SOCIETA’: il sequestro dell’intera contabilità è legittimo se comprova l’illecito penale tributario

In Diritto penale commerciale
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 Cassazione penale, sezione terza, sentenza n. 31918 del 03/07/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Giulia Tanteri

“Il sequestro dell’intero sistema è possibile se è proporzionato rispetto alle esigenze probatorie o per altro motivo venga in questione l’intero sistema. Nel caso di specie, la complessità del fenomeno di evasione e truffa posto in essere dalle società oggetto di verifica, l’esistenza nei supporti informativi della documentazione contabile e dei documenti attestanti i rapporti tra le società giustifica il sequestro di tutto il sistema, essendo detto sequestro proporzionato rispetto alle esigenze probatorie”

Con la sentenza n.31918 del 03/07/2017 la Cassazione si è pronunciata sulla validità della perquisizione e del sequestro di sistema informatico o telematico compiuti ad ampio spettro.

In particolare, il provvedimento impugnato era un’ordinanza con cui il Tribunale di Roma, sezione per il Riesame, aveva confermato il decreto di perquisizione e sequestro del P.M. emesso nei confronti di tre soggetti indagati per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati finanziari e per molteplici reati finanziari di evasione dell’imposta sul valore aggiunto ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Nei motivi formulati, i ricorrenti avevano evidenziato che il decreto era illegittimo in quanto i beni erano stati individuati dal P.M. solo in via generale ed astratta, lasciando ampia discrezionalità nella scelta degli stessi agli operanti. Inoltre, ritenevano violato il principio di proporzionalità che è posto alla base dell’applicazione di ogni misura cautelare, poiché era stato disposto il sequestro indiscriminato dell’intero sistema informatico e non era stato indicato il vincolo di pertinenza tra cosa sequestrata e reato. Infine, gli indagati denunciavano la violazione delle norme del codice di procedura penale e della legge di ratifica della Convenzione di Budapest sulla criminalità informatica n.48/2008, relativamente alle modalità con cui era stato acquisito il sistema informatico.

Orbene, la Suprema Corte, chiamata a pronunciarsi sulla questione, ha dichiarato l’inammissibilità dei ricorsi ed ha espresso importanti principi in tema di “Digital Evidence”, ovverosia sulle modalità di indagine in campo informatico.

I Giudici di Piazza Cavour hanno innanzitutto affermato la legittimità del provvedimento impugnato. Hanno altresì ritenuto sussistente un’adeguata, non contraddittoria o manifestamente illogica motivazione dello stesso, sottolineando come sia di tutta evidenza la funzione probatoria rivestita dai beni sequestrati, giacché il sistema informatico conteneva tutta la documentazione contabile relativa a quei particolari reati tributari. Trattavasi inoltre – come evidenziato dai Giudici nelle loro argomentazioni – di un decreto di sequestro e di perquisizione non già esplorativo, ma adottato sulla base di notizie di reato sufficientemente delineate. Infine, relativamente al principio di proporzionalità, gli Ermellini hanno sostenuto che non risultasse violato, in quanto il sequestro dell’intero sistema informatico trovava il suo bilanciamento nelle esigenze probatorie. Infatti, nei supporti informatici si potevano ricercare documenti, contabili e non, attestanti le condotte di truffa ed evasione poste in essere.

Una volta chiarita la legittimità del decreto del P.M., per le ragioni suesposte, la Cassazione si è soffermata sulla disamina degli artt. 247, comma 1 bis e 260 comma 2 c.p.p, pronunciando un principio di diritto con il quale viene messa in luce la centralità che il codice di procedura penale conferisce alla salvaguardia del dato digitale in caso di sequestro e perquisizione. Invero, le norme sopracitate richiedono solamente l’adozione di misure tecniche e di procedure che garantiscano la conservazione dei dati informatici originali e la conformità ed immodificabilità delle copie estratte per evitare il rischio di alterazioni. Nulla viene stabilito in merito a procedure tipizzate o a modalità di individuazione dei beni, che quindi possono essere decise dall’Autorità giudiziaria procedente al momento dell’analisi dei dati e non anche al momento e nel luogo del sequestro.

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