SOCIETA’ COOPERATIVA: ammissibile lo strumento impugnatorio ex art.2378 c.c. comma terzo previsto per le s.p.a.

In Diritto Societario
Tribunale di Firenze, Sezione Imprese, ordinanza del 23/02/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Chiara Liotto

Benchè nel nostro ordinamento non sia più previsto, a seguito dell’abolizione del cd. rito societario avvenuta con il d. lgs. 69/2009, uno strumento cautelare tipico per la sospensione delle deliberazioni dell’assemblea di società cooperativa, la giurisprudenza di merito ha costantemente ritenuto la pacifica applicabilità anche alle società cooperative, stante l’espresso meccanismo di rinvio previsto dall’art. 2519 c.c. dello strumento impugnatorio di cui all’art. 2378, comma terzo, c.c., espressamente previsto per le società per azioni.

Relativamente al periculum in mora, va osservato che la regola di giudizio formulata dall’art. 2378, comma quarto, c.c., non costituisce applicazione pedissequa del generale principio secondo cui nel procedimento cautelare il presupposto del pericolo debba essere parametrato sul solo ricorrente (…) dovendosi effettuare un bilanciamento tra l’interesse ad agire in via cautelare del socio e quello a resistere della società.

Nel caso sottoposto all’attenzione del Tribunale di Firenze, una società a responsabilità limitata aveva impugnato, chiedendone l’annullamento, una delibera di esclusione della stessa dalla compagine societaria di una cooperativa di cui faceva parte, adottata ai sensi dell’art. 2533 c.c.

I motivi dell’esclusione della s.r.l. dalla compagine societaria erano individuati in una attività promozionale di volantinaggio svoltasi in un bacino di utenza appartenente ad un altro socio e l’utilizzo del marchio della cooperativa in via non esclusiva, in violazione delle norme del regolamento societario.

In relazione al primo motivo, la parte attrice evidenziava di non essere incorsa nella violazione di alcuna norma statutaria o regolamentare e che, in ogni caso, la relativa condotta era dipesa da un errore della società incaricata di volantinaggio; dunque, ad essa non ascrivibile. Con riguardo al secondo motivo, deduceva una erronea interpretazione della norma regolamentare riguardante l’utilizzo del marchio, ritenendo il proprio comportamento pienamente legittimo, non integrante alcuna ipotesi di esclusione e, comunque, da sempre tollerato dalla società.

Chiedeva, inoltre, la sospensione della medesima delibera ai sensi dell’art. 2378, comma terzo, c.c., il quale dispone che su ricorso di parte, in caso di eccezionale e motivata urgenza, il Presidente del Tribunale provvede, inaudita altera parte, alla sospensione dell’esecuzione della deliberazione con decreto motivato, il quale deve altresì contenere la designazione del giudice per la trattazione della causa di merito e la fissazione, davanti al giudice designato, entro quindici giorni, della fissazione dell’udienza per la conferma, modifica o revoca dei provvedimenti emanati con decreto, nonché la fissazione del termine per la notificazione alla controparte del ricorso e del decreto.

Alla richiesta di annullamento della delibera e di sospensione ex art. 2378, comma terzo, c.c., la società convenuta proponeva domanda riconvenzionale per la condanna della controparte alla cessazione dell’utilizzo dei segni distintivi della società e chiedeva il pagamento di una penale per ogni giorno di illegittima utilizzazione degli stessi.

In relazione alla domanda di sospensione cautelare della delibera impugnata, ne contestava l’ammissibilità, in quanto la norma è direttamente applicabile alle sole società per azioni, e la tardività, perché proposta successivamente alla notifica dell’atto di citazione.

Il giudice di merito, investito della causa, risolve preliminarmente con ordinanza la questione relativa all’ammissibilità della richiesta di sospensione dell’esecuzione della delibera ex art. 2378, comma terzo, c.c., richiesta dalla parte attrice. Osserva che, a seguito dell’abrogazione del cd. rito societario (avvenuta con il d.lgs. 69/2009) non è espressamente previsto dalla legge un rimedio cautelare tipico per la sospensione delle deliberazioni di una società cooperativa. In presenza di tale lacuna legislativa, è rimesso agli interpreti del diritto il compito di individuare un fondamento legislativo a tale rimedio cautelare, posto che è comunque applicabile l’art. 700 c.p.c., ma, com’è noto, tale strumento ha carattere residuale.

In relazione a tale problematica, la giurisprudenza di merito ha costantemente ritenuto applicabile l’art. 2378, comma terzo, c.c., anche alle società cooperative per il tramite dell’art. 2519 c.c., il quale, al primo comma, dispone che alle società cooperative, per quanto non disposto dal presente titolo, si applicano in quanto compatibili le disposizioni sulle società per azioni [cfr. Tribunale di Roma, Sezione Imprese, 3 agosto 2016].

Rigetta, inoltre, l’opposizione relativa alla tempestività della richiesta.

E’ noto che l’art. 2378, comma terzo, c.c. chiede il deposito del ricorso contenente la richiesta di sospensione contestualmente al deposito della citazione, anche in copia. Tale disposizione, però, è interpretata estensivamente come necessaria correlazione tra la richiesta e l’instaurazione del giudizio di merito.

Ferma l’astratta ammissibilità della domanda e la tempestività della stessa, la richiesta di sospensione della deliberazione dell’assemblea proposta dalla parte attrice viene rigettata nel merito.

In punto di diritto sostanziale, l’art. 6 del regolamento della società convenuta dispone espressamente che tutta la pubblicità individuale sui vari media… deve essere autorizzata dalla Commissione per l’immagine e deve rispettare l’immagine coordinata e l’estensione del territorio di esclusiva e che l’art. 12 dello statuto societario commina l’esclusione del socio dalla compagine sociale sia in caso di mancata osservanza dello statuto o del regolamento sia di concorrenza nei confronti di altri soci con qualunque mezzo che sconfini dal proprio bacino di esclusiva. Risulta, quindi, pienamente integrato il n. 2 dell’art. 2533 c.c., che dispone che l’esclusione può avere luogo per gravi inadempienze che derivano dalla legge, dal contratto sociale, dal regolamento o dal rapporto mutualistico.

Relativamente al periculum in mora, l’art. 2378, comma quarto, c.c. richiede un attento giudizio di comparazione di interessi. Il giudice, secondo tale norma, deve valutare comparativamente il pregiudizio che subirebbe il ricorrente dalla esecuzione e quello che subirebbe la società dalla sospensione dell’esecuzione della delibera.

Non si tratta, quindi, della normale regola di giudizio del procedimento cautelare, in cui il pregiudizio viene parametrato sui soli interessi del ricorrente, perché in questo caso il legislatore ha l’obiettivo di salvaguardare la stabilità degli atti della società, essenziale per il buon funzionamento dell’impresa sul mercato.

Nel caso di specie, il Tribunale di Firenze ha ritenuto, infatti, che fosse prevalente l’interesse della società convenuta alla continuità e alla stabilizzazione dell’organizzazione dell’impresa.

In particolare, la sospensione della deliberazione non consentirebbe comunque l’assegnazione del bacino in questione ad un altro soggetto, provocando un danno economico alla società stessa, e porterebbe incertezza  nei rapporti commerciali.

 

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