Società: l’effettività della carica di amministratore dipende dall’iscrizione nel registro delle imprese

In Diritto Societario
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Tribunale di Roma, Sezione specializzata in materia di imprese, sentenza n. 24251 del 29 dicembre 2017
Redatto dalla dott.ssa Fabrizia Vitale

Con la sentenza n. 24251, la Sezione specializzata in materia di imprese del Tribunale di Roma si è pronunciata sul giudizio instaurato tra il fallimento della B. s.r.l. e la ex amministratrice unica della società stessa.

La vicenda si è articolata come segue.

Il fallimento della B. s.r.l. conveniva in giudizio l’ex amministratrice al fine di:

  • accertare e dichiarare che la convenuta, in qualità di amministratore della società fallita, si sia resa responsabile ex 2392, 2393 e 2394 c.c. di plurimi atti illeciti, cagionando così un grave danno alla società ed ai creditori della stessa;
  • accertare e dichiarare che il danno prodotto da tali atti sia quantificabile in Euro 287.411,22 o nell’importo minore o maggiore quantificato nel corso dell’istruttoria;
  • condannare la convenuta al pagamento in favore del fallimento della società di tale somma.

La parte attrice asseriva che, al momento del sequestro delle quote, successivamente alla dichiarazione di fallimento avvenuta nel 2013, la compagine sociale era composta dalle sig.re (omissis) entrambe proprietarie di una quota pari al 50% del capitale sociale; che la società si occupava della gestione di ristoranti e, al momento del sequestro preventivo della totalità delle quote (avvenuto il 22 febbraio 2011), gestiva una sola azienda; che la convenuta aveva ricoperto la carica di amministratore unico dalla data di costituzione della società (29 settembre 2010) fino al 13 giugno 2011; che, non essendo state tenute regolarmente le scritture contabili, non era stata possibile un’esatta ricostruzione delle vicende societarie; che la gestione della società era stata demandata ad una dottoressa, la quale, riscontrando l’impossibilità per la società di far fronte alle obbligazioni sociali ed essendoci la volontà delle socie di non finanziare più la società, procedeva alla risoluzione consensuale del contratto di affitto di ramo d’azienda in essere con la società B. s.r.l., così interrompendo ogni attività commerciale; la parte attrice asseriva inoltre che gli amministratori avessero compiuto ripetute violazioni di legge in merito alla contabilizzazione dei dati di bilancio ed, in particolare, durante l’esercizio del 2011, era sorto lo stato di insolvenza della società durante la gestione dell’amministratrice convenuta in questo giudizio; ed inoltre erano stati posti in essere atti di disposizione del patrimonio sociale in danno della massa di creditori.

La convenuta, dunque, si costituiva in giudizio contestando ogni addebito e, nello specifico, asseriva di aver rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di amministratrice quattro mesi dopo la nomina e di non avere esercitato alcun potere gestorio, in quanto tutte le funzioni derivanti dalla carica sarebbero state esercitate in modo continuativo ed in totale autonomia da un altro soggetto, il quale doveva essere considerato quale unico responsabile dei fatti in causa.

Il Tribunale rigetta la domanda proposta dal fallimento della B. s.r.l. per i seguenti motivi.

Innanzitutto il Tribunale, esaminando i rilievi preliminari mossi dalla convenuta, ha osservato come le dimissioni dalla carica di amministratore unico fossero avvenute il 30 gennaio 2011, ma l’iscrizione delle stesse nel registro delle imprese e della sostituzione nella carica gestoria sia intervenuta solo il 13 luglio 2011. Si osserva, dunque, come il mancato rispetto del termine per l’iscrizione nel registro delle imprese previsto dall’art. 2385 c.c. (ossia di 30 giorni) renda tale evento non opponibile al curatore fallimentare in quanto terzo rispetto alla compagine sociale.

Il Tribunale non ritiene condivisibile neanche l’orientamento secondo cui, da un lato, affinché ci sia responsabilità amministrativa (verso la società o verso i terzi) è necessario che l’amministratore sia stato effettivamente in carica e non sia cessato per qualunque causa e dall’altro, solo la società o chi è tenuto  ad attuare la pubblicità non può opporre al terzo il fatto non pubblicato nel registro delle imprese, mentre i terzi (tali ormai gli ex amministratori) potrebbero invocare la situazione reale, anche se in contrasto con le iscrizioni esistenti.

