SOCIETA’: il socio non amministratore di srl ha diritto di esercitare un sindacato sulla gestione sociale?

In Diritto Societario

Approfondimento a cura dell’ Avv. Luigi Spetrillo

L’art. 2476 2 cc conferisce ai soci che non partecipano all’amministrazione della società il diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione.

Ogni socio non amministratore di società a responsabilità limitata è titolare del diritto incondizionato di esercitare un penetrante sindacato sulla gestione sociale, funzionale alla salvaguardia dei propri interessi nonché di quelli della società.

Tale diritto, in particolare, può essere esercitato in qualunque momento dell’attività sociale e può riguardare la più ampia gamma di informazioni, tanto in ordine alla gestione passata, quanto alle scelte gestionali intraprese e da intraprendere e può esplicarsi tramite delega a professionista di fiducia.

Pertanto, il potere-dovere di controllo di cui dispone il socio, in base all’art. 2476 co 2 cc, che si estrinseca nei diritti di informazione e di consultazione dei libri sociali e delle scritture e documenti contabili, nonché dell’estrazione di copia della documentazione esaminata, consente a quest’ultimo di seguire direttamente lo svolgimento degli affari sociali a tutela del loro concreto interesse al buon funzionamento dell’attività gestoria. [i]

La “ratio” sottesa all’art. 2476 co 2 cc è quella di consentire al socio l’esercizio cosciente di tutti i diritti che derivano dalla sua condizione, specialmente il diritto di voto, nonché il potere di rilevare tutti gli elementi istruttori necessari all’attivazione degli opportuni meccanismi risarcitori e sanzionatori laddove si verifichi uno scorretto svolgimento della gestione sociale[ii].

Il diritto all’informazione ed alla consultazione consentono al socio di venire a conoscenza di determinati fatti sulla base di un comportamento doveroso degli amministratori che, essendo gli unici ad avere piena cognizione della gestione sociale, sono obbligati ad attivarsi tempestivamente e a non apporre ostacoli all’esercizio di tali diritti, rilasciando le informazioni richieste e consentendo un’agevole accesso ai documenti da consultare[iii].

Più segnatamente non parrebbe comprensibile che – in ragione di presunte esigenze di segretezza della società – al socio, quindi ad un soggetto interno e centrale nella nuova caratterizzazione della srl, venga impedito di aver notizie, di visionare o di estrarre copia della documentazione che attenga tanto all’aspetto contabile ed organizzativo, quanto a quello gestorio ed amministrativo dell’ente.

Piuttosto il diritto del socio di srl non amministratore, di pacifica natura potestativa, può essere oggetto di limitazioni ove il relativo esercizio configuri la violazione dei generali canoni di buona fede.

 In tal senso può ipotizzarsi che il socio soffra ostacoli al suo potere di controllo ove in concreto esista dubbio che dei documenti il predetto voglia avvalersi per finalità illecite o lesive della sfera patrimoniale della società[iv].

Più nello specifico, il predetto socio non è destinatario di un obbligo di non intraprendere attività concorrenti con quella della società (come previsto per le società di persona ex art. 2301 cc) ma esso è certamente soggetto al divieto di svolgere attività di concorrenza sleale.

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 2476 c.c. e 700 cpc, il socio ha quindi in tesi il diritto ad avere ogni informazione e ad esaminare genericamente tutta la documentazione contabile, amministrativa e fiscale, e di qualsiasi altro genere riguardante la gestione della società.

Ovvero, a tal ultimo proposito, libri e scritture contabili obbligatorie che deve tenere l’imprenditore che esercita un’attività commerciale (che si ricorda sono: il libro giornale e il libro degli inventari; le altre scritture che siano richieste dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa.

I libri sociali previsti dall’art.2421 c.c. (libro dei soci; delle obbligazioni; delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee; delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale), devono essere tenuti in quanto ne ricorrano i presupposti; gli originali delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevute, nonché le copie delle lettere,  dei telegrammi e delle fatture spedite.

Inoltre, secondo l’art.14 del D.P.R. n 600/73, sempreché ne ricorrono i presupposti stabiliti dalla legge secondo le loro dimensioni, le scritture contabili obbligatorie che devono tenere le società, gli enti e gli imprenditori commerciali di cui al primo comma dell’art.13 D.P.R. n. 600/73, sono: il libro giornale (art.2216 c.c.) e il libro degli inventari (art.2217 c.c.); i registri prescritti dal D.P.R. n.633/72 ai fini dell’I.V.A.: (Registro delle fatture emesse di cui all’art.23; Registro dei corrispettivi di cui all’art.24; Registro degli acquisti di cui all’art.25 del DPR 6323/72); le scritture ausiliarie nelle quali devono essere registrati gli elementi patrimoniali e reddituali, raggruppati in categorie omogenee (c.d. “Mastrini o Schede di conto”); le scritture ausiliarie di magazzino; il registro dei beni ammortizzabili; i libri sociali; le scritture contabili dei sostituti d’imposta).

