Il termine di prescrizione nell’azione di annullamento per errore da parte degli eredi

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n.18248 del  16/08/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Lorenzo Mariconda

“Nel caso in cui l’azione di annullamento del contratto per errore sia esercitata dagli eredi del contraente, ai fini della decorrenza della prescrizione, rileva anche la scoperta ad opera degli eredi, ove la stessa intervenga in epoca successiva alla morte dell’originaria parte contraente, rimasta ignara dell’errore.”

È questa la massima di diritto cui giunge la Corte di Cassazione con la sentenza 18248/2016, fornendo uno spunto particolarmente rilevante sul tema della prescrizione in materia di azione di annullamento per errore di un contratto.

La vicenda prendeva le mosse da una richiesta avanzata dagli eredi di un soggetto, i quali asserivano che il proprio dante causa avesse ceduto un terreno alla P. A. soltanto sul presupposto che esso fosse stato inserito nel PEEP (Piano edilizia economica popolare). Considerando che tale circostanza non si era realizzata e che essi ne erano venuti a conoscenza solo dopo la morte del venditore, chiedevano l’annullamento alla luce del vizio nella formazione della volontà del cedente, ignaro del cambio di destinazione operato dal Comune.

In entrambi i gradi del giudizio di merito, la domanda veniva rigettata: in particolar modo, la Corte d’Appello di Bologna fondava la propria decisione sulla intervenuta prescrizione quinquennale dell’azione di annullamento, ritenendo che non fosse influente la scoperta dell’errore da parte degli attori, in quanto questi non avevano preso parte al contratto, ma che sarebbe stata necessaria la prova, nella specie non intervenuta, del fatto che il venditore ignorasse l’errore.

Gli attori, dunque, impugnavano la sentenza con ricorso per Cassazione articolato in 8 motivi, evidenziando, per quel che qui interessa, la violazione dell’art. 1442 c.c., secondo il quale il termine di prescrizione dell’azione di annullamento decorre dal momento della scoperta dell’errore: nel caso di specie, dunque, risultando in modo evidente sia dal tenore del contratto, sia dalla successiva delibera comunale che il dante causa era ignaro dell’esclusione del terreno dal PEEP, il termine non poteva che decorrere dalla scoperta dell’errore da parte degli eredi, seppur questa fosse intervenuta solo dopo la morte dell’originario contraente.

Gli ermellini, con un’attenta e puntuale disamina, hanno accolto il ricorso e cassato la sentenza con rinvio.

La Suprema Corte ha sottolineato come sia indubbio che le azioni di impugnativa negoziale (tra cui deve inserirsi anche quella di annullamento), qualora abbiano ad oggetto rapporti patrimoniali trasmissibili, transitano dalla disponibilità del de cuius alla sfera degli eredi universali, i quali, dunque, sono gli unici legittimati a dolersi di eventuali vizi riscontrati nella volontà del proprio dante causa.

È, infatti, chiaro, a giudizio del Collegio, che, volendo accogliere la tesi dei giudici di merito, ci si troverebbe dinanzi ad un’ingiustificata perdita di un diritto in capo ai titolari.

Inoltre, i giudici di legittimità hanno censurato anche l’affermazione secondo cui non sarebbe provata l’ignoranza dell’errore da parte del venditore, in quanto basata sul mancato esame degli elementi probatori da cui emergeva in modo chiaro che l’atto negoziale fosse stato concluso in vista dell’inserimento del terreno nel PEEP.

Per tali motivi, dunque, i giudici di legittimità sono giunti alla conclusione che, anche laddove l’errore sia scoperto dagli eredi dopo la morte dell’originale contraente, totalmente ignaro rispetto allo stesso, il termine di prescrizione per l’annullamento comincia a decorrere da tale circostanza.

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