VUOTO A RENDERE: riferimenti normativi e caratteristiche

In Approfondimenti
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Approfondimento a cura del Dott. Luca Di Procolo
  1. Istituzione VAR

Il vuoto a rendere rappresenta una pratica attuata in varie realtà locali del nostro Paese, che fino al c.d. “collegato ambientale” (legge n. 221/2015) non era richiamata da fonti normative statali.

L’articolo 39, comma 1, della citata legge n. 221 del 2015, ha introdotto l’articolo 219-bis al decreto legislativo n. 152 del 2006 prevedendo, in via sperimentale e su base volontaria del singolo esercente, il sistema del vuoto a rendere su cauzione per talune tipologie di imballaggi indicati nella medesima norma.

Al riguardo, il Mattm, di concerto con il Mise, ha emanato il Decreto Ministeriale 3 luglio 2017, n. 142, pubblicato in G.U. n. 224 il 25/9/2017, al fine di prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio, favorendo il riutilizzo degli imballaggi usati, disciplina le modalità di attuazione della sperimentazione su base volontaria del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale serviti al pubblico da alberghi o residenze di villeggiatura, ristoranti bar e altri punti di consumo, ai sensi dell’articolo 219 -bis del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152

La sperimentazione ha una durata di 12 mesi a partire dal 120 giorno successivo all’entrata in vigore del presente regolamento (07/02/2018).

È bene segnalare come la sperimentazione oggetto della normativa in esame sia in realtà già oggetto di regolazione su base comunale. Ne è un esempio il Comune di Latronico. Nel comune potentino, dal gennaio di quest’anno, i cittadini possono conferire i rifiuti plastici, di alluminio e di HDPE, in cambio dei quali ricevono 0,08 € ad ogni singolo imballo conferito, che potranno poi spendere negli esercizi commerciali che hanno aderito all’iniziativa.
Quella del comune di Latronico è solo l’ultimo esempio di una materia, quella del vuoto a rendere, già presente, seppur “a macchia di leopardo”, in diverse esperienze locali.

  1. Altri riferimenti normativi

Un richiamo alla disciplina del Vuoto a rendere può essere certamente estrapolato dagli articoli 206-ter, 206-quater, 206-quinques e 206- sexies del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 introdotti nel nostro ordinamento con legge 28 dicembre 2015, n. 221. Le disposizioni appena citate prevedono misure volte a favorire l’acquisto di prodotti derivanti da materiale “post consumo”.

  1. Caratteristiche

La sperimentazione del sistema del vuoto a rendere su cauzione, come disciplinata dal citato decreto, si applica agli imballaggi con le seguenti caratteristiche:

  • imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, un’unità di vendita per l’utente finale o per il consumatore;
  • imballaggio o componente di imballaggio che è stato concepito e progettato per sopportare nel corso del suo ciclo di vita un numero minimo di viaggi o rotazioni all’interno di un circuito di riutilizzo;
  • conformi ai requisiti essenziali stabiliti all’articolo 9 della direttiva 94/62/CE sopra citata;
  • destinati all’uso alimentare e al contenimento di acqua minerale o di birra;
  • serviti al pubblico nei punti di consumo;
  • di volume compreso tra 0,20 e 1.5 litri.
  1. Funzionamento

Per far funzionare al meglio lo strumento del vuoto a rendere ci si affida al meccanismo della filiera. Nel nostro caso, detta filiera è composta dall’insieme degli operatori che a titolo professionale sono coinvolti nell’attuazione del vuoto a rendere.

Gli esercenti, e cioè quei soggetti che nell’esercizio della propria attività professionale somministra al pubblico birra o acqua minerale, possono aderire, in maniera volontaria, al sistema del vuoto a rendere, compilando un modulo al momento dell’acquisto di birra o acqua in imballaggi riutilizzabili. Detto modulo, che pertanto attesta l’adesione dell’esercente alla filiera del vuoto a rendere, può essere consegnato al distributore/produttore o inviato tramite posta elettronica all’indirizzo vuotoarendere@minambiente.it.

  1. Deposito Cauzionale

Gli esercenti aderenti alla filiera versano una cauzione contestualmente all’acquisto dell’imballaggio riutilizzabile pieno con diritto di ripetizione della stessa al momento della restituzione dell’imballaggio vuoto. Il valore della cauzione è proporzionale al volume dell’imballaggio ed è ricompreso tra 0,05 e 0.3 euro sulla base dei seguenti parametri:

  1. Incentivazione

Al fine di incentivare l’adesione e la diffusione del sistema del vuoto a rendere, è stato predisposto un registro pubblicato sul sito del MATTM e un attestato di benemerenza per gli operatori aderenti alla filiera.

