Titoli e valori conferiti dai fiducianti: si considerano oggetto di bancarotta fraudolenta?

In Diritto penale commerciale, Fallimentare

Corte di Cassazione, V sezione penale, sentenza n. 20108/2016 [Leggi la sentenza]

Redatto dalla dott.ssa Giuseppina Verbena

Al pari di ogni altro bene patrimoniale i titoli e i valori conferiti dai fiducianti si considerano oggetto di bancarotta fraudolenta.

Nel caso di specie, i ricorrenti impugnavano innanzi alla Corte di Cassazione la pronuncia di appello che condannava gli stessi per bancarotta fraudolenta documentale e bancarotta fraudolenta patrimoniale.

In particolare, i ricorrenti proponevano ricorso per denunciare, con riguardo all’imputazione di bancarotta fraudolenta documentale:

  1. l’erronea applicazione degli artt. 216, 219, 223 e 237 L. fall.;
  2. inosservanza degli artt. 125, 192, 533 e 535 cod. proc. pen.;
  3. vizi di motivazione,.

Come già ricordato dalla Suprema Corte, con sentenza n. 7588 del 26/01/2011, la responsabilità per il delitto di bancarotta per distrazione richiede l’accertamento della previa disponibilità, da parte dell’imputato, dei beni non rinvenuti in seno all’impresa e, dunque, la sottrazione alla garanzia dei creditori di cespiti attivi effettivi e, pertanto, sicuramente esistenti.

Occorre sottolineare che i giudici di Piazza Cavour hanno già avuto modo di affermare il seguente principio: “possono essere oggetto di distrazione non solo i beni patrimoniali della società dichiarata fallita, ma anche tutti i beni che rientrino nella disponibilità autonoma della società e che costituiscano il patrimonio dei rapporti attivi facenti capo all’azienda”.

Gli ermellini inoltre, con specifico riferimento al patrimonio di una società fiduciaria, hanno rilevato che, se esso è distinguibile dai titoli dati in gestione dai fiducianti, i quali non passano in proprietà della fiduciaria se, oltre alla detenzione, la società non abbia ottenuto anche la facoltà di servirsene.

Tuttavia tale facoltà è implicita nel possesso dei beni gestiti dall’imprenditore, in qualsiasi modo da lui ottenuto, e perciò attribuiti al patrimonio dell’impresa fallita. I suesposti beni, al pari di ogni altro bene patrimoniale si considerano oggetto di bancarotta fraudolenta, in quanto a seguito di fallimento si attribuiscono al patrimonio d’impresa, oltre ai diritti nascenti da rapporti suscettibili di valutazione economica, tutti i beni che hanno fatto capo all’imprenditore nella gestione della sua attività, e pertanto quelli di cui ha avuto il possesso.

La Cassazione, V sezione penale, annulla la sentenza impugnata e afferma il principio di diritto secondo cui, i titoli e i valori conferiti dai fiducianti si considerano oggetto di bancarotta fraudolenta.

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