SOCIETA’ FALLITA: curatore legittimato ad agire contro la banca in caso di concessione abusiva del credito?

In Fallimentare
Tribunale di Milano n.5762 del 22/05/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Rita Claudia Calderini

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Milano si è pronunciato sulla legittimazione attiva del curatore fallimentare per l’azione risarcitoria nei confronti dell’istituto bancario che abbia abusivamente concesso un credito, affermando il seguente principio di diritto: “il curatore è legittimato ad agire ai sensi dell’art. 146 l.f., in correlazione con l’art. 2393 c.c., nei confronti della banca, ove la posizione a questa ascritta sia di terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell’abusivo ricorso al credito da parte degli amministratori della società stessa”.

Nel caso di specie, la parte attorea agiva davanti al giudice milanese al fine di accertare e dichiarare la responsabilità solidale degli Istituti di Credito, ai sensi degli artt. 2043 e 2055 c.c., per avere concorso – con gli amministratori ed i sindaci della fallita – nella causazione e nell’aggravamento del danno patrimoniale patito dalla società, attraverso la concessione abusiva di credito e, dunque, per sentirli condannare al risarcimento del danno.

Le Banche convenute rimaste in giudizio hanno contrastato in fatto e diritto la pretesa attorea ed hanno eccepito, in via preliminare e/o pregiudiziale, il difetto di legittimazione attiva in capo al Curatore fallimentare a proporre l’azione per il risarcimento dei danni causati della asserita abusiva concessione di credito.

Gli Istituti convenuti, come in precedenza anticipato, hanno eccepito la carenza di legittimazione attiva della curatela, in quanto hanno ritenuto che la domanda dell’attore dovesse interpretarsi quale azione di responsabilità extracontrattuale da abusiva concessione del credito, non rientrante nelle azioni c.d. “di massa” di competenza del Curatore fallimentare, in ragione di quanto affermato dalla Corte di Cassazione nelle note sentenze a Sezioni Unite nn. 7029 e 7030 del 2006.

Si tratterebbe di un’azione spettante unicamente ai singoli creditori danneggiati, poiché strumento di reintegrazione del patrimonio del creditore individuale.

Contrariamente all’indirizzo giurisprudenziale tradizionale che nega la legittimazione attiva della curatela per la proposizione di una domanda risarcitoria non qualificabile come azione “di massa”, la sentenza del Tribunale di Milano aderisce, invece, all’orientamento minoritario e di più recente acquisizione, secondo cui il curatore sarebbe legittimato ad agire nei confronti della banca ai sensi dell’art. 146 l.f., in correlazione con l’art. 2393 c.c., ove la posizione a quest’ultima ascritta sia di terzo responsabile solidale, ai sensi dell’art. 2055 c.c., del danno cagionato alla società fallita per effetto dell’abusivo ricorso al credito da parte degli amministratori della società stessa.

Secondo il giudice milanese, a differenza di quanto eccepito dalle parti convenute, la parte attorea non ha azionato un’azione da abusiva concessione del credito che, come giurisprudenza condivisibile afferma (v. Cass. Sez. U. n. 7029-06, n. 7030-06 e n.7031-06), non rientra nelle azioni c.d. di massa, ma costituisce strumento di reintegrazione del patrimonio del singolo creditore, la cui posizione è variamente articolata a seconda che si tratti di creditore antecedente ovvero successivo all’attività di erogazione abusiva.

Il curatore ha invece esercitato un’azione risarcitoria chiedendo alla Banche il ristoro del danno che la società ha patito a seguito della prosecuzione dell’attività sociale (possibile soltanto grazie alle sovvenzioni) anche successivamente all’integrale perdita del suo capitale.

Si tratta dunque di una ipotesi in cui è ammissibile la legittimazione del curatore fallimentare, ai sensi dell’art. 146 l.f. in correlazione con l’art. 2393 c.c., nei confronti della banca, ove la posizione a questa ascritta sia di terzo responsabile solidale, ai sensi dell’art. 2055 c.c., del danno cagionato alla società fallita per effetto dell’abusivo ricorso al credito da parte degli amministratori della società stessa.

 

 

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