SUCCESSIONE PER RAPPRESENTAZIONE: il rappresentato successore ha la qualità di coerede nei cui confronti non può esercitarsi il diritto di riscatto ex art. 732 c.c

In Diritto Civile
Cassazione Civile, sezione seconda, sentenza n.1987 del 02/02/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Rosalinda Cristiano

In caso di successione per rappresentazione, essendo il rappresentato successore iure proprio nell’eredità, ha la qualità di coerede ai sensi dell’art. 732 c.c., con la conseguenza che non può essere considerato soggetto estraneo alla comunione nei cui confronti è possibile esercitare il diritto di riscatto di cui all’art. 732 c.c

In tema di successione per rappresentazione, il discendente rappresentante che subentri nel luogo e nel grado dell’ascendente rappresentato che non possa o non voglia accettare l’eredità succede direttamente al de cuius, con la conseguenza che la detta eredità è a lui devoluta nella identica misura che sarebbe spettata al rappresentato. Pertanto, in caso di successione per rappresentazione, il discendente rappresentante, essendo successore iure proprio nell’eredità e possedendo la qualità di coerede ai sensi dell’art. 732 c.c., non può essere considerato un soggetto estraneo alla comunione nei cui confronti sia possibile esercitare il diritto di riscatto previsto da tale ultima disposizione (c.d. ius retractionis).

È questo il principio di diritto sancito dalla Cassazione Civile, sezione seconda, con sentenza n.1987 pronunciata in data 2 febbraio 2016 in materia di successione per rappresentazione e di retratto successorio, ex art 732 Cod. Civ.

Con testamento olografo un individuo lasciava il diritto di piena ed esclusiva proprietà di un immobile, per la quota indivisa di ¼ ciascuno, alle figlie e alle nipoti.

Una delle figlie rinunciava alla eredità, ed alla stessa subentravano per rappresentazione i suoi discendenti.

A seguito di ciò, due degli eredi testamentari vendevano la loro quota ereditaria sul bene, pari ad ¼ ciascuno, ai discendenti dell’erede rinunciante, ovverosia ai chiamati per rappresentazione.

Parte attrice, unica erede testamentaria che non aveva venduto la propria quota, richiedeva che gli atti di alienazione fossero dichiarati inefficaci nei suoi confronti, stante il diritto di prelazione ad essa spettante ex art 732 cod.civ. La stessa affermava che gli acquirenti, essendo subentrati per rappresentazione, non potevano essere considerati coeredi, al pari degli eredi testamentari, ma soggetti estranei alla comunione ereditaria. La stessa, pertanto, poteva far valere nei loro confronti il diritto di riscatto ex art. 732 cod. Civ.

Il tribunale di Verona, così come la Corte d’ Appello di Venezia, rigettavano la richiesta di parte attrice.

Interpellata sul punto, la Suprema Corte di Cassazione, in poche ma chiare linee, ha esaminato la successione per rappresentazione e il diritto di prelazione, spettante agli eredi, ai sensi dell’articolo 732 cod.civ.

Quest’ ultimo ha, secondo autorevole dottrina, la sua ratio nella volontà del legislatore di tutelare l’interesse personale dei coeredi, consentendo loro di incrementare la quota di partecipazione alla comunione ereditaria ed agevolando, altresì, le operazioni divisionali. Per tale ragione, il legislatore ha ritenuto applicabile lo stesso solo in caso di alienazione del bene a soggetti estranei.

Orbene, nel caso di successione per rappresentazione, i successori non possono considerarsi soggetti estranei alla comunione. Questi ultimi, infatti subentrano, nel luogo e nel grado del proprio ascendente quando questi non possa o non voglia accettare l’ eredità.

Tale successione avviene iure proprio, ovverosia i discendenti succedono direttamente al de cuius, con la conseguenza che gli stessi si trovano nella medesima posizione del rappresentato. In altri termini l’eredità si devolve loro nella identica misura e negli stessi termini in cui sarebbe spettata al rappresentato.

Conferma della successione iure proprio è altresì l’articolo 468 c.c. comma secondo, dal quale si ricava, a contrario, che per succedere il rappresentante deve essere capace e degno, non nei confronti del rappresentato, ma nei confronti del de cuius.

La Suprema Corte ha, altresì, più volte affermato questo principio della successione iure proprio (Cass. n. 12496 del 2007; n. 20018 del 2004) ed in applicazione allo stesso ha ritenuto che essendo il discendente per rappresentazione successore iure proprio nell’eredità è legittimato all’esercizio del retratto successorio.

Da quanto detto, si ricava che il successore per rappresentazione ha la qualità di coerede e che quindi non può essere considerato soggetto estraneo alla comunione, dunque nei suoi confronti non è possibile esercitare il riscatto previsto dall’ art. 732 Cod. Civ.

Alla luce di tali considerazioni, i giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso e condannato la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio.

Print Friendly, PDF & Email

You may also read!

S.p.A.: Amminstratore revocato senza giusta causa. Quali danni risarcibili?

Redatto dalla dott.ssa Roberta Di Maso L’articolo 2383 comma 3 c.c. stabilisce che, in materia di societa’ per azioni,

Read More...

GDPR: misure di sicurezza

Redatto dal dott. Antonio Massari Una tematica molto interessante nonché oggetto di recenti sviluppi interpretativi è quella relativa alle

Read More...

Assoluzione e riforma della sentenza: la Corte d’Appello può non risentire chi ha reso dichiarazioni utili per la condanna

Cassazione Penale, Sezioni Unite, 3 aprile 2018 (ud. 21 dicembre 2017), n. 14800 Redatto dall’Avv. Michele Salomone Il giudice di

Read More...

Mobile Sliding Menu