SOCIETA’: il rapporto con l’amministratore è di natura societaria e non parasubordinata

In Diritto Societario
Cassazione civile, Sezioni Unite, sentenza n. 1545 del 20/01/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Alessandro Carofiglio

“I compensi spettanti agli amministratori di una società per azioni, in relazione alle funzioni di gestione della società stessa, sono pignorabili per intero, sussistendo tra le parti un rapporto di natura societaria”.

Questo il principio di diritto statuito dalla Cassazione civile, a Sezioni Unite, con sentenza n. 1545 del 20/01/2017.

Invero, nella sentenza in commento, le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno provato a dare una qualificazione definitiva al rapporto che intercorre tra amministratore e società da lui amministrata.

La qualificazione di questo rapporto è fondamentale in tema di responsabilità patrimoniale dell’amministratore: se questo fosse considerato autonomo non sarebbe applicabile il limite di pignorabilità, pari a un quinto degli stipendi o salari ricevuti, di cui all’art 545 co 4 c.p.c. (applicabile invece in caso di rapporto subordinato o parasubordinato.)

La Suprema Corte, per prima cosa, ha ripercorso le due teorie dottrinali prevalenti: quella contrattualistica e quella organica.

Queste due teorie hanno nel corso del tempo influenzato la posizione della Corte.

Quella contrattualistica sostiene che vi sia un vero e proprio contratto tra amministratore e società, che sono visti come soggetti distinti e talvolta contrapposti, pertanto il potere dell’amministratore deriverebbe dal regolamento negoziale e non dalla legge o dallo statuto.

In base alla teoria organica, invece, l’organo amministrativo è un organo necessario per il funzionamento della società, i cui poteri sono delineati dalla legge e non da un contratto.

Dopo aver delineato le teorie dottrinali, le Sezioni Unite hanno riportato l’evoluzione giurisprudenziale degli ultimi 30 anni in materia. La pronuncia considerata più rilevante è la n.10680 del 1994, anche questa resa a Sezioni Unite.

In tale pronuncia il rapporto veniva qualificato come rapporto parasubordinato, in quanto ad opinione dei giudici del tempo l’attività che l’amministratore è tenuto a prestare in favore della società presenta i caratteri della personalità, della continuazione e della coordinazione, e quindi rientra nella previsione dell’art. 409 c.p.c. “.

La Cassazione ha respinto l’idea che sia configurabile un rapporto di tipo parasubordinato. Infatti se considerassimo l’amministratore come prestatore d’opera parasubordinata questo sarebbe soggetto a coordinamento altrui; mentre la riforma del diritto societario, in virtù di quanto disposto ex art. 2380 bis, attribuisce all’amministratore la gestione esclusiva dell’impresa. Inoltre non si può ritrovare alcun tipo di coordinamento da parte dell’assemblea, in quanto anche se i suoi atti fossero sottoposti a una preventiva autorizzazione da parte dell’assemblea egli potrebbe tranquillamente decidere di non compiere l’atto per cui era stata richiesta l’autorizzazione.

Le Sezioni Unite, riprendendo la sentenza n.22046/14, hanno ritenuto che tale rapporto abbia natura societaria, in quanto teso ad assicurare l’agire della società.

Rimane sempre la possibilità che si instauri un diverso, parallelo e autonomo rapporto tra persona fisica e società che abbia le caratteristiche di un rapporto subordinato, parasubordinato o d’opera, il quale dovrà essere accertato concretamente da un giudice di merito (vedi . Cass 1796/96).

Data questa immedesimazione organica tra amministratore ed ente da lui amministrato e la totale assenza di coordinamento non si può far rientrare questo rapporto tra quelli ricompresi all’art. 409 c.p.c.. Conseguentemente non è applicabile il limite di cui all’art. 545 c.p.c., ragion per cui i compensi ricevuti per l’attività svolta sono pignorabili interamente.

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