle condizioni descritte sopra, la società o l’ente estero può instaurare la procedura di cooperazione e collaborazione rafforzata. La procedura si suddivide in due fasi che si svolgono in contradditorio tra contribuente e amministrazione finanziaria: la prima consiste nella valutazione della sussistenza dei requisiti che costituiscono la stabile organizzazione attraverso il regime di adempimento collaborativo (instaurato a seguito di apposita istanza del contribuente) disciplinato dal titolo terzo del decreto legislativo 128/2015. Da notare che la richiesta di accesso alla procedura  può coprire anche i periodi di imposta passati ancora accertabili. Questa fase si svolge presso la direzione centrale accertamento che è di regola deputata alla gestione dell’adempimento collaborativo.

Nella seconda fase, una volta constatata la sussistenza della stabile organizzazione, si determinano, attraverso il procedimento di accertamento con adesione disciplinato dal D.lgs. 218/1997, gli utili e le perdite (e dunque l’imposta dovuta) riferibili alla stabile organizzazione stessa. Questa seconda fase è invece demandata alla Direzione provinciale competente.

Dopo che sono state versate le somme definite in adesione il soggetto estero potrà usufruire dei seguenti benefici premiali:

  • riduzione alla metà delle sanzioni applicabili in sede di accertamento con adesione che quindi si applicheranno nella misura di un sesto del minimo;
  • l’esclusione della punibilità dal reato di omessa dichiarazione di cui all’art. 5, D.Lgs. n. 74 del 2000;
  • accesso al regime dell’adempimento collaborativo (regime al quale si è avuto già accesso ai fini della valutazione della sussistenza della stabile organizzazione) a prescindere dall’ammontare del volume d’affari o dei ricavi della stabile organizzazione purché ricorrano gli altri requisiti previsti dal decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128. Ciò consente di usufruire dei relativi benefici quali: la procedura abbreviata di interpello preventivo con risposta motivata entro 45 giorni, sanzioni ridotte alla metà con sospensione della riscossione fino alla definitività dell’accertamento, esonero della prestazione delle garanzie per i rimborsi.

Se il contribuente non sottoscrive l’accordo o non versa, anche parzialmente, il quantum definito in adesione, non si producono i benefici citati. L’ufficio dell’Agenzia delle entrate competente potrà, inoltre, procedere ad emettere avvisi di accertamento anche in deroga ai termini previsti dell’art. 43 del D.P.R. 600, al riguardo la norma non prevede alcun limite temporale ai poteri di accertamento dell’Agenzia, configurandosi, in questo modo, una sorta di sanzione indiretta.

Sono esclusi dalla procedura i soggetti che abbiano avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni e verifiche o dell’inizio di qualunque attività di controllo amministrativo o dell’avvio di procedimenti penali relativi all’ambito di applicazione di queste disposizioni, anche qualora la formale conoscenza sia stata acquisita dai soggetti residenti appartenenti al medesimo gruppo che svolgono funzioni di supporto.

Occorre mettere in evidenza che oggi i soggetti non residenti hanno già la possibilità di cooperare con  l’Agenzia delle Entrare, mediante la presentazione dell’ apposito interpello disciplinato dall’art. 31-ter del D.P.R 600/1973 (il c.d. ruling internazionale), al fine di: accertare preventivamente (quindi in base a un approccio ex ante) la sussistenza dei requisiti che configurano una stabile organizzazione nel territorio dello Stato; nonché di concordare l’attribuzione degli utili e le perdite alla stabile organizzazione.

La differenza fondamentale fra la disciplina in commento e l’interpello di cui all’art. 31-ter/600 è data dalla possibilità prevista dalla nuova normativa di accertare la stabile organizzazione e l’attribuzione dei relativi utili e perdite in base a un approccio ex post. e quindi anche con riferimento alle attività già compiute. In questo modo, si permette al soggetto estero di dialogare con l’Amministrazione Finanziaria al fine di chiarire e rettificare il trattamento tributario anche di attività poste in essere nei periodi di imposta per i quali è scaduto il termine di presentazione della dichiarazione.

Ad ogni modo il Legislatore avrebbe dovuto chiarire il rapporto fra le due procedure e disciplinarne il cumulo degli effetti. Nel silenzio della legge, sembro, però possibile la coesistenza dei citati procedimenti, di tal guisa, il contribuente estero potrebbe con la Web Tax regolarizzare il passato e con il ruling internazionale pianificare il futuro.

 

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