TURBATA LIBERTA’ DEGLI INCANTI: configurabile sulla base di presunti collegamenti tra società partecipanti ad una gara per l’aggiudicazione di un appalto pubblico?

In Diritto penale commerciale
 Cassazione penale, sezione sesta, sentenza n. 42965 del 22/09/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Alessandra Bisconti

Il collegamento, formale o sostanziale, tra società partecipanti alla gara per l’aggiudicazione di un appalto pubblico non è di per sè sufficiente a configurare il delitto di turbata libertà degli incanti, occorrendo la prova che, dietro la costituzione di imprese apparentemente distinte, si celi un unico centro decisionale di offerte coordinate o che le imprese, utilizzando il rapporto di collegamento, abbiano presentato offerte concordate.

La sentenza in oggetto si occupa del delitto di turbata libertà degli incanti di cui all’art. 353 c.p. Esso mira a garantire che le gare in cui la Pubblica Amministrazione procede all’individuazione di un contraente si svolgano in modo regolare, “consentendo una corretta concorrenza fra i partecipanti, al fine di pervenire a giuste e convenienti condizioni per la vendita di beni o l’aggiudicazione di servizi” (Cass. Pen. 12.03.2009, n.11005).

Il bene giuridico tutelato, dunque, è quello della libertà di partecipare allo svolgimento delle gare secondo i principi della libera concorrenza.

Nel caso di specie, il M. e il P., rispettivamente amministratori delle società B s.r.l. e C s.a.s., venivano dichiarati colpevoli dei reati di cui agli artt. 81,110 e 353 c.p.

In particolare, la Corte di Appello di Roma li condannava allineandosi ad un provvedimento di esclusione dalla gara emesso da un organo amministrativo nei loro confronti, omettendo di effettuare valutazione autonoma circa la presenza o meno di condotte antigiuridiche a loro ascrivibili.

La Corte di Appello, infatti, deduceva solo presuntivamente tali comportamenti e li riconnetteva al mero collegamento fra le due società e dal rapporto di amicizia fra gli imputati, senza però provare un eventuale accordo volto ad aggirare le procedure di gara. Veniva anche previsto, a favore della parte civile costituitasi, il risarcimento del danno morale cagionatogli.

I due imputati presentavano ricorso per cassazione adducendo non solo l’assenza di un’autonoma valutazione della Corte territoriale provante la collusione e la turbativa della gara, ma l’assenza altresì dei presupposti per il riconoscimento del risarcimento del danno. Quest’ultimo sulla base del fatto che la preventiva esclusione dalle gare aveva automaticamente escluso che la parte civile potesse subire alcun pregiudizio.

La Suprema Corte di Cassazione, ritenendo fondati i motivi di doglianza suesposti, ha affermato che al fine di configurare il delitto di turbata libertà degli incanti di cui all’art. 353 c.p. non è sufficiente il mero collegamento tra le due società ma è necessario provare che queste ultime si siano accordate al fine di presentare offerte concordate (la Corte territoriale non ha neanche avuto modo di verificare il contenuto delle offerte, avendole escluse a priori e di conseguenza non avendo neanche aperto le buste).

Invero, la Corte si è premurata nel precisare che se è vero che un qualsiasi rapporto, legame, contatto tra due società partecipanti alla medesima gara può far sorgere il sospetto che queste siano collegate e che possano essersi accordate per un personale e favorevole tornaconto, è anche vero che tale collegamento potrà acquisire rilevanza penale solo nel momento in cui sia provato con certezza e precisione che tale condotta abbia avuto un impatto effettivo nell’ambito della relativa gara.

“Deve pertanto ritenersi inammissibile qualsiasi presunzione assoluta di turbativa del corretto svolgimento della gara, fondata sulla scoperta dell’esistenza di rapporti di collegamento o controllo, formale o sostanziale, tra società che vi prendano parte, richiedendo la norma incriminatrice in esame che la turbativa d’asta sia commessa “con collusioni o altri mezzi fraudolenti”.

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