TRIBUTARIO: non è applicabile l’art.9 D.LGS. 74/2000 alla stessa persona, emittente ed utilizzatrice di fatture per operazioni inesistenti

In Fisco e contabilità
Cassazione penale, sezione terza  sentenza n.5434 del 06/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Alessandro Carofiglio

“Il regime derogatorio previsto dall’art. 9 del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74 non trova applicazione quando l’amministratore della società che ha emesso le fatture per operazioni inesistenti coincida con il legale rappresentante della diversa società che le abbia successivamente utilizzate

Questo il principio ribadito dalla Suprema Corte con sentenza n.5434/2017 che, richiamando quanto già in precedenza espresso con sentenza n.19025/2012, ha affermato che non si applica la disciplina di cui all’art. 9 del D.lgs. 74/2000, che deroga il concorso di persone così come previsto dall’art 110 del c.p, quando la medesima persona fisica sia contemporaneamente emittente e utilizzatrice di fatture per operazioni inesistenti.

Analizzando la sentenza in questione, appare ictu oculi come nel proporre ricorso il difensore dell’imputato individuasse quattro motivi.

Il motivo centrale della questione è la presunta violazione di legge in relazione all’art 9 D.lgs. n.74/2000.

Il ricorrente lamentava una mancata applicazione del suddetto art. 9 in quanto all’imputato era già stata applicata la pena su richiesta di cui all’art. 444 c.p.p. per l’emissione della fattura oggetto di questo procedimento.

Occorre preventivamente precisare che in questa sede si imputava al soggetto la violazione dell’art 2, per aver utilizzato quella stessa fattura per la dichiarazione dell’anno successivo all’emissione.

Il ricorrente lamentava, pertanto, la violazione del principio del ne bis in idem, in quanto era già stato giudicato per l’emissione.

Infine veniva contestata una omessa motivazione del motivo di appello con cui veniva richiesta l’applicazione dell’art 9.

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso.

Per quanto è di nostro interesse, dobbiamo analizzare il rigetto dei due motivi lamentati in violazione dell’art 9.

Relativamente alla violazione di legge la Cassazione ha affermato che l’art 9 non trovi applicazione “quando la medesima persona proceda in proprio sia all’emissione delle fatture per operazioni inesistenti, sia alla loro successiva utilizzazione”; inoltre i giudici affermano che “il regime derogatorio previsto dal D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 9 non trova applicazione quando l’amministratore della società che ha emesso le fatture per operazioni inesistenti coincida con il legale rappresentante della diversa società che le abbia successivamente utilizzate.( Sez. 3, n. 19025 del 20/12/2012, dep. 2013, Cetti Serbelloni, Rv. 255396; Sez. 3, n. 47862 del 06/10/2011, Ercolini, Rv. 251963.)”

Per quanto riguarda il difetto di motivazione la Corte ha ritenuto che sia stata data un’esaustiva motivazione in relazione alla mancata applicazione dell’art 9. In questa circostanza era contestato all’imputato il reato di cui all’art 2 e non il reato previsto all’art 8 , distinguendo in maniera netta la sua doppia veste di utilizzatore e emittente delle fatture. Difatti nella sentenza di patteggiamento era l’amministratore di fatto di una società, nel caso di specie era il legale rappresentate di un’altra società.

Marginali in questo commento sono il terzo e quarto motivo di impugnazione, in ogni caso per avere un quadro più completo della questione è necessario riportarli. A proposito del terzo motivo il ricorrente segnalava una violazione di legge processuale in ordine alla valutazione della sentenza di patteggiamento che precedeva questo giudizio.

Con il quarto lamentava un vizio di motivazione: egli riteneva che vi fosse un difetto di motivazione riguardante la falsità della fattura (in quanto era solo richiamata la sentenza di patteggiamento precedente). Entrambi i motivi sono stati ritenuti manifestamente infondati.

 

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