SOCIETARIO: La disciplina delle delibere assembleari di S.p.A. non è applicabile alle S.r.l.

In Diritto Societario
Tempo di Lettura: 3 minuti
Redatto dal dott. Giovanni Garofalo

La Sezione specializzata del Tribunale di Milano ha escluso, con una solida motivazione, l’applicabilità dell’art. 2368 co. 3 c.c. in tema di validità delle delibere assembleari alle S.r.l.

La controversia aveva ad oggetto l’impugnazione della delibera assunta dalla assemblea dei soci di una S.r.l. relativa all’esercizio di azione sociale di responsabilità nei confronti dell’attore, anche titolare di una partecipazione pari al 50% del capitale sociale, sul presupposto del mancato raggiungimento del quorum deliberativo della “maggioranza assoluta del capitale sociale” previsto dall’art. 14 dello Statuto.

La Società si componeva di soli due soci, con una partecipazione paritaria al capitale sociale.

La delibera contestata era stata assunta con il solo voto di uno dei soci e l’astensione del socio attore, da lui stesso motivata per il verificarsi di una situazione di conflitto d’interessi. La parte convenuta invocava a sua difesa l’effettivo raggiungimento del quorum deliberativo statutario alla stregua del disposto dell’art. 2368 comma 3 c.c. in quanto analogicamente applicabile in materia di S.r.l.

L’art. 2368 comma 3 del c.c. stabilisce per le S.p.A. che “salvo diversa disposizione di legge, le azioni per le quali non può essere esercitato il diritto di voto sono computate ai fini della regolare costituzione dell’assemblea. Le medesime azioni e quelle per le quali il diritto di voto non è stato esercitato a seguito della dichiarazione del socio di astenersi per conflitto di interessi non sono computate ai fini del calcolo della maggioranza e della quota di capitale richiesta per l’approvazione della deliberazione”.

La tesi incentrata sull’applicazione analogica del summenzionato articolo alle S.r.l. è oggetto dibattuto dalla dottrina e dalla giurisprudenza. Si pensi infatti alla decisione, contraria a quella analizzata nel presente articolo, del Tribunale di Bari, sez. IV 15 Luglio 2013, per il quale “il socio moroso di una s.r.l. ha diritto di intervento in assemblea e deve essere computato per il calcolo del quorum costitutivo, ancorché la sua presenza non debba essere computata per il calcolo della maggioranza e della quota di capitale richiesta per l’approvazione delle deliberazioni, in quanto è da ritenersi applicabile in via analogica alle società a responsabilità limitata l’art. 2368 comma 3 c.c.2”.

Nel caso di specie, la decisione assunta dal Collegio, muove dall’analisi delle diversità emerse dal confronto delle disposizioni previste dal legislatore in tema di disciplina assembleare per le S.p.A. e le S.r.l.

Per le prime emerge una disciplina analitica di carattere imperativo che riconosce solo specifiche ipotesi di possibile deroga statutaria. Per le S.r.l. il legislatore ha invece previsto un modello diametralmente opposto costruito su un generale rinvio alla autonomia statutaria e sulla formulazione residuale di limitate disposizioni regolamentari relative a fattispecie specifiche, peraltro generalmente dettate in via meramente surrogatoria rispetto ad un eventuale silenzio dell’atto costitutivo.

Alla stregua di tali rilievi il Collegio, nel maturare la propria decisione, ha preso atto di come le precise scelte operate dal legislatore in materia di S.r.l. (generale rinvio alla autonomia statutaria da un lato, formale autonomia dei residui profili di disciplina ex lege dall’altro) finiscano inevitabilmente per comprimere fortemente lo spazio di una possibile integrazione in via interpretativa (nella specie in via di analogia) della disciplina di settore, spazio che parrebbe ragionevolmente da individuare (limitare) alla salvaguardia di esigenze di fondo dell’ordinamento ovvero di tutela di terzi (come nel dibattito e prevalente orientamento giurisprudenziale in materia di riconoscimento dell’azione dei creditori ex art. 2394 c.c.).

Orbene, considerando che l’oggetto della controversia investiva essenzialmente i rapporti dei soci tra loro e non interessi di terzi, ovvero sovraordinati e, riscontrando la prevalenza, in materia di S.r.l., di un insistito richiamo alla autonomia statutaria e dunque ad una precisa responsabilità dei soci di disciplinare in via preventiva le regole del comune impegno imprenditoriale, il Tribunale adito ha ritenuto di dover accogliere la domanda di parte attrice, escludendo, con una solida motivazione, l’applicabilità dell’art. 2368 co. 3 c.c. in tema di validità delle delibere assembleari alle S.r.l.

Print Friendly, PDF & Email

You may also read!

SOCIETARIO: Aumento di capitale in criptovalute

Redatto dall’Avv. Franco Pizzabiocca In considerazione della funzione storica primaria del capitale sociale in chiave di garanzia nei confronti

Read More...

Breaking News: a Milano il Tribunale dei brevetti

«Se la Brexit farà il suo corso, non ha senso che una delle tre sedi principali del tribunale unificato

Read More...

Cruciverba legale: vediamo quanto ne sai!

Redatto dal dott. Armando Ottone Prova a risolvere il nostro primo cruciverba legale redatto dal dott. Armando Ottone. Vediamo

Read More...

Leave a reply:

Your email address will not be published.

Mobile Sliding Menu