USURA: altro NO alla teoria della sommatoria degli interessi corrispettivi e moratori

In Diritto penale commerciale
Tribunale di Milano, sezione sesta, sentenza n. 1906 del 16/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Giuseppina Verbena

Nel caso di specie, il processo veniva instaurato nei confronti della Banca Popolare di Bergamo s.p.a., al fine di ottenerne la condanna alla restituzione di somme pagate a titolo di interessi usurari con riferimento a un contratto di mutuo.

La domanda attorea è stata formulata facendo richiamo ad alcuni precedenti giurisprudenziali, pretendendo di sommare al tasso convenzionale pattuito per gli interessi corrispettivi il tasso concordato per gli interessi moratori e in tal modo, evidenziando come la sommatoria dei due tassi di interesse risultasse superiore al tasso soglia in materia di usura. La parte attrice, però, ha equivocato sul contenuto dei predetti precedenti giurisprudenziali, dal momento che non sostengano in alcun modo la pretesa a sommare i due tassi di interesse, ma si limitano a evidenziare come il controllo dell’usurarietà degli interessi debba operare non solo con riferimento agli interessi corrispettivi, ma anche per gli interessi moratori.

La parte attrice, inoltre, non deduce di avere pagato tardivamente una o alcune delle rate del piano di ammortamento e, quindi, di avere dovuto corrispondere importi a titolo di interessi moratori, ma pretende viceversa di conteggiare l’incidenza di tali interessi a livello teorico, esemplificando inadempimenti tali da non consentire una risoluzione contrattuale in forza delle clausole del contratto di mutuo.

Il Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM), e conseguentemente il Tasso Soglia che dal primo dipende, sono determinati in forza di rilevazioni statistiche condotte esclusivamente con riferimento agli interessi corrispettivi, e ciò porta a concludere come non si possa pretendere di confrontare la pattuizione relativa agli interessi di mora con il Tasso Soglia così determinato, al fine di accertare se i primi siano o meno usurari. Dunque, una verifica in termini oggettivi del carattere usurario degli interessi moratori risulta preclusa dalla mancanza di un termine di raffronto, ossia di un tasso soglia, che sia coerente con il valore che si vuole raffrontare.

La suesposta tesi è stata rafforzata dal D.L. 132/2014 convertito con la Legge 10.11.2014 n. 162, il quale ha introdotto un interesse legale di mora per le ipotesi in cui lo stesso non fosse stato oggetto di specifica pattuizione ad opera delle parti; tale interesse legale è stato parametrato con richiamo al tasso di interesse legale per le transazioni commerciali di cui al D.L. 231/2002, determinando in tal modo un tasso di interesse che per diverse tipologie contrattuali risulta essere superiore al Tasso Soglia trimestralmente rilevato dalla Banca d’Italia.

Viste le considerazioni testé riportate, il Tribunale ordinario di Milano, sesta sezione civile, rigetta la domanda attorea nei confronti della Banca Popolare di Bergamo s.p.a.

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