SOCIETA’: il liquidatore gode di poteri ampi e discrezionali

In Diritto Societario
Cassazione civile, sezione prima, ordinanza n.13867 del 01/06/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Roberta Mordà

L’ordinanza n. 13867 della Suprema Corte di Cassazione, sezione prima civile, depositata il 01/06/2017 trae origine dalla vicenda di seguito descritta.

Una professionista proponeva opposizione allo stato passivo del fallimento, deducendo che la sua istanza di ammissione al passivo per credito da incarico professionale, derivante dalla redazione di un progetto economico finanziario di risanamento della società, era stata respinta dal giudice delegato sull’erroneo assunto che il liquidatore non avesse i poteri per conferire tale incarico.

In particolare, l’opponente lamentava l’errata interpretazione ed applicazione dell’art. 2487 comma 1, lett. c) c.c., che rimette all’assemblea dei soci il compito di stabilire i criteri in base ai quali deve svolgersi la liquidazione. A tal proposito, nel caso in esame, il verbale assembleare con cui era stato nominato il liquidatore non conteneva specifica indicazione dei criteri in base ai quali si sarebbe dovuta svolgere la liquidazione, né l’indicazione dei poteri spettanti al liquidatore, salva “la possibilità di ristrutturazione dell’azienda nei limiti di una auspicata ripresa generale del settore del mercato”.

La Corte di Cassazione accoglieva le ragioni di diritto prospettate dalla ricorrente, secondo cui il Tribunale di Larino avrebbe dovuto applicare l’art. 2487 c.c in combinato disposto con l’art. 2489 c.c., il cui primo comma recita come segue: “Salva diversa disposizione statutaria, ovvero adottata in sede di nomina, i liquidatori hanno il potere di compiere tutti gli atti utili per la liquidazione della società”.

Dalla lettura della disposizione sopra richiamata, si evincerebbe che il liquidatore è titolare di tutti i poteri che favoriscono la ripresa economica societaria, a meno che questi ultimi non siano specificati dallo statuto o dalla delibera assembleare che provvede alla nomina dei liquidatori; pertanto l’art. 2487 c.c. opererebbe come eccezione alla regola generale contenuta nell’art. 2489 c.c., la cui nuova riformulazione sarebbe riconducibile alla volontà del legislatore del  2003 che, eliminando il divieto di compiere nuove operazioni in caso di scioglimento della società, tenderebbe ad ampliare i poteri attribuiti al liquidatore e non a restringerli. Per tal motivo la Suprema Corte riteneva che il conferimento ad un professionista dell’incarico di predisposizione di un piano di risanamento economico finanziario fosse ricompreso tra gli atti utili alla liquidazione, in assenza di specifiche indicazioni da parte dell’organo assembleare.

L’ordinanza in commento non trova, tuttavia, conforto, nell’intero panorama della giurisprudenza di legittimità e sembra smentire il proprio precedente orientamento. Invero, la Corte di Cassazione, sezione prima civile, con sentenza n. 12273 del 14/06/2016, infatti, ha pronunciato il seguente principio di diritto: il potere dei liquidatori di deliberare la proposta e le condizioni di un concordato preventivo, ai sensi dell’art. 152, comma 2, lett. b), l.fall., non può ritenersi compreso nell’atto di nomina degli stessi, né può rientrare tra gli atti utili per la liquidazione della società di cui all’art. 2489, comma 1, c.c., ma deve essere loro specificamente attribuito dall’assemblea ex art. 2487, comma 1, lett. c), c.c.”.

È indubbio, in ogni caso, il favor del legislatore verso le operazioni di riorganizzazione e risanamento aziendale, anche in pendenza della fase di liquidazione (arg. desunto dagli artt. 2499, 2501, 2° comma e 2506, 4° comma, c.c. e dall’art. 124, 2° comma, lett. c, L. fall.).

L’ordinanza ivi analizzata si pone dunque in piena armonia con tale voluntas legis, superando la rigida interpretazione avanzata dalla sentenza n. 12273 del 2016, di cui sopra, e confermando il consolidato filone giurisprudenziale volto ad ampliare i poteri gestori dei liquidatori i quali, nella nuova ottica legislativa, compiono scelte funzionali alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio sociale  e dispongono di ampia discrezionalità potendo anche decidere, ad esempio, di cedere l’azienda ovvero rami di essa (Trib. Milano, 16 giugno 2011).

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