TESTAMENTO PUBBLICO: cosa accade nel caso in cui la scheda sia predisposta dal notaio?

In Diritto Civile
Cassazione civile, sentenza n. 1649/2017 [Leggi la sentenza]
Redatto a cura dell’Avv. Rosalinda Cristiano

Ai fini della validità del testamento, qualora la scheda sia stata predisposta dal notaio, condizione necessaria e sufficiente è che egli, prima di dare lettura della scheda stessa, faccia manifestare di nuovo al testatore la sua volontà in presenza dei testi.

La sentenza (di merito) ha correttamente operato – con riferimento alla stipula del testamento pubblico – la distinzione fra operazioni attinenti al ricevimento delle disposizioni testamentarie e quelle relative alla confezione della scheda che, pertanto, possono svolgersi al di fuori di un unico contesto temporale.

Con la sentenza n.1649 la Suprema Corte fornisce un’interpretazione dell’art. 603 comma 2 Cod. Civ, per il quale: “Il testatore, in presenza dei testimoni, dichiara al notaio la sua volontà, la quale è ridotta in iscritto a cura del notaio stesso. Questi dà lettura del testamento al testatore in presenza dei testimoni. Di ciascuna di tali formalità è fatta menzione nel testamento”.

L’articolo de quo non richiede l’unicità di contesto temporale tra operazioni di ricevimento delle disposizioni testamentarie e quelle di confezionamento del testamento, le quali possono, quindi, svolgersi al di fuori di un unico contesto temporale.

Ciò che risulta essere necessario è che il testatore detti al notaio le sue ultime volontà, in presenza dei testimoni, sia nel caso in cui il notaio proceda a redigere il testamento pubblico immediatamente, sia nel caso in cui il testamento sia preparato, sulla base della volontà manifestata dal testatore anteriormente rispetto al momento della stipula dell’atto.

Quello che il legislatore ritiene elemento necessario è che al momento dell’approvazione del testamento il testatore manifesti la sua volontà; non è quindi sufficiente, in sede di stipula formale dell’atto ed in caso di testamento redatto sulla base di un volontà precedentemente espressa, che il notaio  si limiti  a leggere l’atto in presenza testimoni, ed il testatore si limiti ad approvarlo, ma è necessario che il testatore confermi le sue volontà in presenza dei testimoni. E’questo, in sintesi, quanto affermato dalla Suprema Corte con la pronuncia in commento.

In altri termini, questa sentenza, che si pone in linea con i suoi precedenti (Cass. 2742/1975) , ritiene assolutamente conforme alla legge le ipotesi in cui il testatore detti in anticipo le sue volontà al notaio, il quale può trascriverle anticipatamente alla data dell’atto di stipula, purché in detta data il testatore non si limiti ad approvarle, ma dichiari nuovamente, in presenza dei testimoni, la sua volontà.

A titolo esemplificativo, si pensi al caso in cui il testore abbia espresso le sue volontà telefonicamente ed il notaio abbia preso appunti, ovvero al caso in cui il notaio abbia incontrato precedentemente di persona il testore e si sia annotato le sue ultime volontà.

Nel caso di specie, portato all’attenzione dapprima innanzi al Tribunale di Milano e successivamente alla Corte d’Appello, il Notaio aveva preso appunti in occasione di un incontro con la testatrice avvenuto in data precedente a quella risultante dal testamento. I giudici di merito avevano ritenuto valido il testamento pubblico, in sede di stipula, difatti, il notaio non si era limitato a leggere il testamento alla presenza dei testimoni, ma l’aveva completato con le postille nelle quali risultavano ulteriori volontà del testatore, evidenziandosi in tal modo la circostanza per cui la testatrice avesse nuovamente manifestato le sue volontà innanzi al Notaio ed ai testimoni.

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