Tari su box auto: possibile non pagarla se il contribuente dimostra che il locale non produce rifiuti

In Fisco e contabilità
Cassazione civile, sezione sesta, ordinanza n.17623 del 05/09/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Maria Rosaria Todisco

Le esenzioni previste dal D.Lgs. 507/93, art. 62 co. 2 e 3, non  operano automaticamente in ragione della sola destinazione funzionale dell’immobile, ma grava sul contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle condizioni per beneficiarne.

Con  l’ordinanza n. 17623 del 5 settembre 2016, i magistrati della Sezione sesta civile della Corte di Cassazione si sono pronunciati sul ricorso proposto dal Comune di Catania, in persona del Sindaco, avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale di Palermo la quale aveva rigettato l’appello del Comune avverso la sentenza della Commissione provinciale.

La sentenza della Commissione tributaria provinciale, in accoglimento del ricorso in impugnazione del contribuente, al quale il Comune notificava avviso di accertamento per omessa dichiarazione e pagamento della tassa rifiuti solidi urbani (TARSU), riteneva che l’esenzione al pagamento potesse applicarsi in quanto la condizione necessaria a tal fine era soddisfatta. Il Comune, infatti, lamentava l’omessa dichiarazione e pagamento da parte del contribuente in relazione ad un immobile destinato a rimessa di veicoli, non negandone, però, la destinazione di garage, ma, anzi, confermandola in seno all’accertamento.

Nel caso in analisi, l’esenzione che secondo la sentenza veniva ad applicarsi è quella prevista dal comma secondo dell’art. 62, il quale prende in considerazione “i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o per la sussistenza di condizioni obiettive che impediscono la produzione di rifiuti, per la natura stessa delle superfici o per il loro particolare uso o per l’obiettiva condizione di inutilizzabilità immediata”.

Il giudice d’Appello stabiliva poi che, dato che i casi di esenzione per tale tipo di tassazione sono espressamente previsti, qualora questi fossero riscontrati in base ad elementi obiettivi, l’esenzione venisse applicata automaticamente, non necessitando un accertamento positivo da parte del giudice di merito riguardante la sussistenza della prova fornita dal contribuente circa i presupposti fattuali per beneficiarne.

Il Comune proponeva ricorso in Cassazione basato su due motivi, di cui il primo veniva accolto.

Con tale motivo, l’amministrazione comunale rilevava come, sulla base della disciplina di legge citata nelle precedenti sentenze, le circostanze che permettono l’applicazione delle esenzioni debbano essere indicate nella denuncia originaria o di variazione e debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o ad idonea documentazione, ciò al fine di consentire lo specifico accertamento della ragione che esclude la sottoposizione a tassazione.

Poiché, secondo giurisprudenza consolidata, grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare delle esenzioni previste, è da ritenersi fallace l’assunto secondo cui un locale adibito a garage non possa che ritenersi, di per sè, improduttivo di rifiuti solidi urbani.

 

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