TESTAMENTO: in caso di discrasia tra la volontà testamentaria e la situazione esistente al momento della successione il giudice deve interpretare le disposizioni testamentarie  

In Diritto Civile

 

Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n.14070 del 08/07/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Gianpaolo Mormile

Quando vi è contrasto tra la situazione di fatto afferente i beni ereditari, esistente all’epoca della redazione del testamento, e il contenuto delle disposizioni testamentarie che li riguardino, il giudice deve procedere ad interpretare la disposizione testamentaria, e non, invece, limitarsi a darne atto, affermando che i correlativi diritti non erano più esistenti.

La seconda sezione civile della Suprema Corte scioglie con la sentenza n.14070/2016 ogni qualsivoglia riserva in tema di interpretazione del testamento olografo.

In particolare, il giudice di legittimità indirizza la lettura del testamento nella direzione propriamente stabilita dal combinato disposto degli artt. 587 e 1362 del codice civile, dimodochè l’esame della disposizione testamentaria deve sempre essere eseguito ricercando la volontà reale ed effettiva del testatore.

La Corte detta le linee guida affidando al giudice di merito il compito di non soffermarsi solo al tenore letterale di quanto stabilito nel testamento.

Pertanto bisogna considerare il significato specifico e concreto di ogni singola disposizione, con la precedenza di tale interpretazione sul valore letterale; qualora il significato non dovesse risultare intellegibile, dovrà tenersi conto, nel complesso delle disposizioni, della mentalità, della cultura e dell’ambiente di vita del testatore; in ultimo si dovrà conferire una soluzione che dia un effetto concreto ad una interpretazione che non sia suscettibile di esecuzione.

In altri termini, quando vi sia discrasia tra la volontà testamentaria e la situazione esistente al momento dell’apertura della successione, il giudice di merito non può limitarsi a darne atto.

Lo stesso deve utilizzare gli strumenti ermeneutici a sua disposizione per effettuare un esame globale, tenendo anche conto di elementi esterni all’atto, potendo attribuire alle parole usate dal testatore un significato diverso da quello tecnico e letterale, sempreché non contrastante con la volontà espressa.

La decisione della Suprema Corte si pone come un faro in piena notte, qualora il testamento olografo presenti dubbi e incertezze che non possono essere risolti facendo riferimento alla semplice interpretazione letterale della volontà testamentaria.

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