  1. Criticità

Un primo potenziale elemento di criticità potrebbe consistere nel fatto che la normativa in esame si limita solamente all’acqua minerale e alla birra, escludendo in questo modo una larga parte di bevande alimentari il cui largo utilizzo sul territorio nazionale incide notevolmente sull’impatto ambientale.

Inoltre il carattere sperimentale potrebbe inibire un pieno dispiegarsi degli effetti positivi associati a tale pratica, alla luce della “precarietà” della sperimentazione e della mera facoltà di aderirvi, nonché della possibile attuazione della stessa “a macchia di leopardo” sul territorio nazionale; tra l’altro, il Var come delineato dalla disciplina normativa richiamata riguarda solo alcuni imballaggi e prodotti, non esaustivi dell’intera categoria di materiali di largo consumo.

Ulteriore limite di tale pratica potrebbe essere rappresentato dal fatto che agisce “a valle”, anziché “a monte” del processo di produzione/distribuzione/vendita, tenuto conto di quanto prospettato da questo Ministero, congiuntamente al MISE, nel documento “Verso un modello di economia circolare”. Alla luce di questo documento sembra infatti opportuno “ripensare”, appunto, “a monte”, il sistema di incentivi in modo che incida sia sul lato del produttore che sul lato del consumatore. Per quest’ultimo potrebbe essere utile spostare il carico fiscale dal reddito al consumo (dopo aver creato una differenza di tassazione tra consumi “sostenibili” e  “non sostenibili”). Per le imprese, il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali italiane da parte della Commissione Europea del marzo 2017 suggerisce di trasferire una parte del carico fiscale dal fattore lavoro a quello delle risorse naturali, con la possibilità di ottenere un doppio dividendo, ovvero riduzione dell’impatto ambientale e miglioramento dell’efficienza economica.

  1. Comparazione con altri paesi UE

Il paese europeo che più di tutti utilizza il vuoto a rendere è la Germania dove questo importante strumento è legiferato dal 1991 e da allora la sua regolamentazione si è fatta sempre più precisa. La legge al momento in vigore in Germania è datata 2006. Su ogni bottiglia di plastica, vetro e latta è applicato un sovrapprezzo riscuotibile alla riconsegna del vuoto, il cosiddetto “pfand”. Nello specifico, per bottiglie che non possono essere riciclate (hanno uno specifico logo sulla confezione) il deposito è di 0,25 €, per quelle di birra sia da 0,33  che da mezzo litro è di 8 o 15 centesimi a seconda del tipo di vetro, per quelle di plastica rigida è di  15 centesimi. Tutti gli esercizi che vendono una determinata bibita sono costretti ad accettarne i vuoti, anche se la specifica bottiglia non è stata acquistata da loro.

Con la Germania, altri paesi europei che hanno sviluppato una minuziosa normativa sul tema del vuoto a rendere sono la Danimarca, la Svezia e la Finlandia.

  1. Conclusioni

La vita quotidiana odierna vede l’utilizzo di un gran numero di quei prodotti in plastica o in vetro la cui durata è destinata a terminare in un arco temporale molto ristretto e che, a volte, si esaurisce dopo essere stati utilizzati un’unica volta.

Negli ultimi anni, anche grazie ad un rinnovato spirito “green”, si avvertono sempre maggiori le problematiche ambientali attinenti al ciclo terminale di vita degli imballaggi monouso (in particolar modo di quelli in plastica) nonché alla loro destinazione (smaltimento e riciclaggio) e al loro impatto sul territorio e sul sistema ecologico globale. La tutela del bene “ambiente”, per la sua natura, non può essere lasciata all’attività dei singoli. Tutt’altro. Necessita di una attività congiunta da parte di più operatori in più settori.

È in questo contesto che si inserisce il Decreto Ministeriale in oggetto. Il coinvolgimento di più operatori (distributori, nel caso di filiera di tipo lungo, i produttori di bevande, nel caso di filiera di tipo corto, le associazioni di categoria, gli esercenti) consente, infatti, una tracciabilità completa della filiera e consente di valutare al meglio il periodo sperimentale.

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