SOCIETA’: per sospendere l’esecuzione di una delibera assembleare di una società di capitali sono necessari il fumus boni iuris e il periculum in mora

In Diritto Societario
Tribunale di Bologna, sezione quarta, ordinanza del 22/05/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Gabriele Marasco

La sospensione dell’esecuzione di una delibera assembleare di una società di capitali costituisce una misura cautelare tipica, e come tale richiede la sussistenza dei requisiti del fumus boni iuris e del periculum in mora, da accertarsi, quanto a quest’ultimo, attraverso la comparazione tra il pregiudizio che illegittimamente l’opponente potrebbe subire per effetto dell’esecuzione di una delibera invalida e quello che, legittimamente, potrebbe patire la società per effetto della sospensione di tale esecuzione.

Il Tribunale di Bologna in composizione collegiale, con ordinanza del 22 maggio 2017, ha respinto il reclamo proposto avverso un’ordinanza di rigetto di un ricorso cautelare.

La società reclamante ha chiesto, sulla scorta dei medesimi motivi di impugnazione già dedotti con l’originario ricorso cautelare, di ottenere la sospensione dell’esecuzione di una delibera di esclusione.

Il Tribunale rileva che, alla data di deposito dell’iniziale ricorso cautelare, la delibera di esclusione oggetto di impugnazione aveva, di fatto, esplicato ogni suo possibile effetto, avendo, già a quella data, la Cooperativa reclamata, non soltanto mutato la composizione del proprio organo gestorio in sintonia con il nuovo assetto societario, ma soprattutto operato, con l’assenso della committente pubblica, la riassegnazione dei servizi socio-educativi in precedenza affidati alla società reclamante, nonché, unitamente alla competente organizzazione sindacale, il procedimento di trasferimento ai nuovi assegnatari del personale già alle dipendenze della socia esclusa.

Con riguardo a ciò, il Tribunale aderisce a quella linea interpretativa della giurisprudenza di merito, sostenuta dalla prevalente dottrina, che, abbandonando l’interpretazione letterale e restrittiva dell’espressione “esecuzione” contenuta nell’art. 2378, comma IV cod. civ., secondo la quale l’impugnazione dovrebbe essere circoscritta alle sole delibere suscettibili di essere portate ad esecuzione mediante il compimento di (ulteriori) atti esecutivi esterni, ha adottato un’accezione estensiva del predetto termine, sicuramente più coerente con la ratio di tale disposizione, estendendo l’ambito di operatività della norma de qua alle delibere che, per loro natura, non necessitino di atti esecutivi di rilievo esterno e, tuttavia, siano tali da dispiegare determinati effetti pregiudizievoli sul piano interno (v. ad es. Trib. Milano 27/2/2013).

L’utile proponibilità del rimedio cautelare della sospensione incontra comunque un limite insuperabile costituito dalla circostanza che gli effetti “propri” della delibera si siano integralmente e definitivamente realizzati. In tali casi, l’istanza di sospensione non può più trovare ingresso e la rimozione della delibera, con efficacia retroattiva, nel caso di accertata sussistenza dei vizi fondanti l’impugnazione, sarà semmai compito del solo giudice di merito e non, invece, di quello della cautela (v. ad es. Trib Roma 26/1/2015; Trib. Roma 17 luglio 2001).

Per queste stesse ragioni, il Tribunale rileva pure la mancanza dell’indefettibile presupposto del periculum in mora.

Come noto, la sospensione dell’esecuzione di una delibera assembleare di una società di capitali costituisce una misura cautelare tipica, in quanto espressamente prevista dal terzo comma dell’art. 2378 cod. civ., e come tale richiede la delibazione della contemporanea sussistenza dei requisiti del fumus boni iuris e del periculum in mora, da accertarsi, quanto a quest’ultimo, attraverso la comparazione tra il pregiudizio che illegittimamente l’opponente potrebbe subire per effetto dell’esecuzione di una delibera invalida e quello che, legittimamente, potrebbe patire la società per effetto della sospensione di tale esecuzione. Al riguardo, deve rilevarsi come i temuti effetti dell’impugnata delibera sull’organizzazione e sul concreto svolgimento dei servizi originariamente affidati alla società reclamante, si fossero già prodotti al momento del deposito del ricorso in esame. Infatti, i predetti servizi erano stati già riassegnati ad altri soci e, inoltre, il personale fino ad allora impegnato nella loro prestazione era stato immediatamente posto in procedura di “mobilità interna”.

Tali circostanze depongono negativamente in punto di periculum in mora, rendendo quantomeno prevalente l’interesse della società alla conservazione dell’efficacia dell’impugnata delibera al fine di assicurare continuità operativa ad un servizio di sicura importanza strategica ed imprenditoriale, rispetto a quello del socio alla sospensione della sua esecuzione che, ove recepito, comporterebbe, invece, una inevitabile situazione di stallo funzionale operativo a tempo indeterminato, con ricadute certamente non positive sull’intera attività del Consorzio e, in particolare, sul servizio socio – educativo de quo.

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