Secondo il Tribunale, invece, l’effettività della carica dipende dall’iscrizione nel registro delle imprese della nomina e della revoca, e dalla nomina formale deriva una responsabilità in capo al soggetto che ricopre il ruolo.

Nel caso di specie, si osserva come l’amministratore dimissionario non possa essere considerato terzo rispetto alla società poiché, sebbene non sia direttamente legittimato a richiedere l’iscrizione della sua sostituzione nell’incarico gestorio, risulta essere comunque legittimato a sollecitare il nuovo amministratore a procedere all’iscrizione e, in caso di inerzia di questi, a sollecitare il potere dell’ufficio e del giudice del registro. È infatti riconosciuto in capo all’amministratore dimissionario il potere di vigilare sul compimento dell’iscrizione stessa o di sollecitarla in caso di mancata attuazione, subendo le conseguenze che deriverebbero in caso di inosservanza di tali compiti.

Per quanto riguarda il secondo rilievo formulato dalla convenuta, secondo cui la reale gestione della società fosse nelle mani di un diverso soggetto, secondo il Tribunale la contemporanea presenza di un amministratore di diritto ed un amministratore di fatto non costituisce un esimente di responsabilità del primo dalla mala gestio compiuta dal secondo. È difatti obbligo dell’amministratore di diritto evitare che terzi soggetti possano interferire, senza alcun titolo, nella gestione della società; ne consegue che la responsabilità ricade sull’amministratore di diritto per aver permesso ad altri soggetti di esercitare quei poteri che sono attribuzioni proprie dell’organo gestorio.

Per ciò che riguarda il merito della vicenda, la parte attrice chiedeva di condannare l’ex amministratrice al risarcimento dei danni subiti dalla società fallita e dai creditori per gli atti di mala gestio compiuti. Innanzitutto, è utile osservare come il soggetto che agisce sia onerato dell’allegazione e della prova, anche mediante presunzioni, sia delle condotte poste in essere dall’amministratore, ma anche dell’esistenza di un danno concreto, ossia del depauperamento del patrimonio sociale conseguente a tale condotta. Il difetto di tale allegazione e prova renderebbe la domanda risarcitoria priva di oggetto.

Orbene, è da notare come nel caso di specie le allegazioni di parte attrice risultino essere formulate in modo generico; parte attrice deduce che la convenuta non abbia tenuto le scritture contabili impedendo così una ricostruzione delle vicende societarie. Per quanto riguarda la prima deduzione, il Tribunale osserva che sebbene non possa in assoluto escludersi la possibilità di effetti dannosi ricollegabili alla mancanza di scritture, l’omessa o incompleta tenuta della scritture contabili non comporti di per sé un danno per la società o per i creditori sociali. Non si potrebbe nemmeno contestare che la mancanza della contabilità abbia impedito al curatore di individuare altri eventuali inadempimenti imputabili all’amministratore idonei a causare un deficit patrimoniale della società.

Nella seconda deduzione, parte attrice lamenta che la convenuta non abbia rilevato un deficit patrimoniale risalente all’anno 2011; tuttavia, il Tribunale osserva la genericità dell’allegazione, mancando l’illustrazione proveniente da parte attrice del danno ricollegabile alla violazione attribuita all’ex amministratrice.

Nella terza deduzione, invece, parte attrice addebita alla convenuta di aver utilizzato il denaro imputato alla voce “cassa” per finalità di cui non si trova alcun riscontro nella documentazione disponibile. Il rilievo viene dichiarato non fondato poiché non viene riscontrato alcun elemento, neppure indiziario, che provi la consistenza della cassa al momento della sostituzione nella carica gestoria.

Stante quanto sopra, con la sentenza in commento, la Sezione specializzata in materia di imprese del Tribunale di Roma rigetta la domanda proposta dal fallimento della B. s.r.l. e compensa integralmente le spese di giudizio, giustificato dal rigetto dei rilievi preliminari mossi dalla convenuta.

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