SOCIETÀ DI CAPITALI: singole clausole contrattuali non possono prevedere la nomina dell’A.D. a tempo indeterminato

In Contratti, Diritto Societario
Cassazione, sentenza del 13 giugno 2017 n. 14695 [Leggi la sentenza]
Redatto dal dott. Lorenzo Mariconda

In tema di società di capitali, atteso che la norma che riserva all’assemblea la nomina e la revoca degli amministratori è inderogabile, in quanto di ordine pubblico per la sua incidenza su interessi generali della collettività, e che le deliberazioni dell’assemblea debbono essere inderogabilmente prese con l’osservanza del metodo collegiale, non può ammettersi che, attraverso singole clausole contrattuali, le parti possano giungere, di fatto, a svuotare la portata di tali principi.

Tale è l’esito cui giunge la Sentenza n. 14695 del 13 giugno 2016 della Corte di Cassazione.

V.L. proponeva opposizione allo stato passivo della procedura fallimentare relativa alla società di cui era stato dipendente con un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, assumendo di avere un credito nei confronti della convenuta e che esso fosse da ammettersi in prededuzione o, in subordine, in via privilegiata.

A sostegno della propria pretesa, assumeva l’opponente di essere stato nominato amministratore delegato della società e che, a seguito della decadenza del consiglio di amministrazione, avrebbe maturato, secondo le previsioni contrattuali, diritto ad un indennizzo pari al triplo dello stipendio percepito (pari a 1.380.000,00 euro): per tali somme, l’istante assumeva di aver ottenuto anche decreto ingiuntivo da parte del Giudice del Lavoro.

Si costituiva la società, eccependo preliminarmente la dichiarazione di improcedibilità del decreto ingiuntivo citato dall’opponente. Precisava, poi, che il compenso dovuto era da valutarsi sulla base di clausole differenti da quelle citate dalla controparte; i capitoli posti a sostegno della pretesa creditoria, vale a dire le clausole N) ed O) dovevano dichiararsi nulle.

Il Tribunale di Velletri accoglieva l’opposizione nella parte relativa all’ammissione in via privilegiata del credito inerente all’importo dovuto a titolo di differenze retributive; respingeva, invece, il ricorso relativamente all’applicazione delle clausole N) ed O) del contratto[1].

Tali clausole, infatti, nella ricostruzione fornita dal giudice laziale, dovevano ritenersi nulle ex artt. 1418 ss. c.c., in quanto dalla lettura delle stesse sarebbe emersa un’interpretazione della volontà negoziale volta a derogare al contenuto di norme di legge e dello statuto inderogabili: in particolar modo vi sarebbe stata violazione delle disposizioni che attribuiscono al CDA il potere di nomina dell’amministratore delegato escludendo che questa possa essere a tempo indeterminato. In ogni caso, anche volendo ritenere valide le suddette clausole, segnalava il Tribunale come la società non sarebbe stata inadempiente, avendo adeguato spontaneamente la retribuzione dell’opponente ai sensi della clausola O) del contratto di lavoro subordinato.

V.L. propone ricorso per Cassazione articolato su sette motivi, contestando, nel primo e nel secondo, l’errata interpretazione delle clausole N) ed O) del contratto di lavoro subordinato

In particolare, secondo la ricostruzione del ricorrente, tali capitoli contrattuali inseriti all’interno del contratto di lavoro subordinato non sarebbero tesi a derogare alle norme di legge, in quanto volti esclusivamente a regolamentare sul piano patrimoniale e stipendiale il singolo rapporto di lavoro facente capo al V.L., individuando a priori il trattamento economico che gli sarebbe spettato quale dirigente e, per un periodo, quale amministratore delegato della società. Secondo tale argomentazione, non sarebbe stata perpetrata alcuna invasione nelle prerogative tipiche del consiglio di amministrazione, in quanto scopo della pattuizione contrattuale era quella di pattuire l’effettivo compenso da garantire all’opponente e non quello di sancirne la qualifica di amministratore delegato a tempo indeterminato.

Su tale primo e secondo motivo, costituenti la questioni di maggior interesse giuridico della presente sentenza, gli Ermellini si pronunciano rigettando il ricorso. La Corte di Legittimità sottolinea come, innanzitutto, l’interpretazione sulla volontà contrattuale delle parti sia rimesso all’accertamento del giudice di merito e, dunque, insindacabile in sede di legittimità se non per violazione dei criteri legali di ermeneutica contrattuale o motivazione illogica e incongrua. Peraltro, l’interpretazione scelta dal giudice di merito, qualora il caso concreto presenti la possibilità di sceglierne più di una, deve assumere i caratteri della possibilità e plausibilità, senza che la parte possa contestare la scelta di una esegesi differente da quella da lei preferita. Nel caso in esame, secondo i giudici di Piazza Cavour, il Tribunale di Velletri, nel dichiarare nulle ai sensi degli artt. 1418 ss. C.c. le clausole N) ed O) del contratto di lavoro subordinato, avrebbe addotto una giustificazione ed una motivazione assolutamente congrua: esse, infatti, si porrebbero in contrasto con l’art. 2381, c.3, c.c. secondo cui il c.d.a. deve determinare limiti di delega; con l’art. 2383, c.2, c.c.secondo cui l’a.d. non può rimanere in carica per più di tre esercizi; con l’art. 2381 e 2383 c.c. che attribuiscono al consiglio e all’assemblea il potere di conferire le deleghe e le nomine agli amministratori, mentre con le pattuizioni sottoposte ad esame si sarebbe preteso di far assumere la carica di ad a tempo indeterminato al sig. V.L.

Pertanto, la Corte rigetta il ricorso.

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[1]La società, in aggiunta a quanto precede, Le garantisce di mantenerLa nella posizione di Amministratore Delegato con le deleghe di cui all’allegato A) per tutta la durata del rapporto di lavoro con il compenso non inferiore ad Euro 280.000,00 lordi annui ai sensi di quanto precede”. La seconda testualmente sanciva che “Qualora la Società dovesse essere inadempiente a quanto sopra stabilito al punto N) che precede, Le garantiamo, anche per i nostri eventuali aventi causa a qualunque titolo, che la sua retribuzione annua lorda di cui al punto E), n. 1, lett. A e/o quella diversa che dovesse risultare a seguito di aumenti dovuti per CCNL e/o per accordi individuali successivamente intervenuti, ferme restando le altre condizioni economiche e normative qui previste, sarà integrata con effetto immediato dell’intero importo di cui al punto E), n. 1, lett. B) e di cui al punto F) che precedono. In alternativa a quanto precede, Lei avrà la facoltà, esercitabile entro sei mesi dall’evento, di risolvere il rapporto di lavoro, e la Società, ad integrazione delle competenze ed indennità tutte di fine rapporto ivi compreso il periodo di preavviso contrattualmente maturato, si impegna a corrisponderle incondizionatamente un indennizzo pari a tre volte l’ammontare dello stipendio annuo globale (100% della parte fissa oltre al 100% della parte variabile”

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