SPECIALE REFERENDUM I: Introduzione e superamento del bicameralismo paritario

In Approfondimenti
Redatto dall’Avv. Sabrina Costa

Il 4 dicembre 2016 i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi sulla legge di riforma costituzionale approvata il 12 aprile 2016 dal Parlamento recante “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”[1].

Invero, il referendum confermativo [2] è stato richiesto, ai sensi dell’articolo 138 Cost., in ragione dell’approvazione della legge costituzionale con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti delle Camere.

L’articolato interviene sulla II parte della Costituzione, inerente all’ordinamento della Repubblica e le principali modifiche attengono a:

  • superamento del bicameralismo paritario;
  • composizione del Senato;
  • funzioni legislative statali e regionali;
  • soppressione CNEL e province.
Il superamento del bicameralismo paritario: il bicameralismo differenziato

Uno degli elementi più rilevanti della riforma costituzionale in esame è quello relativo al superamento del bicameralismo perfetto in favore di un bicameralismo differenziato: il nuovo impianto costituzionale prevede, infatti, che le due Camere che compongono il Parlamento si differenzino tra loro sia sotto il profilo delle funzioni che della composizione.

Il superamento del bicameralismo perfetto nell’ordinamento italiano, al centro del dibattito politico e giuridico sin dagli anni settanta, riposa su diversi argomenti. Il primo argomento si fonda sul rilievo che si tratterebbe di un modello anacronistico, anche alla luce dell’esperienza comparata, giacché in Europa il modello prevalente è quello del bicameralismo differenziato, nelle funzioni e nella composizione (è il caso di Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna etc…), o addirittura- sebbene ben più raro- del monocameralismo (Belgio e Portogallo).

Vi è, poi, un argomento di carattere “politico”, da rintracciarsi nell’esigenza di favorire la governabilità e, quindi, la stabilità di Governo con una maggioranza politica certa nella sola Camera dei deputati e una considerazione di carattere rappresentativo, atteso che la presenza di due Camere si giustifica in quanto ciascuna di esse può essere rappresentativa di soggettività diverse (come nel caso degli ordinamenti federali, nei quali una Camera rappresenta l’intero popolo, l’altra i singoli Stati membri).

Nondimeno, uno degli argomenti tradizionalmente dedotti in favore del superamento del bicameralismo perfetto, ossia il rilievo che si tratterebbe di un sistema idoneo a “rallentare” la produzione normativa, costituisce argomentazione impiegata anche per sostenerne la necessità: la necessità di una approvazione da parte di due Assemblee garantisce che le leggi siano il frutto di un’elaborazione più meditata e che vi sia una maggiore ponderazione nella determinazione dei contenuti dell’ordinamento.

Nel novellato testo dell’articolo 55 della Costituzione, la Camera dei deputati è l’unica titolare del rapporto di fiducia con il Governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato dell’Esecutivo.

Il Senato della Repubblica, invece, è configurato alla stregua di organo rappresentativo delle istituzioni territoriali (lasciando ai componenti della Camera la rappresentanza della Nazione, art. 55 Cost.)[3], esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica, concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabilite dalla Costituzione.

____________________________________________________________

[1] Il procedimento di approvazione della legge è iniziato il 15 aprile 2014: il Senato ha avviato l’esame del disegno di legge di riforma che è stato approvato, con modificazioni, nella seduta dell’8 agosto 2014. Il testo è stato quindi trasmesso alla Camera che lo ha approvato, con modificazioni, il 10 marzo 2015. Il testo, nuovamente emendato dal Senato, è stato approvato, – in prima deliberazione – il 13 ottobre 2015 e dalla Camera nella seduta dell’11 gennaio 2016 e – in seconda deliberazione – dal Senato, nella seduta del 20 gennaio 2016, e dalla Camera, nella seduta del 12 aprile 2016.

[2] E’ bene rimarcare che, a differenza del referendum abrogativo ex art. 75 Cost., per la validità del referendum confermativo di cui all’art. 138 Cost., non è previsto un quorum costitutivo, essendo richiesta la sola maggioranza dei votanti.

[3] L’articolo 67 della Costituzione non viene novellato nella parte in cui dispone il divieto di mandato imperativo per tutti i parlamentari che deve, dunque, ritenersi comunque vigente.

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