SOCIETA’ IN NOME COLLETTIVO: nei rapporti interni tra soci non opera il principio della responsabilità solidale e illimitata

In Diritto Societario
Cassazione Civile, sezione terza, sentenza n.21066 del 19/10/2016 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Claudia Simonetti

 

Nei rapporti tra i soci di una societa’ in nome collettivo (e a prescindere dal titolo dell’azione fatta valere nei confronti della societa’) deve escludersi l’applicazione del principio della responsabilita’ solidale illimitata di ciascuno di essi per le obbligazioni sociali di cui all’articolo 2291 c.c., principio dettato esclusivamente a tutela dei terzi estranei alla societa’ e quindi solo nei riguardi di questi operante.

E’ questo il principio di diritto sancito dalla Cassazione civile, sezione terza, con sentenza n.21066 pronunciata in data 19/10/2016 in materia di responsabilità solidale dei soci collettivisti di una società in nome collettivo.

Nel caso di specie, la socia di una Snc aveva ottenuto l’emissione di un decreto ingiuntivo nei confronti sia della società che dell’altro socio, in virtù dei canoni di locazione di un immobile, condotto dalla società, di proprietà comune a entrambi i soci.

Avverso il suddetto decreto ingiuntivo, il socio ingiunto aveva proposto opposizione che era stata rigettata dal Tribunale di Como – sezione distaccata di Cantu’ –.

La detta sentenza di rigetto era stata impugnata innanzi la Corte di Appello di Milano che, tuttavia, aveva confermato la decisione di primo grado.

Da ultimo, la questione è stata sottoposta ai Giudici di legittimità i quali hanno ritenuto meritevole di accoglimento il detto ricorso nella parte in cui denunziava la “violazione ed errata applicazione dei principi sulla responsabilita’ dei soci di una s. n. c. correlati alle norme di cui agli articoli 1299 e 2304 c.c.”.

In particolare, la Cassazione ha preliminarmente evidenziato come il legislatore abbia introdotto il principio di illimitata responsabilita’ dei soci delle società di persone verso le obbligazioni sociali esclusivamente al fine di favorire l’operativita’ e l’attività della società stessa, con la quale i terzi evidentemente potrebbero avere comprensibili remore ad entrare in rapporti giuridici, data la sua incerta, o quanto meno difficilmente verificabile, consistenza soggettiva e patrimoniale.

La ratio di tale previsione sta sia nell’opportunita’ che i terzi possano fare affidamento sul patrimonio personale degli associati e non solo su quello dell’ente, di consistenza difficile da valutare, sia nell’esigenza che ai terzi sia garantita l’indifferenza di ogni questione attinente ai rapporti interni tra gli associati e, in ultima analisi, al modo e alla misura in cui l’obbligazione deve essere tra questi ripartita.

In tale prospettiva, i giudici di legittimità hanno escluso l’applicazione del principio di illimitata responsabilità sociale nei rapporti interni tra i soci di una società in nome collettivo dovendosi, in tal caso, esclusivamente tener conto dei reciproci obblighi di proporzionale contribuzione per gli oneri sociali.

Gli ermellini hanno quindi precisato che laddove un socio eserciti un’azione nei confronti della societa’ e pretenda di estenderla anche ad altro socio illimitatamente responsabile, quest’ultimo risponderà nei suoi confronti non illimitatamente, come avverrebbe laddove agisse un terzo estraneo alla societa’ – salvo il successivo regresso tra i soci stessi – ma solo nei limiti dei reciproci obblighi di contribuzione per gli oneri sociali.

D’altronde, la conclusione a cui è addivenuta la Suprema Corte risulta perfettamente compatibile con il principio generale espresso dall’articolo 1299 c.c., che limita l’azione di regresso tra obbligati solidali alla sola quota del debito gravante su ciascuno di essi, pertanto il principio ben può essere applicato anche al socio illimitatamente responsabile che abbia pagato con danaro proprio un debito sociale e agisca in rivalsa nei confronti degli altri soci (cfr. Cass. Sez. 1, Sentenza n. 4380 del 21/02/2013, Rv. 625161; Sez. 1, Sentenza n. 18185 del 18/08/2006, Rv. 591944; Sez. 1, Sentenza n. 5947 del 14/12/1978, Rv. 395771).

 

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