SOCIETARIO: Aumento di capitale in criptovalute

In Diritto Societario
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Redatto dall’Avv. Franco Pizzabiocca

In considerazione della funzione storica primaria del capitale sociale in chiave di garanzia nei confronti dei creditori, è necessario che vengano rispettati i seguenti criteri per poter utilizzare la criptovaluta, a titolo di conferimento, vale a dire: a) idoneità ad essere oggetto di valutazione in un dato momento storico; b) esistenza di un mercato del bene, presupposto di qualsivoglia attività valutativa, che impatta sul grado di liquidità dello stesso e sulla velocità di conversione in denaro; c) idoneità del bene ad essere bersaglio dell’aggressione da parte dei creditori sociali ossia l’idoneità ad essere oggetto di forme di esecuzione forzata.

Sono questi i principi sanciti dalle sezioni specializzate in materia di impresa del Tribunale di Brescia nel decreto del 18 luglio 2018 che ha indicato i criteri fondamentali da rispettare per poter effettuare un aumento di capitale sociale eseguito meditante l’esecuzione di conferimenti in criptovaluta.

La vicenda

Il caso trae origine dal ricorso depositato da un amministratore di una società di capitali nei confronti del diniego del notaio di iscrivere nel Registro delle Imprese la delibera di aumento del capitale sociale, in quanto realizzato attraverso il conferimento in natura di beni costituiti da “criptovaluta” e da alcune opere d’arte.

Il pubblico ufficiale ha infatti ritenuto che la delibera non possedeva sufficienti requisiti di legittimità necessari per l’iscrizione nel Registro delle Imprese. Le censure hanno riguardato la parte della delibera avente ad oggetto il conferimento effettuato attraverso “criptovaluta”, vale a dire mediante il ricorso a moneta virtuale. Il Notaio ha in particolare eccepito che la natura volatile della “criptovaluta” non consentiva, in specie, né di valutare concretamente il quantum destinato alla deliberazione dell’aumento di capitale sottoscritto né di determinare l’effettività del conferimento.

La soluzione del Tribunale

Il Tribunale ha evidenziato che sebbene non possa sostituire integralmente la propria valutazione di merito a quella dell’esperto, egli può però sindacare la completezza, la logicità, la coerenza e la ragionevolezza delle sue conclusioni.

Proprio in forza della sua funzione, il Giudice adito ha, nel caso di specie, accertato che la perizia di stima non presentava un livello di completezza e affidabilità sufficienti per consentire un esauriente vaglio di legittimità della delibera di aumento di capitale.

Nel corso del giudizio, il Tribunale ha infatti accertato che non era presente alcuna piattaforma di scambio tra “criptovalute” o tra “criptovalute” e monete aventi corso legale, donde era impossibile fare affidamento su prezzi attendibili.

La “criptovaluta” operava inoltre in un mercato ristretto perché veniva utilizzata nell’ambito di una piattaforma dedicata alla fornitura di beni e servizi riconducibile agli stessi soggetti ideatori della moneta virtuale. Per tale ordine di motivi, il Giudice adito ha ritenuto che la “criptovaluta” possedeva un carattere strettamente autoreferenziale del tutto incompatibile con il livello di diffusione e pubblicità all’interno del mercato che deve avere una moneta virtuale.

Il Tribunale si è poi interrogato circa la possibilità di utilizzare la “criptovaluta” per il conferimento nel capitale sociale.

Il Giudice adito ha innanzitutto chiarito che non era in discussione l’idoneità della “criptovaluta” a costituire elemento di attivo idoneo al conferimento nel capitale sociale.

In considerazione della funzione storica primaria del capitale sociale quale strumento di garanzia dei creditori, il Giudice ha ritenuto che i beni debbono possedere determinate caratteristiche per essere qualificati come conferimenti idonei.

Il Tribunale ha indicato tre principi fondamentali per la conferibilità dei beni nel capitale sociale consistenti nella:

  • idoneità ad essere oggetto di valutazione in un dato momento storico;
  • esistenza di un mercato del bene che permetta di determinare il tempo di conversione in denaro contante;
  • idoneità del bene ad essere oggetto di aggressione da parte dei creditori sociali o bersaglio di procedura di esecuzione forzata.

Il Giudice ha pertanto respinto il ricorso, in quanto la “criptovaluta” è stata, nel caso di specie, considerata come una moneta virtuale in fase embrionale che non presentava i requisiti minimi per essere assimilata ad un bene suscettibile di una valutazione economica attendibile.

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