Straordinario del lavoratore: attenzione alla prescrizione

In Lavoro e Previdenza
Tribunale di Napoli, sentenza n. 276 del 17 Gennaio 2017 [Leggi la sentenza]
Redatto dal dott. Francesco Faiello

In tema di lavoro subordinato e riconoscimento del lavoro straordinario, va accolta la pretesa creditoria del lavoratore che abbia citato in giudizio il datore di lavoro, quando il primo abbia dato la prova del lavoro prestato, ma solo nei limiti dei crediti non prescritti.

È il principio confermato dalla Sezione lavoro del Tribunale di Napoli con la sentenza num. 276 del 17 Gennaio 2017 che ha accolto il ricorso di un dipendente ASL, appartenente ad area dirigenza medica veterinaria, che vantava il diritto ad una integrazione sui compensi maturati per il lavoro straordinario prestato.

Ritualmente instaurato il contraddittorio, l’azienda sanitaria aveva eccepito tempestivamente la prescrizione quinquennale e dedotto l’infondatezza della domanda sulla scorta di un calcolo delle maggiorazioni dovute formulato con retribuzioni inferiori a quelle prevista dal CCNL.

Il giudice del capoluogo campano ha, invece, condiviso le modalità di computo del ricorrente delle ore di lavoro straordinario prestate dal 2006 al 2010 che aveva invocato i comma V e VI dell’Art. 28 del CCNL per il personale di dirigenza medica in materia di determinazione del trattamento economico dello straordinario ed il comma I dell’art. 23 del CCNL per l’area di dirigenza medico-veterinaria in base al quale le misure degli stipendi hanno effetto, oltre che sulle mensilità, anche sul lavoro straordinario.

Sulla prescrizione dei crediti di lavoro è d’uopo segnalare due ipotesi. In primis, va rilevato il caso di un lavoratore che non goda di tutela reale, inserito, ad esempio, in una ditta con un numero di dipendenti inferiore a quindici: i termini di prescrizione per far valere il diritto alla retribuzione decorrono solo quando il rapporto è cessato. Per un dipendente che goda della tutela reale, perché addetto in un’azienda con un numero di subordinati maggiore a quindici, invece, i termini per la prescrizione in questione decorrono durante il rapporto di lavoro ed iniziano mese per mese.

Questa differenza si spiega perché, in questo ultimo caso, se un lavoratore viene licenziato illegittimamente può rivolgersi al giudice e chiedere di essere reintegrato; il dipendente di un’azienda piccola potrebbe, all’opposto, comportarsi diversamente “per timore del recesso, cioè del licenziamento che spinge o può spingere il lavoratore sulla via della rinuncia ad una parte dei propri diritti…” (Corte cost. n. 63 del 1966).

L’analisi del giudicante ad ogni modo è molto semplice: i riferimenti normativi forniti dal ricorrente sono, sì, da considerarsi validi, ma solo per la ricognizione della misura oraria del compenso, dal momento che nulla precisano sulla applicabilità per il periodo anteriore all’entrata in vigore del contratto collettivo.

I criteri legislativi sono, dunque, corretti, ma per i crediti vantati, su tutti quelli anteriori al 2009, incombe la prescrizione quinquennale di cui all’Art. 2948 c.c., poiché il ricorrente ha messo in mora l’azienda allo scadere del termine.

 

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