SOCIETA’: la nullità di una delibera di aumento di capitale è soggetta al termine perentorio di 180 giorni di cui all’art. 2379-ter, comma 1, c.c.

In Diritto Societario
Cassazione civile, sezione prima, sentenza n.14932 del 20/07/2016 [ Leggi provvedimento ]
Redatto dal Dott. Lorenzo Mariconda

L’azione intesa a far dichiarare la nullità della delibera di aumento del capitale, per la nullità della delibera di riduzione del capitale per perdite, nella specie dichiarata con statuizione coperta da giudicato interno, resta soggetta alla decadenza di cui all’art. 2379- ter c.c., comma 1, non incidendo sul regime di proponibilità della domanda la natura derivata della nullità.

Con la sentenza 14932/2016 depositata in data 20 luglio 2016, la Corte di Cassazione sovverte un orientamento da essa stessa affermato alla fine del vecchio millennio in materia di diritto societario e, in particolare, del rapporto di collegamento funzionale tra la delibera di riduzione del capitale per perdite e la conseguente delibera di aumento, con le relative nullità.

Nel caso di specie, i giudici di merito, sia di primo che di secondo grado, si erano trovati dinanzi ad una richiesta di annullamento di delibere assembleari da parte del custode giudiziario di alcune azioni societarie, cui era seguita, da parte della società convenuta, eccezione di tardiva impugnazione alla delibera di ricostituzione del capitale per violazione dell’art. 2347- ter, secondo cui tale gravame deve effettuarsi entro 180 giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese.

Sulla base della sentenza della Cassazione n.12347/1999, i giudici, dopo aver dichiarato nulla la delibera di azzeramento del capitale per perdite in virtù del suo oggetto illecito, avevano considerato egualmente invalida, per nullità derivata, anche quella successiva di aumento del capitale sociale, stante il collegamento funzionale tra esse sussistente, non ritenendo corretta l’applicazione dell’art. 2347 ter c.c. al caso in esame.

Con la sentenza in commento, gli ermellini hanno cassato la decisione della Corte d’Appello di Cagliari e, modificando il loro orientamento pregresso, hanno affermato il principio secondo cui il profilo della nullità derivata attiene al collegamento tra le deliberazioni, quindi al loro contenuto, e non al regime impugnatorio, che è, invece, disciplinato dagli artt. 2379 e 2379- ter c.c.

Per questo motivo, fermo restando il giudicato interno sulla nullità della delibera di azzeramento, non contestata in sede di gravame, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, ritenendo tardiva l’impugnazione nei confronti della delibera di aumento e, di conseguenza, improponibile la domanda di nullità della stessa, in quanto non formulata termine di 180 giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese.

Con tale pronuncia, appare particolarmente evidente la volontà della Cassazione di restituire nuovo vigore alla ratio della norma dell’art. art. 2379 ter: si sottolinea, infatti, nel corpo della sentenza, come sia fondamentale il rispetto di termini certi per la proponibilità delle impugnazioni contro le delibere assembleari, per rispondere alle esigenze di stabilizzazione degli effetti degli atti societari, soprattutto in relazione all’affidamento ingenerato nei confronti di terzi sulla consistenza e la circolazione delle azioni della società.

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