Per il resto, atti che rientrano nell’ampio novero di quelli di amministrazione dell’ente, ovvero della sua gestione per la realizzazione dell’oggetto sociale, quali anche la corrispondenza, i contratti, le attività pubblicitarie e promozionali. In tal senso non può dimenticarsi che il concetto di amministrazione ( comprensivo di poteri di gestione, d’iniziativa e di esecuzione dei deliberati dei soci) riguarda la gestione complessiva della attività, senza limiti di sorta, per il raggiungimento degli obiettivi previsti in statuto.

Data questa premessa, se il controllo dell’operato dell’organo di gestione deve immaginarsi istituito in funzione primaria di esame dell’andamento della gestione e, in ipotesi esso sia negativo, secondariamente ai fini di un’eventuale revoca dell’incarico conferitogli ovvero dell’esercizio di un’azione di responsabilità a suo danno ( sociale o del socio uti singulus), è evidente che debba potersi svolgere su ognuno degli atti che esso ha compiuto o sta compiendo, del caso per sindacarne la relativa irragionevolezza ed accertarne la potenzialità dannosa.

Tuttavia, l’esercizio del diritto del socio non ha una portata illimitata dovendo essere contemperato con le esigenze della società meritevoli di tutela, ad esempio in termini di riservatezza dei dati sociali.

Tale contemperamento va ricondotto al principio di buona fede e correttezza ex artt. 1175 e 1375 cc.

Ne consegue che eventuali iniziative ex art. 2476 co 2 cc devono concretizzarsi in richieste dirette non alla turbativa dell’attività di gestione dell’amministratore bensì alla richiesta di informazioni, chiarimenti ed ispezioni volte al conseguimento di necessarie notizie sullo svolgimento dell’attività sociale e come tali non giustificanti alcun comportamento dell’amministratore inerente alla mancata consegna dei documenti così da ostacolare l’esercizio dei diritti di consultazione ed informazione ex art. 2476 co 2 cc[v].

Ogniqualvolta l’organo amministrativo impedisca di fatto la consultazione dei libri sociali e delle scritture e documenti contabili, contrapponendo un serio ostacolo all’esercizio del diritto del socio, sorgerà, per il socio legittimato, il diritto al ricorso alla tutela cautelare d’urgenza ex art. 700 cpc, al fine di ottenere dal Giudice adito la concessione di un provvedimento con cui si ordini alla società resistente la consegna al socio della documentazione contabile e sociale richiesta[vi].

Va rammentato, al punto, che l’istituto di cui all’art. 700 cpc risponde all’esigenza di garantire in maniera completa il diritto costituzionale d’azione attraverso il riconoscimento di un’idonea tutela sommaria urgente per le ipotesi in cui l’ordinamento non appresti un rimedio tipico: testualmente “ Fuori dei casi regolati nelle precedenti sezioni, chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile, può chiedere al giudice i provvedimenti d’urgenza…”.

Al fine di stabilire se sia ammissibile la misura d’urgenza innominata occorre allora accertare se si ricorra in una situazione specifica altrimenti non tutelabile.

Dottrina e giurisprudenza sono concordi nel ritenere che la riserva contenuta nell’espressione “fuori dai casi regolati nelle precedenti sezioni di questo capo” voglia intendere proprio il carattere di misura atipica ove non sia possibile utilizzare una cautela tipica.

Il legislatore, dunque, ha voluto imprimere alla tutela d’urgenza ex art. 700 cpc carattere residuale e sussidiario nell’ambito di quella cautelare[vii].

Per effetto di tale riserva, i provvedimenti di urgenza possono essere invocati e concessi solo nel caso in cui, per assicurare la tutela del diritto, per quanto preteso e non accertato, non siano disponibili provvedimenti cautelari tipici, dal momento che, ove esista una specifica misura cautelare in grado di neutralizzare il pericolo nel ritardo, è a quest’ultimo che occorre far riferimento.

Perciò i provvedimenti d’urgenza costituiscono un complemento dei provvedimenti cautelari nominati, nonché l’applicazione di un potere più ampio che la legge ha concesso al Giudice affinché possa, ove se ne dimostri la necessità, intervenire per eliminare tempestivamente il pericolo del danno con i mezzi ed i modi più appropriati al caso concreto, che lo stesso Giudice riterrà opportuni per evitare che il ritardo determinato dal provvedimento principale possa arrecare grave nocumento.

