TARSU: quando la riduzione del tributo è legittima?

In Fisco e contabilità
Cassazione civile, sezione tributaria, ordinanza n.22531 del 29/09/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Benedetta Capone

La Corte di Cassazione Sezione Tributaria, con ordinanza 29/09/2017 n. 22531, ha statuito che contribuenti e imprese hanno il diritto alla riduzione della tariffa sui rifiuti nel caso in cui subiscano disfunzioni, protratte nel tempo, del servizio pubblico di raccolta.

Questo è quanto affermato dalla Suprema Corte in relazione al ricorso proposto da una società napoletana avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, che aveva ritenuto legittimo l’avviso di pagamento Tarsu 2008 notificato alla ricorrente per conto del Comune di Napoli.

Nel primo motivo di ricorso, la società ha lamentato l’errata valutazione di legittimità del D.Lgs. n.507 1993 (il decreto in questione contiene la disciplina in tema TARSU), sulla diversificazione tariffaria tra locali ad uso alberghiero e locali ad uso abitativo, in realtà accomunati dalla legge. Ciò, secondo la ricorrente, avrebbe comportato una tariffa in misura di molto eccedente la maggior produzione di rifiuti, concretizzando la violazione del principio UE “chi inquina paga”.

La Cassazione, tuttavia, ha ritenuto infondato tale motivo di ricorso e avallato la tesi sostenuta da un orientamento giurisprudenziale secondo cui è legittima una tassa calcolata in base ad una stima del volume dei rifiuti e non sulla base del quantitativo effettivamente prodotto; cosi come è legittima la delibera comunale di approvazione del regolamento sulla differenziazione tariffaria tra case civili e alberghi, i quali vengono assoggettati ad una tariffa notevolmente superiore, sulla base della loro maggiore capacità produttiva.

Il secondo motivo di ricorso ha rappresentato poi il punto principale su cui la Cassazione ha fondato la sua decisione.

La società ricorrente, infatti, si doleva del fatto che la Commissione Tributaria Regionale non avrebbe riconosciuto l’applicazione dell’art.59 riguardante la riduzione del tributo fino al 40% della tariffa, in conseguenza delle notorie e protratte disfunzioni nella raccolta dei rifiuti nella città di Napoli.

Ebbene la Corte ha ritenuto fondato tale motivo in virtù di quanto sancito dal comma 4 dell’art. 59 del decreto, il quale afferma che “se il servizio di raccolta non si è svolto nella zona di residenza o di dimora (…) o è effettuato in grave violazione delle prescrizioni del regolamento il tributo è dovuto nella misura ridotta (..)”.

Nel caso di specie, la Commissione aveva escluso il diritto di riduzione ritenendo che il disservizio del servizio pubblico di raccolta non fosse imputabile alla responsabilità del Comune.

Al contrario, la Cassazione ha ritenuto che tale ratio decidendi fosse errata perché basata su un elemento, quale la responsabilità dell’amministrazione comunale, non previsto dalla legge nella fattispecie di riduzione. In proposito la Suprema Corte ha, altresì, rilevato come il comma 6 dell’art 59 escluda l’esonero o la riduzione del tributo solo in caso di interruzione del servizio temporanea e dovuta a motivi sindacali o ad imprevedibili impedimenti organizzativi.

Dal canto suo il Comune di Napoli nel controricorso ha evidenziato l’imprevedibilità e, dunque, la non imputabilità della disfunzione e richiamato l’art. 9 del Regolamento Tarsu del Comune di Napoli, secondo cui il cittadino deve pagare la tassa per intero qualora il disservizio fosse stato determinato “da situazioni emergenziali”.

Ma la Corte ha considerato il requisito di non prevedibilità dell’evento estraneo alla fattispecie della riduzione ed ha, quindi, sconfessato le argomentazioni prospettate dal Comune di Napoli a sostegno della propria tesi difensiva.

In definitiva, gli ermellini hanno dunque accolto il secondo motivo di ricorso, cassato la sentenza e stabilito che in tali circostanze di disfunzione del servizio vige il diritto del contribuente alla riduzione.

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