START UP: in quali casi l’ufficio del registro può rifiutare l’iscrizione?

In Diritto Societario
Tribunale di Torino, sentenza del 10/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Roberta Di Maso

Il caso in esame, deciso con sentenza del Tribunale di Torino del 10 febbraio 2017, ha ad oggetto il controllo della regolarità formale e della completezza degli atti ai fini dell’iscrizione di una start up innovativa nella sezione speciale del Registro delle Imprese da parte dello stesso Ufficio del Registro.

Appare, dunque, doveroso premettere quali sono i riferimenti normativi che hanno accompagnato l’evoluzione della start up in Italia e le relative caratteristiche.

Con il D.L. 179/2012 (“CrescItalia bis”), convertito in L. n. 221/2012, il legislatore ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano il concetto di nuova impresa innovativa ad alto valore tecnologico, la cd. start up innovativa, predisponendo un vasto corpus normativo (artt. 25-32).

La diffusione del concetto di start up innovativa in Italia è dovuta anche ad una serie di Raccomandazioni della Commissione Europea per il triennio 2012 – 2015, aventi l’obiettivo di favorire lo sviluppo di tale strumento, così da poter semplificare il quadro normativo delle imprese, diffondere la cultura dell’imprenditorialità, attuare politiche che rendano meno difficoltoso l’accesso al credito per le imprese (attirando anche capitali dall’estero) ed incentivare la lotta alla disoccupazione giovanile creando occupazione (giovanile) qualificata.

La normativa in esame è stata sottoposta ad ulteriori interventi di potenziamento, tra cui il D.L. 76/2013, noto come «Decreto Lavoro», che ha ampliato la platea delle start up beneficiarie e il D.L. 3/2015, noto come «Investement Compact», che ha esteso a 5 anni il periodo di durata del regime, previsto nuove modalità di costituzione e introdotto le PMI innovative.

Per start up, dunque, si intende una società di capitali residente in Italia o in un altro Paese dell’UE, purché abbia la sede produttiva o una filiale in Italia e che abbia come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

A tal proposito, non è sufficiente utilizzare le espressioni “innovativo” e “ad alto valore tecnologico” associate al bene o al servizio oggetto dell’attività, in quanto aventi carattere puramente soggettivo ed implicito e di fatto inidonee a qualificare concretamente come tali le attività svolte.

Il processo di avvio e di crescita nella fase che va dal concepimento dell’idea imprenditoriale fino ai primi anni di vita è accompagnato dalla presenza di un Incubatore Certificato per start up innovative (anch’esso una società di capitali), che lavora al suo sviluppo, formando e affiancando i fondatori sui temi salienti della gestione di una società e del ciclo di business, fornendo sostegno operativo, strumenti di lavoro e sede, nonché segnalando l’impresa agli investitori ed eventualmente investendovi esso stesso.  Le start up sono inoltre iscritte in una sezione speciale del registro delle imprese.

Avuto riguardo dei requisiti di cui all’art. 25.2 del D.L. 179/2012 inerenti alla regolarità e alla completezza della domanda di iscrizione della società nella sezione speciale del Registro delle Imprese, nel caso di specie ci si è interrogati sulla eventuale facoltà dell’Ufficio del Registro di verificare la rispondenza tra oggetto sociale e tipo normativo e se la verifica della mancanza di tale rispondenza o dei requisiti di innovatività ed esclusività dell’oggetto sociale possano legittimare l’Ufficio del Registro a rifiutare l’iscrizione della società.

In particolare, nel caso in esame, l’Ufficio del Registro contestava la regolarità della domanda di iscrizione in quanto non esplicitava quali fossero le caratteristiche e le proprietà che conferivano le qualità di innovazione ed alto valore tecnologico al bene in questione, riferito al settore di stampa in 3D per le applicazioni nel settore medicale, diagnostico ed operativo collegate al prodotto stesso.

Posto che, evidenziano i giudici, ai sensi del comma 9 dell’art. 25, ai fini dell’iscrizione nella sezione speciale “start up innovative” del Registro delle Imprese è necessario che sia predisposta una autocertificazione del possesso dei requisiti da parte del legale rappresentante, al fine di semplificare e velocizzare il procedimento di iscrizione, il carattere innovativo ed altamente tecnologico del bene non può essere suscettibile di agevole e univoca verifica documentale da parte dell’Ufficio, cui spetta unicamente il compito di verificare che la modulistica sia compilata correttamente, che siano state rese tutte le dichiarazioni previste etc.

Ma, nonostante tale interpretazione, i giudici evidenziano che esistono casi limite nei quali l’Ufficio del Registro conserva il potere di rifiutare l’iscrizione malgrado l’autocertificazione attesti il possesso dei requisiti e cioè, in caso di totale scostamento del profilo formale (dichiarazione di possesso dei requisiti) da quello sostanziale (manifesta mancanza di effettivo possesso dei requisiti verificabile dall’esame dei documenti), può essere rifiutata l’iscrizione in sezione speciale di una start up costituita in forma cartacea.

Solo dopo l’iscrizione l’Ufficio può procedere, anche a campione o quando ricorrano effettivi motivi di dubbio sulla veridicità della dichiarazione, ad una revisione delle condizioni di iscrizione, laddove vi siano dati che possono essere verificati dal bilancio di esercizio della società o da archivi del Registro Imprese, avvalendosi, se possibile, dell’ausilio della Guardia per la verifica del corretto utilizzo delle agevolazioni fiscali.

Va da sé che, se l’Ufficio verifica che la start up ha ottenuto l’iscrizione senza il possesso di tutti i requisiti richiesti, ha il potere – dovere di fare ricorso al giudice del registro perché ordini la cancellazione dell’iscrizione ex art. 2191 c.c.

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