L’atipicità del provvedimento d’urgenza trova motivo nella necessità di lasciare al Giudice una notevole discrezionalità nell’identificazione della misura cautelare più efficace ed utile per conservare la situazione che dev’essere salvaguardata annullando il pericolo irreparabile e imminente che mette a rischio il diritto soggettivo per tutto il tempo che serve affinché un giudizio di merito possa svolgersi[viii].

Nel caso della fattispecie normativa in esame è indubbio che il socio non abbia alcuna cautela tipica che gli consenta, in luogo di quella innominata, di ottenere dall’amministratore di poter visionare, consultare e di poter estrarre copia delle scritture contabili e dei documenti dell’amministrazione (anche ove esistenti presso terzi).

D’altra parte, il socio è titolare di un dritto potestativo di controllo, che si esplica nel potere di chiedere in visione i libri e tutta la documentazione afferenti la gestione della società, cui l’ente societario è soggetto senza alcun possibilità di sollevare contestazioni di sorta, salvo quella della pretesa assenza della titolarità del diritto[ix].

Da ciò, in linea di principio, la sussistenza del fumus boni iuris in tutte le circostanze e situazioni in cui il socio si veda costretta ad agire in via d’urgenza per cautelare tale diritto.

Riguardo al periculum in mora, esso può identificarsi con l’ingiustificato procrastinarsi della (im)possibilità del suo esercizio, poiché detto ritardo, come sostiene correttamente la giurisprudenza di merito che ex professo ha esaminato la questione, finisce per “lede(re) direttamente il diritto di controllo (del socio) sull’amministrazione della società e l’esercizio dei poteri connessi, sia all’interno della società che attraverso azioni giudiziarie (impugnazione di bilancio, azione di responsabilità o di revoca avverso gli amministratori)[x].

In altri termini, versando in ipotesi di diritti a contenuto non patrimoniale ma a funzione patrimoniale, il danno rappresentato dalla relativa violazione diventa difficilmente riparabile, tal per cui in quei casi (come quello in esame) il pericolo del pregiudizio che legittima al ricorso alla cautela d’urgenza può dirsi esistente in re ipsa.

[i]  ZANARONE, “Art. 2476 – Della società a responsabilità limitata – artt. 2475-2483”, i Il Codice Civile Commentato, Tomo II,  Giuffré, Milano, 2010.

[ii] MAFFEI ALBERTI, “sub art. 2476 “, in “Commentario breve al diritto della società”, in Breviaria Iuris, Cedam, Padova 2015.

Sul punto si veda anche Trib. Napoli, 19/03/2018 “Da un punto di vista oggettivo, il controllo attivo del socio sulla governance riguarda le informazioni sull’andamento generale della società e/o su singoli affari, nonché la consultazione ed estrazione di atti che non può soffrire limitazioni, estendendosi a tutti i libri sociali ed ai documenti relativi all’amministrazione, anche se presenti presso terzi.

[iii] ROSMINO  “Il controllo individuale dei soci sull’amministrazione della S.r.l.” in documento per la Fondazione Nazionale dei Commercialisti, 2016.

[iv] Trib. Bologna, 12/12/2012 P.I. C. D.P. s.r.l. Contratti, 2013, 2, 193 “Ove il socio di una società di capitali chieda di accedere alla documentazione amministrativa ed in tale occasione, rivesta anche la posizione di operatore concorrente della medesima società, l’esercizio del suo diritto ex art. 2476, comma 2, c.c., non può essere subordinato alla richiesta della suddetta società di stipulare preventivamente un patto di non divulgazione delle informazioni societarie a fini concorrenziali, laddove non siano allegati elementi, da parte della società, sulla cui scorta poter desumere un esercizio abusivo del diritto, strumentale all’attività svolta come concorrente”

[v] Trib. Bologna 23/06/2015; Trib. Bologna 15/03/2015 Trib. Milano 22/07/2012; Trib. Milano 20/01/2012; Trib. Milano 30/11/2014.

[vi] Trib. Milano 27/03/2014; Trib. Palermo 9/02/2011; Trib. Taranto 13/07/2007; Trib. Nocera Inferiore 13/10/2005.

[vii] Trib. Legnano 2/03/2002; Trib. Firenze 9/05/2002.

[viii] Trib. Ravenna 31/01/2016.

[ix] Per la tipologia del diritto e l’interpretazione estensiva l’oggetto del diritto di visione ed estrarre copia vedi giurisprudenza di merito ex plurimis: Tribunale di Napoli ord. del 23/03/09, Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ord.del 15/6/07. Tribunale di Biella 18/05/05. Tribunale di Civitavecchia ord. del 21/04/04

[x] Tribunale di Pavia ord. del 01/10/2007.

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