USURA: formule per la definizione di usurarietà e onere della prova

In Diritto Civile
Tribunale Monza, sezione prima, sentenza n.2205 del 20/07/2016 [Leggi provvedimento]
 Redatto dal Dott. Salvatore Esposito

Alle Istruzioni della Banca d’Italia in tema di usura deve essere riconosciuta natura di norme tecniche autorizzate: il contesto normativo di riferimento è rappresentato dalle disposizioni di legge ordinaria (L.108/1996 e disposizioni del codice civile, art. 1815 c.c. e del codice penale, art. 644 c.p.) periodicamente integrate dalle previsioni secondarie-ministeriali, le quali hanno sempre previsto che le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del tasso soglia, si attengano ai criteri di calcolo indicati nelle Istruzioni emanate dalla Banca d’Italia.

Un eventuale calcolo del TEG secondo differenti formule matematiche, oppure computando oneri diversi, rispetto a quanto indicato da Banca d’Italia, rischierebbe di compromettere la certezza della normativa di settore e la prevedibilità delle decisioni giudiziarie, con ulteriori conseguenze negative circa la possibilità degli operatori economici di effettuare ponderate e consapevoli scelte contrattuali e di mercato.

Con la recente pronuncia n.2205 del 20/07/2016, il Tribunale di Monza analizza e definisce quali dovrebbero essere i criteri ai quali ricorrere affinché l’addebito di interessi da parte di un ente bancario possa essere definito come usuraio.

Il Tribunale di Monza, con la presente sentenza, avuto riguardo ai conteggi compiuti dal consulente degli attori in opposizione, evidenzia come tali conteggi siano stati compiuti sulla base di formule di calcolo diverse rispetto a quelle contenute nelle Istruzione della Banca d’Italia.

Anche se in diverse pronunce sia di merito che di legittimità (Cass. Sez. 6- 3 ord. n. 17020 del 4/8/2011), si afferma che le Istruzione della Banca d’Italia non costituiscono fonte di diritto e che possono essere disapplicate dal giudice ove contriare alla legge, qualificandole quindi come mere circolari amministrative, i giudici del Tribunale di Monza ribaltano quello che è il tradizionale indirizzo giurisprudenziale in materia.

Infatti, i giudici di merito non escludono che le predette Istruzioni non siano da ricomprendere nell’elenco delle fonti di cui all’art. 1 delle preleggi; tuttavia ritengono che non sia corretto qualificarle come mere circolari ammnistrative, ma, richiamando le argomentazioni già espresse in materia dalla giurisprudenza del Tribunale di Milano (sentenza n. 7234 del 3/06/2014), riconoscono alle stesse la natura di norme tecniche autorizzate, fondate su criteri di calcolo di per sé congrui e ragionevoli.

Testualmente il Tribunale di Monza conclude che: “se è pur vero che il giudice non sia vincolato al rispetto delle Istruzioni della Banca d’Italia quali fonti di diritto, tuttavia, occorre considerare che, tenuto conto della complessiva struttura della disciplina antiusura e del peculiare ruolo in essa attribuito a dette Istruzioni, un eventuale calcolo del TEG applicato di volta in volta secondo differenti formule matematiche, oppure computando oneri diversi, rispetto a quanto indicato da Banca d’Italia, rischierebbe di compromettere la certezza della normativa di settore e la prevedibilità delle decisioni giudiziarie, con ulteriori conseguenze negative circa la possibilità degli operatori economici di effettuare ponderate e consapevoli scelte contrattuali e di mercato”.

Altro punto di rilievo della sentenza risulta essere la definizione dell’onere probatorio ex art. 2697 c.c.

Viene chiarito, infatti, che solo quando il cliente della banca, pur avendo regolarmente richiesto copia della documentazione riguardante i rapporti intrattenuti con la banca ex art 119 T.U.B, non abbia conseguito dalla banca in tutto o in parte la documentazione indicata, potrà allora, in sede giudiziale, invocare in sostituzione del proprio onere probatorio rimedi di carattere processuale, quali in particolare un ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c.

Se risulta, come nel caso di specie, che l’attore non abbia preventivamente esercitato il proprio diritto soggettivo ex art. 119 T.U.B, va affermata l’inammissibilità di un ordine di esibizione della banca, in quanto tale strumento processuale finirebbe con assumere una portata meramente esplorativa e rivolta a sostituirsi all’onere probatorio inevaso gravante su di una parte.

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