SOCIETA’: spunti di riflessione sugli strumenti finanziari partecipativi

In Diritto Societario

Approfondimento a cura del Dott. Gianmario Calderini

Tra i diversi canali tramite cui le società generalmente possono finanziarsi, quelli più usati sono senza dubbio le obbligazioni (o anche i finanziamenti dei soci) dal lato del debito, oppure le azioni e versamenti fuori capitale dal lato dell’equity; tuttavia il codice civile prevede anche la possibilità di raccolta di risorse finanziarie tramite l’emissione di strumenti “ibridi”, meglio noti come strumenti finanziari partecipativi.

Come cita l’articolo 2346, comma 6: «Resta salva la possibilità che la società, a seguito dell’apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi, emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nell’assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i diritti che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione.»

Per essere più chiari, questi titoli permettono ai rispettivi possessori di beneficiare sia di aspetti puramente economici (come gli interessi, il rimborso del capitale, oppure lo stesso utile aziendale), che amministrativi (come il diritto di voto nelle assemblee speciali; resta escluso tuttavia il diritto di voto nell’assemblea generale degli azionisti). La disciplina in materia resta piuttosto scarna e semplice proprio per consentire alle società di modulare questi strumenti secondo le loro esigenze specifiche, chiaramente sempre nel rispetto di quanto sancito nel Codice Civile: una volta che poi il contenuto viene definito in modo specifico, questo viene espresso nello statuto della società.

Gli strumenti in questione possono assumere quindi tante varianti, pertanto è possibile catalogarli in base a alcune caratteristiche di base, quali: l’apporto effettuato dal sottoscrittore, la causa sottostante l’emissione di tali strumenti, la rappresentazione contabile delle entità apportate e infine i diritti riconosciuti ai possessori di tali titoli; pertanto a strumenti finanziari appartenenti a fattispecie diverse si applicano discipline di legge tra loro non coincidenti. Analizzando con ordine questi dettagli, c’è da considerare innanzitutto che per i titoli in questione non si pongono i limiti della conferibilità dei beni che invece valgono nel caso delle azioni (quindi valutazione economica oggettiva, iscrivibilità in bilancio, liberazione immediata del 25% se denaro oppure 100% se diversi dal denaro.) Per causa dell’emissione si intende l’operazione economica sottostante il rapporto emittente-sottoscrittore; nel dettaglio si tratta di capire se l’emissione dei titoli riguarda il lato equity oppure quello del debito e lo si desume da quanto sancito nello statuto; mentre per quanto riguarda l’iscrizione in bilancio delle voci interessate, queste dipendono non solo dalla causa dell’emissione, ma anche se il bene conferito è iscrivibile o meno in bilancio (come nel caso della prestazione d’opera).

Più delicata è la questione dei diritti riconosciuti ai possessori, in quanto come accennato in precedenza, questi strumenti garantiscono sia benefici economici che amministrativi, pertanto c’è da sottolineare che deve essere mantenuto sempre un carattere partecipativo, altrimenti si sfocia nell’ambito obbligazionario, svilendo quindi la peculiarità del titolo. La delibera dell’emissione degli strumenti partecipativi di norma spetta agli stessi azionisti, pertanto un dettaglio interessante è che non esistono limiti quantitativi alla loro emissione, a meno che non abbiano un carattere marcatamente “obbligazionario”, in quel caso occorre rispettare il limite proprio delle obbligazioni.

Generalmente si tende a emettere questo genere di titoli in diverse occasioni, quali: partecipazione al patrimonio destinato ad un affare specifico, prima di eventi straordinari quali fusione e scissione (per evitare che i soci perdano interessi economici al termine di queste operazioni), oppure per incentivare i dipendenti. Quest’ultimo scenario è realizzabile tramite la concessione gratuita dei titoli (come stabilito dall’art. 2349), il che tecnicamente sarebbe possibile anche tramite emissione gratuita di azioni, ma in questo modo la società riesce a ottenere il suo scopo di incentivo senza comprimere la posizione dei suoi azionisti.

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