TRUFFA: sussiste l’aggravante prevista dall’art. 61, comma 1, n. 5, c.p. (cd. minorata difesa) nel caso di truffa commessa a mezzo internet

In Uncategorized
Cassazione penale, seconda sezione, sentenza n. 43705 del 14/10/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Francesca De Risi

Con la sentenza in commento la Corte di Cassazione ha ritenuto sussistente l’aggravante prevista dall’art. 640, comma 2, n. 2-bis, c.p., nel caso di truffa commessa attraverso il sistema informatico.

Invero, all’indagato era stata applicata la misura della custodia cautelare in carcere in quanto ritenuto responsabile di aver inserito, su siti internet specializzati, annunci di vendita di telefoni cellulari e pc, e aver perfezionato la vendita di tali beni on line, incassando le somme corrispondenti su conti correnti e/o su carte prepagate, senza però provvedere alla consegna degli stessi.

In tale condotta, il Giudice per le indagini preliminari aveva individuato gli estremi del reato di truffa, ritenendo sussistente anche l’aggravante anzidetta, per avere profittato di circostanze di luogo e di tempo tali da ostacolare la privata difesa, avendo commesso il fatto attraverso contatti telematici e a distanza che non permettono alla persona offesa di controllare l’identità e la serietà dell’interlocutore/contraente, né l’esistenza del bene offerto.

Il Tribunale di Brescia, su impugnazione dell’indagato, dopo aver premesso l’impossibilità di applicare la misura cautelare in assenza di contestazione della menzionata aggravante, riteneva che essa non fosse sussistente, sostenendo che per la configurabilità di quest’ultima l’eventuale approfittamento delle vittime deve essere valutato in concreto, con riferimento a situazioni che denotano nel soggetto passivo una particolare vulnerabilità della quale l’agente trae consapevolmente vantaggio e non già come modalità seriale.

La pubblica accusa, provvedeva così a ricorrere per cassazione sostenendo che le particolari modalità delle vendite on-line sarebbero connotate da peculiari requisiti oggettivi idonei a porre il venditore in una posizione di forza, da lui conosciuta e della quale egli avrebbe approfittato in danno dell’acquirente.

Orbene, la Corte, partendo dall’analisi dell’art. 61, comma 1, n. 5, c.p., che stabilisce che l’aggravante della cosiddetta minorata difesa si configura allorquando l’agente abbia approfittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, giunge a sposare la tesi secondo cui tali condizioni devono essere conosciute dall’agente e lo stesso ne deve aver volontariamente approfittato.

Ciò posto, gli Ermellini escludono che l’indagato abbia profittato di circostanze di persona, in quanto è insito nella “vendita online” che le parti contraenti perfezionano il contratto senza conoscersi personalmente, ed escludono, altresì, la possibilità di riconnettere a particolari circostanze di tempo la condotta commessa dall’indagato, poiché nessun aspetto della condotta è ricollegabile, in concreto, al tempo in cui la medesima era stata commessa.

Il Collegio, pertanto, passa ad valutare l’eventuale sussistenza dell’aggravante con riferimento alle circostanze di luogo di commissione del fatto richiamando un’importante pronuncia delle Sezioni Unite secondo la quale il circuito internet, per le sue particolari caratteristiche, è, per così dire, un non luogo: è stato notato che nel cyberspace i criteri tradizionali per collocare le condotte umane nel tempo e nello spazio entrano in crisi, in quanto viene in considerazione una dimensione smaterializzata … ed una complessiva delocalizzazione delle risorse e dei contenuti (cfr. Cass. S.U. n. 17325 del 2015).

Tale luogo, sostiene la Corte, ha la caratteristica di essere distante dal luogo in cui si trova l’acquirente, circostanza, quest’ultima, ben conosciuta dall’agente. Proprio questa distanza rappresenta l’elemento che consente all’autore della truffa di porsi in una posizione di maggior vantaggio rispetto alla vittima, di schermare la sua identità, di fuggire comodamente, di non sottoporre il prodotto venduto ad alcun efficace controllo preventivo da parte dell’acquirente; tutti vantaggi che non potrebbe sfruttare a suo favore, con altrettanta comodità, se la vendita avvenisse de visu.

Pertanto, deve ritenersi applicabile al reato di truffa l’aggravante della minorata difesa ex art. 61 n. 5 c.p. nel caso in cui l’agente abbia consapevolmente approfittato delle particolari modalità costituite dall’utilizzo del sistema informatico.

Print Friendly, PDF & Email

You may also read!

S.p.A.: Amminstratore revocato senza giusta causa. Quali danni risarcibili?

Redatto dalla dott.ssa Roberta Di Maso L’articolo 2383 comma 3 c.c. stabilisce che, in materia di societa’ per azioni,

Read More...

GDPR: misure di sicurezza

Redatto dal dott. Antonio Massari Una tematica molto interessante nonché oggetto di recenti sviluppi interpretativi è quella relativa alle

Read More...

Assoluzione e riforma della sentenza: la Corte d’Appello può non risentire chi ha reso dichiarazioni utili per la condanna

Cassazione Penale, Sezioni Unite, 3 aprile 2018 (ud. 21 dicembre 2017), n. 14800 Redatto dall’Avv. Michele Salomone Il giudice di

Read More...

Leave a reply:

Your email address will not be published.

Mobile Sliding Menu