Validità dell’assegnazione di un bene in sede di liquidazione

In Fallimentare
Tribunale di Larino, 10 novembre 2016 [Leggi la sentenza]
Redatto dalla dott.ssa Maria Rosaria Todisco

L’assegnazione di un bene nella fase di liquidazione del fallimento è rimessa all’apprezzamento discrezionale del Giudice delegato.

Questo è il principio di diritto stabilito dal Giudice delegato del tribunale di Larino, sezione fallimentare, a seguito del deposito dell’istanza di assegnazione formulata dal creditore del complesso industriale della società fallita.

In particolare, il curatore, a cui perveniva l’istanza del creditore, nel sottoporla al giudice delegato, faceva riferimento alla sent. n. 5069 del 22.07.1983, la quale sottolinea come nella procedura fallimentare l’assegnazione dei beni non sia applicabile, in quanto non compatibile con il principio della par condicio creditorum.

La giurisprudenza di merito (Trib. Roma, 17.04.96), al contempo, evidenzia come la struttura del fallimento preveda un formalismo maggiore rispetto a quello richiesto dal codice di rito, e, dunque, il richiamo alle norme del codice civile debba considerarsi circoscritto a quelle relative alla vendita di beni mobili o immobili e non anche a quelle concernenti l’assegnazione forzata.

Nell’esecuzione singolare, l’assegnazione è un istituto espressamente normato, che fa sorgere, in capo al creditore che ne faccia tempestivamente richiesta, un vero e proprio diritto al trasferimento del bene in suo favore.

Nel caso del fallimento, invece, non essendo l’istituto tipizzato, il creditore non ha alcun diritto soggettivo all’accoglimento dell’stanza di assegnazione.

Il Tribunale, però,  rilevava che la preclusione all’applicabilità dell’istituto dell’assegnazione dei beni ai creditori alla procedura concorsuale non dovesse essere assoluta, ma l’accoglimento dovesse essere rimesso all’apprezzamento discrezionale del Giudice delegato, il quale dovrà valutarne la praticabilità, in luogo della vendita, qualora ricorrano specifici presupposti.

Tali rigorosi presupposti, da scandagliarsi caso per caso, consisteranno nella convenienza dell’assegnazione rispetto alla vendita e nella verifica che non venga alterata la par condicio creditorum.

In ultima analisi, anche al fine di rendere maggiormente efficiente e celere l’attività liquidatoria, il Tribunale teneva in conto che il bene per il quale veniva formulata la richiesta di assegnazione, fosse l’unico cespite acquisito all’attivo fallimentare, rendendo quindi possibile, tramite l’assegnazione, l’avvio alla fase di chiusura della procedura.

 

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