SOCIETA’: nell’azione di responsabilità promossa dai soci contro gli amministratori vige la competenza arbitrale

In Diritto Societario
Cassazione civile, sezione sesta, ordinanza n.26300 del 06/11/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Gabriele Marasco

Con l’ordinanza 26300 la Corte di Cassazione civile si è pronunciata su un ricorso avente ad oggetto il regolamento della competenza in relazione alla lite incardinata da alcuni soci di una s.r.l., innanzi al Tribunale di Ancona, al fine di ottenere la declaratoria di responsabilità nei confronti degli amministratori della società, nonché del sindaco della stessa, ciascuno in relazione alla dedotta violazione dei doveri loro imposti dalla legge e dall’atto costitutivo. Nell’occasione il giudice adito, accogliendo l’eccezione delle controparti – che avevano opposto la competenza in materia del collegio arbitrale previsto dall’art. 41 dello statuto sociale – ha declinato la propria cognizione ed affermato “l’appartenenza della presente controversia alla cognizione del giudizio arbitrale“.

I soci istanti hanno ribadito, come già fatto nel giudizio di merito, la tesi della facoltatività della cognizione arbitrale, in virtù dei seguenti presupposti:

  • da un lato, perché da una interpretazione congiunta dei commi 3 ed 1 del citato art. 41, statuto sociale, deriverebbe che l’arbitrato sia appunto facoltativo per le controversie tra soci e tra i soci e la società;
  • dall’altro, perché dal confronto tra gli stessi primo e terzo comma, emergerebbe che la clausola sia stata formulata in maniera poco chiara e contraddittoria, sicché, come affermato dalla giurisprudenza di legittimità, in caso di dubbio deve preferirsi un’interpretazione restrittiva intesa a riaffermare il primato della giurisdizione statuale.

La Corte di Cassazione, all’esito di una attenta valutazione della norma statutaria in esame, alla luce di tutti i canoni interpretativi, ha rigettato la tesi dei ricorrenti ed ha ritenuto, invece, di valorizzare il tenore letterale ed, in particolare, il carattere vincolante espressamente attribuitole in rapporto alla società ed ai soci.

Con un secondo motivo di ricorso, i soci ricorrenti hanno lamentato che il Tribunale, spogliandosi della competenza in favore degli arbitri, avrebbe violato il limite della indisponibilità dei diritti ordinariamente indicato quale presupposto per la devoluzione in arbitrato delle controversie societarie, giacché, nella specie, talune contestazioni mosse all’operato degli organi sociali chiamati in giudizio riguardavano la violazione delle norme in materia di bilancio, che non sono devolvibili alla cognizione arbitrale in quanto poste a tutela dell’interesse collettivo dei soci e dei terzi.

È certamente vero che, anche per giurisprudenza della stessa Corte di Cassazione, “non è compromettibile in arbitri la controversia avente ad oggetto l’impugnazione della deliberazione di approvazione del bilancio di società per difetto dei requisiti di verità, chiarezza e precisione”[1]. Tuttavia, la Corte ha ritenuto di dover rigettare il ricorso anche in relazione a tale motivo di gravame, perché, nel caso di specie, veniva ad essere operato uno scambio tra le ragioni della domanda ed i motivi, elevando questi ultimi a causa petendi dell’azione esercitata dai ricorrenti.

Questi ultimi, infatti, hanno allegato la violazione delle norme in materia di bilancio a pretesto non già dell’invalidità di esso, ma quale indice della violazione da parte degli intimati degli obblighi loro imposti dalla legge e dall’atto costitutivo, di modo che la domanda non era perciò intesa a far dichiarare l’invalidità del bilancio, ma semmai la responsabilità dei predetti per essere venuti meno, anche tramite la violazione delle regole del bilancio, all’osservanza dei doveri sottesi al proprio ufficio.

[1] (Cass., Sez. 1, 13/10/2016, n. 20674)

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