SUCCESSIONI: poteri del giudice nella divisione della massa ereditaria

In Diritto Civile

Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n. 17519 del 02/09/2016 [Leggi provvedimento]

Redatto dalla Dott.ssa Sabrina Mazzocca

È ammissibile lattribuzione congiunta a più coeredi, sempre che sussista unespressa richiesta delle parti interessate, di una quota pari alla somma delle singole quote loro spettanti, il che comporta, ai sensi dellart. 729 c.c., unipotesi di porzioni diseguali, con conseguente impossibilità di procedere allassegnazione delle quote mediante sorteggio, comportando la necessità che sia il giudice a disporre lattribuzione delle stesse.

Non è censurabile in Cassazione, se adeguatamente motivata, la decisione del giudice della divisione di formare lotti in maniera diversa, in deroga allart. 727 c.c., qualora ritenga di poter meglio soddisfare linteresse dei condividenti.

La Cassazione, con la sentenza n. 17519/2016, è stata chiamata a pronunciarsi, su ricorso di due coeredi, sulla legittima applicazione da parte del giudice di merito delle norme in materia di divisione della comunione ereditaria.

Nel caso di specie, i ricorrenti hanno denunciato, in primis, la mancata pronuncia della Corte d’Appello di Venezia sulla domanda tesa ad ottenere il conferimento della somma delle quote loro spettanti direttamente alla comunione di tipo negoziale, volontaria e stragiudiziale da questi formata.

Con un ulteriore motivo di ricorso, strettamente connesso al primo, i predetti hanno censurato la decisione del giudice di merito che ha ritenuto opportuna la scelta del CTU di proporre un’ipotesi di divisione che, tenendo conto della morte di una dei condividenti, di cui le parti sono eredi, finisce con l’assegnare ad una delle parti un bene unitario e prevede sempre a suo favore numerosi conguagli, ignorando del tutto la comunione stragiudiziale esistente.

La Cassazione, con la pronunzia in commento, ha ritenuto il primo motivo di ricorso inammissibile.

Difatti, sebbene sia pacificamente ammessa (da ultimo, Cassazione n. 407/2014) l’attribuzione a più coeredi di una quota pari alla somma delle singole quote loro spettanti, con la conseguenza – ex art. 729 c.c. – dell’esclusione dell’assegnazione delle porzioni mediante estrazione a sorte e il ricorso all’attribuzione diretta, tuttavia, l’attribuzione congiunta è subordinata ad un’espressa richiesta delle parti.

Parimenti è da ritenersi infondata la seconda censura, in quanto i ricorrenti non hanno tenuto in conto che, tra i poteri del giudice della divisione, rientra anche la facoltà di stabilire se il diritto del condividente possa ricevere maggior soddisfazione mediante il frazionamento degli immobili oppure mediante l’assegnazione di interi immobili, salva la previsione di un conguaglio in denaro ex art. 728 c.c..

I Giudici di legittimità hanno sottolineato che, con l’art. 727 c.c., il legislatore ha individuato, come criterio di massima per la divisione, la formazione di una quota composta dalla stessa quantità di beni mobili, immobili e crediti di eguale natura e qualità, ma tale norma non è inderogabile, ragion per cui permane il potere in capo al giudice di merito di procedere alla formazione di quote con una diversa composizione nell’interesse delle parti.

Tale decisione non può costituire oggetto di gravame nel giudizio di legittimità qualora il giudice abbia giustificato adeguatamente la sua decisione, come risulta dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 8053/2014.

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