SOCIETA’: delibera assembleare invalida se nel verbale d’assemblea non sono identificati i soci partecipanti

In Diritto Societario
 Cassazione civile, sezione primasentenza n.603 del 12/01/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Chiara Liotto

L’art. 2375 c.c., nel richiedere un “allegato”, esige non solo la presenza del documento scritto che presenti un contenuto idoneo a integrare le dichiarazioni presenti nel verbale (con riferimento alle indicazioni circa i partecipanti, le rispettive quote di capitale rappresentate e i dati riferiti ai soci favorevoli, assenti o dissenzienti), ma, altresì, che tale documento faccia corpo col verbale, costituendone parte integrante: e ciò si verifica ove il foglio di presenze sia espressamente richiamato nel predetto verbale, o quantomeno materialmente unito, accluso, allo stesso.

Questo è quanto statuito dalla Corte di Cassazione all’esito di una controversia avente ad oggetto l’interpretazione della disposizione di cui all’art. 2375, comma 1, del codice civile. Tale norma, così come modificata dal d.lgs. n. 6 del 2003, prescrive che le deliberazioni dell’assemblea devono constare da verbale sottoscritto dal presidente e dal segretario o dal notaio. Il verbale deve indicare la data dell’assemblea e, anche in allegato, l’identità dei partecipanti e il capitale rappresentato da ciascuno; deve altresì indicare le modalità e il risultato delle votazioni e deve consentire, anche per allegato, l’identificazione dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti. Nel verbale devono essere riassunte, su richiesta dei soci, le loro dichiarazioni pertinenti all’ordine del giorno.

Nel caso di specie, un socio di una società di capitali citava in giudizio una s.p.a. chiedendo al Tribunale di Trieste la declaratoria di nullità o l’annullamento di due delibere assembleari. Tra i motivi dell’impugnazione, sosteneva che nei verbali delle due assemblee non era stato indicato il nominativo dei soci partecipanti in violazione dell’art. 2375 c.c.

La società convenuta, nel costituirsi, affermava che ai fini della corretta applicazione di tale norma, era sufficiente anche la sottoscrizione dei fogli di presenza allegati ai verbali delle due assemblee e conservati dalla società.

Il Tribunale di Trieste accoglieva la domanda della parte attrice, relativamente alla pronuncia di annullamento delle delibere impugnate. Tale pronuncia trovava conferma anche in Corte di appello di Trieste (sentenza 10 gennaio 2012).

La Corte distrettuale osservava che, in relazione alla prima assemblea, vi era la totale assenza di un foglio di presenze. Ciò doveva portare sicuramente all’annullamento della relativa delibera. Quanto alla seconda all’assemblea il foglio di presenze, che si pretendeva allegato al verbale dalla società convenuta, non era affatto menzionato in esso. Anche tale carenza redazionale si poneva in insanabile contrasto con il dettato dell’art. 2375 c.c.

La società ricorre in Cassazione, lamentando l’erronea interpretazione dell’art. 2375 c.c. Secondo la ricorrente, la Corte di merito aveva erroneamente ritenuto che il foglio presenze che in occasione di ogni assemblea veniva redatto (con indicazione dei singoli soci, la sottoscrizione di ogni interessato, e la sottoscrizione dei membri del consiglio di amministrazione e di quelli del collegio sindacale), anche se non espressamente menzionato nel verbale non potesse considerarsi un allegato di questo.

A conferma di tale interpretazione, richiama un precedente della Cassazione, secondo cui l’elenco dei soci ammessi e partecipanti, anche se non allegato al verbale, costituisce fonte primaria di prova della composizione dell’assemblea, e quindi, indirettamente, delle assenze dei soci chiamati a integrarla.

Dunque, l’art. 2375 c.c. esigerebbe solo che sia redatto un foglio con  l’elenco dei soci intervenuti  e che questo sia conservato agli atti societari, a disposizione dei soci, come avvenuto nel caso di specie.

La ricorrente, inoltre, censura la sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 2375 c.c., in relazione all’art. 2377 c.c., comma 5, n. 3. Secondo tale disposizione la deliberazione può essere annullata per incompletezza o inesattezza del verbale, solo se tali carenze impediscono l’accertamento del contenuto, degli effetti e della validità delle deliberazioni. Secondo la ricorrente, nel caso di specie, l’omissione dell’indicazione dei nominativi dei soci intervenuti non impediva l’accertamento del contenuto del verbale.

La Corte di Cassazione respinge il ricorso.

Secondo gli ermellini, la norma vigente è ben chiara nel richiedere espressamente che l’identità dei partecipanti all’assemblea risulti dal verbale o da un allegato allo stesso.
Come accertato dalla Corte territoriale, attraverso un giudizio di fatto insindacabile dinanzi al giudice di legittimità, in riferimento alla prima adunanza risulta la totale mancanza di un foglio di presenze. Ciò rende impossibile l’identificazione dei soci partecipanti e votanti all’assemblea. Ne consegue che il ricorso è assolutamente infondato e va confermata la pronuncia di annullamento della delibera resa dalla Corte territoriale.

Stesse conclusioni in relazione alla seconda delibera. La norma, infatti, nel richiedere anche un “allegato”, esige non solo la presenza del documento scritto che presenti un contenuto idoneo a integrare le dichiarazioni presenti nel verbale ma, altresì, che tale documento faccia corpo col verbale, costituendone parte integrante. Dunque, è necessario che il foglio di presenze sia espressamente richiamato nel predetto verbale materialmente accluso allo stesso, cosa non avvenuta nel caso di specie, in cui il foglio di presenze non era né menzionato né materialmente allegato al verbale, ma solo conservato dalla società.

Lo scopo della norma è quello di assicurare la concreta e immediata conoscenza di quanto avvenuto in sede di assemblea da parte del socio assente e rappresenta lo strumento attraverso cui quest’ultimo è posto delle condizioni di apprezzare se ricorrano le condizioni per impugnare la delibera assunta.

L’indicazione dei soci che vi hanno partecipato e di quelli che hanno espresso il loro voto, infatti, è un elemento necessario per ricostruire la genesi del processo deliberativo e controllare la validità delle determinazioni assunte dall’assemblea, in quanto consente al singolo socio di verificare se i votanti sono soggetti a ciò legittimati, soci o delegati,  chi sono i favorevoli o i dissenzienti, se la delibera è stata approvata senza la maggioranza richiesta o con il voto determinante di un socio in conflitto di interessi.

 

 

 

 

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