Società tra professionisti: è nullo il contratto avente ad oggetto la prestazione di opere intellettuali riservate ai professionisti iscritti agli albi?

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione seconda, sentenza n.7310 del 22/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Marco Noceta

L’esercizio delle professioni intellettuali previsto dagli artt. 2229 e ss. c.c., nella forma di società di capitali, e la conseguente validità dei contratti di prestazione d’opera, sono stati oggetto di attenta analisi da parte dalla Suprema Corte di Cassazione, la quale ha chiarito che “il divieto di esercizio di tale attività da parte di una persona giuridica sussiste qualora l’attività oggetto del contratto tra il committente e la società tra i detti professionisti consiste, secondo il motivato accertamento del giudice del merito, in una opera di progettazione d’ingegneria civile, interamente rientrante nella attività professionale tipica dell’ingegnere e dell’architetto e non in un’attività preparatoria ed interdisciplinare rispetto all’indicata progettazione” (attività di cd. “consulting engineering”) (Cass. n. 7310/2017).

Nel caso in esame una società di ingegneria aveva agito in via giudiziale per il pagamento dei corrispettivi pattuiti per la progettazione di un impianto di trattamento dei rifiuti urbani e l’ampliamento della discarica gestita dalla convenuta, o, in subordine, per ottenere le medesime somme a titolo di indebito arricchimento.

Si costituiva la convenuta eccependo la nullità dei contratti di prestazione d’opera sottoscritti, per violazione degli artt. 2229 e 2231 c.c., in quanto aventi ad oggetto opere intellettuali riservate ai professionisti iscritti negli appositi albi, che non possono essere espletate da società di capitali, con distinta personalità giuridica rispetto ai soci.

All’esito del giudizio di prime cure, il Tribunale di Lecce accoglieva la domanda spiegata, con condanna della convenuta al pagamento delle somme. A seguito dell’appello proposto dalla debitrice, la Corte d’Appello di Lecce, in riforma della decisione impugnata, dichiarava la nullità del contratto azionato ex artt. 2231 e 1418 comma 1 c.c., in quanto oggetto del medesimo era l’attività di progettazione di impianti, che rientrava nell’ambito delle competenze professionali tipiche dell’ingegnere, così come sostenuto dall’appellante. Si riteneva, altresì, non ammissibile l’azione di arricchimento senza giusta causa, stante la previsione di cui all’art. 2231 c.c., diretta a prevenire qualsiasi forma di esercizio abusivo delle professioni intellettuali.

Avverso tale decisione, la creditrice ricorreva in sede di legittimità, rilevando come la Corte d’Appello non aveva tenuto conto del progressivo mutamento del quadro normativo e giurisprudenziale in materia di prestazioni professionali, da parte di soggetti costituiti in forma societaria, ed in particolare riguardo l’avvenuta abrogazione della norma che vietava l’esercizio di tali attività in forma societaria.

Orbene la Suprema Corte, partendo da un autorevole excursus riguardo i numerosi interventi del legislatore in materia, susseguitisi dalla metà degli anni ‘70 fino alla Legge di Stabilità del 2012, ha ritenuto che: “la società di ingegneria costituita in forma di società di capitali non potesse svolgere attività coincidente con quella riservata ai professionisti iscritti all’albo anche dopo il 1997, e che, di conseguenza, come affermato dalla Corte d’appello, i contratti di affidamento in oggetto sono nulli per contrasto con l’art. 2231 cod. civ.”.

Difatti, così come rilevato dalla Corte d’Appello, nel caso de quo il nucleo centrale e condizionante dell’attività affidata alla società era proprio la progettazione degli impianti di ampliamento di discarica e di trattamento dei rifiuti, rimanendo preparatorie ed accessorie le altre attività pure poste in essere nell’espletamento dell’incarico e quindi in contrasto con l’area di attività “riservata” alle competenze professionali tipiche dell’ingegnere.

Neppure è da ritenersi legittima la richiesta di pagamento del corrispettivo quale indebito arricchimento, in quanto il divieto di esercizio in forma societaria dell’attività riservata si riferisce a qualsiasi azione, e quindi anche all’azione di arricchimento senza causa.

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