UNIONE EUROPEA: è qualificabile come aiuto di stato vietato ex art.107 TFUE l’esenzione accordata per alcune imposte da uno Stato membro a una comunità religiosa?

In Internazionale
Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Causa C‑74.16 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Deborah Del Monaco

L’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Juliane Kokot, nella causa tra la Congregación de Escuelas Pías Provincia Betania contro Ayuntamiento de Getafe si è pronunciata sul tema degli aiuti di stato e, più nello specifico, in merito all’applicazione del divieto ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, TFUE nel caso di esenzioni fiscali concesse da uno Stato membro nei confronti di comunità religiose che svolgono attività a finalità strettamente commerciale.

La questione trae origine dalla costruzione, su di un terreno di proprietà dell’istituto cattolico della Congregación de Escuelas Pías Provincia de Betania (Comunidad de Casa de Escuelas Pías de Getafe, PP. Escolapios), di una sala per conferenze. Tale edificio fa parte di un più vasto comprensorio nel quale si trova la scuola “La Inmaculada”, gestita dalla Congregación, che ritiene di avere diritto, in virtù di una Convenzione tra lo Stato spagnolo e la Santa Sede entrata in vigore nel 1979 (quindi in una data quindi antecedente all’adesione della Spagna alle Comunità Europee), a ricevere il rimborso di un’imposta comunale versata in precedenza, in occasione proprio della realizzazione dei suddetti lavori edili.

Al contrario, l’amministrazione finanziaria del Comune di Getafe ha negato il rimborso, sostenendo che l’esenzione non possa trovare applicazione nel caso di svolgimento di attività non connesse agli obiettivi religiosi della Chiesa Cattolica. A fronte del reclamo proposto dalla Congregazione religiosa, il provvedimento di diniego è stato riconfermato dall’amministrazione finanziaria del Comune e successivamente impugnato con ricorso innanzi al Juzgado de lo Contencioso-administrativo di Madrid, che ha formulato questione pregiudiziale ex art. 267 TFUE innanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Nello specifico, il giudice amministrativo spagnolo ha rivolto alla Corte il seguente quesito: “Se l’articolo 107, paragrafo 1, TFUE osti all’esenzione della Chiesa cattolica dall’imposta su costruzioni, impianti e opere in relazione ai lavori effettuati su immobili destinati all’esercizio di attività economiche che non abbiano una finalità strettamente religiosa”.

Nella trattazione del caso, l’Avvocato Generale ha operato un’analisi dapprima dell’art. 107 TFUE in combinato disposto con l’art. 17 TFUE tenuto conto che quest’ultimo obbliga l’Unione a rispettare lo status di cui le chiese godono negli Stati membri e a non pregiudicarlo, conformemente al più generale principio contenuto nell’art. 4 TUE par. 2 secondo cui l’Unione si impegna al rispetto dell’identità nazionale degli Stati Membri, tra le quali certamente rientra anche il ruolo sociale attribuito alle Chiese da ciascun Stato Membro.

Tuttavia, l’Avvocato Generale si è espresso nel senso di ritenere che l’art. 17 par. 1 TFUE non può essere interpretato come una deroga settoriale in base alla quale l’attività delle chiese possa svolgersi fuori dall’ambito di applicazione del diritto UE. In questo senso, il diritto dell’Unione Europea deve essere applicato in tutti i casi in cui le chiese svolgono attività economiche.

L’Avvocato Generale sostiene, nell’interpretare l’articolo 107 TFUE, che esso si prefigga di evitare che gli aiuti forniti dalle pubbliche autorità, sotto varie forme, alterino o rischino di alterare la concorrenza, favorendo determinate imprese o determinati prodotti. Pertanto, presupposto indefettibile per l’applicazione della norma sugli aiuti di stato è lo svolgimento di una determinata attività di impresa, comprendente qualsiasi entità che eserciti attività economica a prescindere dallo status giuridico e dalle modalità di finanziamento. Sebbene la caratteristica delle attività delle Chiese sia quella di offrire servizi prevalentemente di natura religiosa, pastorale e sociale, non si esclude che singole attività svolte dalle stesse possano tuttavia essere di carattere economico e quindi siano soggette al limite dell’art. 107 TFUE.

Orbene, al fine di valutare se lo svolgimento dell’attività di insegnamento svolte dagli istituti religiosi sia di carattere economico, bisogna operare, secondo l’Avvocato, un esame complessivo delle modalità di finanziamento delle attività di insegnamento nonché dei compiti e degli obiettivi perseguiti dal responsabile dell’istituto scolastico. In particolare, un ente religioso che gestisce i propri istituti scolastici con un approccio di tipo commerciale, erogando le proprie attività scolastiche come controprestazione di contributi economici offerti dalle famiglie, eroga delle prestazioni di servizi ai sensi dell’art. 56 TFUE. Al contrario, se l’ente religioso eroga servizi educativi nel più vasto ambito sociale, culturale ed educativo senza ricorrere al finanziamento delle proprie attività da parte delle famiglie, non può essere considerato come erogatore di servizi di carattere commerciale e non svolge quindi attività economica. Quindi, al fine di riconoscere il carattere non economico di siffatti servizi didattici è sufficiente che con essi sia perseguito realmente un obiettivo sociale, culturale ed educativo che è il solo che risulta essere protetto ex art. 17 par. 1 TFUE.

Sempre l’Avvocato Generale suggerisce che un’attività economica può essere ritenuta secondaria rispetto ad un’attività di tipo non economico se rappresenta meno del 10% dell’attività considerata dell’ente interessato nel settore di volta in volta rilevante, ossia nel caso in esame meno del 10% nel settore dei servizi di insegnamento. Al contrario, se la Congregación dovesse superare la soglia del 10% si dovrebbe ritenere che essa svolga un’attività in parte economica e in parte non economica e, di conseguenza, il trattamento preferenziale fiscale concesso dall’Autorità spagnola sarebbe da considerarsi un potenziale vantaggio sottoposto al divieto di aiuti di stato ex art. 107 par. 1 TFUE.

Inoltre, l’Avvocato generale si occupa di prevedere le conseguenze nel caso in cui il giudice di rinvio qualificasse le esenzioni fiscali summenzionate come aiuti di stato. Più nello specifico, ella valuta in senso affermativo l’applicazione dell’art 351 TFUE al caso di specie. Infatti, il diritto dell’Unione non pregiudica i diritti e gli obblighi derivanti da una convenzione internazionale conclusa da uno Stato membro con uno Stato terzo anteriormente alla data della sua adesione all’Unione. Tuttavia dall’art. 351 TFUE non deriva la possibilità di derogare alla norma sugli aiuti di stato e dovrà essere il giudice del rinvio a constatare la portata dell’Accordo al fine di stabilire se l’esenzione fiscale in esame si applichi anche agli edifici oggetto di attività economica. Solo laddove si ravvisi effettivamente una incompatibilità con la norma ex art. 107 TFUE, dovrà essere lo Stato spagnolo, in base all’art. 351 TFUE 2 par, a ricorrere a tutti i mezzi atti ad eliminare le incompatibilità dell’accordo del 1979 con le disposizioni di diritto dell’Unione.

In conclusione, l’Avvocato generale stabilisce che un’esenzione dall’imposta su costruzioni, impianti ed opere come quella prevista dalla Convenzione del 1979 non viola il divieto di aiuti di stato solo nella misura in cui riguardi un edificio scolastico utilizzato dalla Chiesa Cattolica per l’erogazione di servizi di insegnamento rientranti in ambito sociale, culturale ed educativo.

 

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