Società a partecipazione pubblica: il giudice amministrativo è competente in ordine alla rimozione del CdA

In Diritto amministrativo
Consiglio di Stato, sezione quinta, sentenza n.4248 del 07/09/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Fiorella Todisco

Con sentenza n. 4248 del 7 settembre 2017, il Consiglio di Stato ha decretato che le controversie concernenti gli atti con i quali una Regione revoca i componenti del Consiglio di amministrazione di una società partecipata si incardinano innanzi al giudice amministrativo.

La vicenda si è articolata come segue.

La giunta della Regione Calabria aveva disposto la revoca per giusta causa – ai sensi dell’art. 20, comma 6 l.r. 11 gennaio 2006, n. 1 (Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e finanziario) – di tre componenti del Consiglio di amministrazione di una società a partecipazione maggioritaria della stessa Regione.

Nel dettaglio, il predetto articolo disciplina ipotesi in cui, a causa di omissioni o ritardi nell’adempimento di attività doverose oppure ancora nell’ipotesi di violazioni gravi, scatta immediatamente la revoca per giusta causa dei soggetti coinvolti da parte della giunta regionale, anche ai sensi degli att. 2449 e 2450 c.c.

Con successiva deliberazione dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale veniva poi decisa la nomina di sei componenti del medesimo Consiglio di amministrazione, tra i quali il suo presidente.

Orbene, avverso tale deliberazione, i tre membri revocati proponevano ricorso al Tribunale amministrativo della Calabria, chiedendone l’annullamento in ragione dei seguenti vizi:

1) eccesso di potere sub specie sviamento di potere, perplessa ed omessa motivazione;

2) eccesso di potere sub specie travisamento dei fatti, contraddittorietà nella motivazione, manifesta ingiustizia e violazione della prassi amministrativa;

3) violazione dell’art. 7 della legge n. 241/1990;

4) illegittimità costituzionale dell’art. 20, 6° comma, della legge regionale n. 1/2006;

5) eccesso di potere sub specie incompetenza assoluta.

Con il medesimo gravame, poi, i ricorrenti domandavano anche il risarcimento dei danni subiti in conseguenza degli atti impugnati.

Nel costituirsi in giudizio, allora, la Regione Calabria eccepiva preliminarmente l’inammissibilità del gravame, rilevandone, nel merito, l’infondatezza.

A questo punto si arriva al nocciolo della questione che ci interessa.

Con sentenza 18 dicembre 2006 n. 1983, infatti, il Tribunale amministrativo della Calabria, dopo aver rilevato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, dichiarava inammissibile il ricorso.

Dunque, avverso tale decisione, i tre componenti revocati interponevano appello, deducendo innanzitutto la sussistenza della giurisdizione del giudice amministrativo, in virtù del fatto che il potere di revoca esercitato dall’amministrazione sarebbe connotato da natura pubblicistica ed autoritativa, non essendo, per contro, riconducibile all’esercizio di facoltà iure privatorum proprie di un socio della società per azioni.

Riproponeva, inoltre, nel merito del gravame, i motivi di ricorso non esaminati dal primo giudice.

La Regione Calabria, allora, costituitasi in giudizio, chiedeva il rigetto dell’appello poiché infondato.

Orbene, il Consiglio di Stato si è pronunciato, accogliendo l’appello proposto, esplicando la questione giuridica in questi termini: il potere di nomina – e quindi anche di revoca – dei membri del Consiglio di amministrazione esula dalla vicenda societaria in sé, confluendo, piuttosto, in un atto prodromico avente natura del tutto amministrativa e sul quale, quindi, il giudice ordinario non può avere competenza per il fatto che non sono coinvolti diritti soggettivi.

Nella sentenza emessa dal giudice di prime cure, invece, l’atto regionale era stato considerato avente natura privatistica, dalla quale, in pratica, scaturiva la qualificazione di diritto soggettivo della posizione giuridica vantata dai ricorrenti ed è per questo che era stata dichiarata l’incompetenza giurisdizionale a favore del giudice ordinario.

In particolare, il Consiglio di Stato ha sottolineato le differenze intercorrenti tra atti prodromici (afferenti alla sfera pubblicistica) ed atti successivi negoziali di carattere societario (di natura privatistica), su un piano logico, cronologico e giuridico.

Ha evidenziato, infatti, che la decisione della Regione di revocare tre membri del consiglio di amministrazione della società partecipata, onde sostituirli, non appare riconducibile ad una vicenda di carattere meramente societario, ma, sembra, piuttosto, essere emblema di una valutazione prettamente pubblicistica, seppur sfociante in attività iure privatorum, derivante da un potere discrezionale dell’amministrazione.

I giudici di Palazzo Spada hanno, dunque, accolto l’appello e rinviato la risoluzione della questione nel merito al giudice amministrativo di prime cure.

 

 

 

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