SOCIETA’: in caso di pubblicazione su Internet di dati inesatti che la riguardano, può chiederne la rimozione innanzi al giudice del luogo dell’evento dannoso

In Diritto Societario, Information Technology, Privacy
Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza del 17 ottobre 2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Gabriele Marasco

Una persona giuridica può agire, in materia di illeciti civili dolosi o colposi, dinanzi ai giudici dello Stato membro nel quale si trova il centro dei propri interessi, se il danno patito è alla reputazione di cui essa gode in tale luogo.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è recentemente espressa[1] su una domanda di pronuncia pregiudiziale sollevata all’interno di un processo promosso da una società di diritto estone ed una sua dipendente contro una società di diritto svedese. Le parti attrici hanno chiesto al giudice di imporre alla società convenuta l’obbligo di rettificare alcuni dati inesatti pubblicati sul proprio sito Internet. (indicazione dell’attrice come responsabile di truffe e frodi ed inserita in una “black list”) e di rimuovere i commenti postati dagli utenti all’interno del forum di discussione di detto sito (alcuni dei quali commenti inneggiavano alla violenza contro la dipendente anch’essa attrice).

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’art. 7, punto 2, del regolamento UE n. 1215/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.

Infatti, la norma generale in tema di competenza è dettata dall’art. 4 del suddetto Regolamento, il quale afferma che le persone domiciliate nel territorio di un determinato Stato membro sono convenute davanti alle autorità giurisdizionali di tale Stato membro.

L’art. 7, al punto 2, prevede che una persona domiciliata in uno Stato membro può essere convenuta in materia di illeciti civili dolosi o colposi, davanti all’autorità giurisdizionale, di un altro Stato membro, del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire.

Le questioni sollevate sono due:

Con la prima, si chiede alla CGUE se l’art. 7, punto 2, debba essere interpretato nel senso che una persona giuridica la quale lamenti che, con la pubblicazione su Internet di dati inesatti che la riguardano e l’omessa rimozione di commenti sul proprio conto, sono stati violati i suoi diritti della personalità, può proporre un ricorso diretto alla rettifica di tali dati, alla rimozione di detti commenti e al risarcimento della totalità del danno subito dinanzi ai giudici dello Stato membro nel quale si trova il centro dei propri interessi.

La Corte dà risposta affermativa.

Infatti, la ratio della previsione dell’art. 7, punto 2, che individua la competenza del giudice del luogo dove l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire, risiede nel collegamento particolarmente stretto tra la controversia e i giudici del luogo dell’evento dannoso, che giustifica un’attribuzione di competenza a questi ultimi ai fini della buona amministrazione della giustizia e dell’economia processuale[2], in particolare per ragioni di prossimità alla controversia e di facilità di assunzione delle prove.[3] Nel contesto specifico di Internet, la Corte afferma che la violazione lamentata è generalmente patita maggiormente nel centro degli interessi della persona interessata, in considerazione della reputazione di cui essa gode in tale luogo. Per questo motivo, il criterio del centro degli interessi della vittima rispecchia il luogo in cui, in linea di principio, il danno cagionato da un contenuto in rete si concretizza, ai sensi dell’art. 7, punto 2, in modo più significativo.

La seconda questione ha sottoposto alla Corte il seguente dubbio interpretativo: se l’art. 7, punto 2, vada inteso nel senso che una persona i cui diritti risultino violati dalla pubblicazione su Internet di indicazioni errate che la riguardino e dall’omessa rimozione di commenti sul proprio conto possa agire dinanzi ai giudici di ciascuno Stato membro nel cui territorio siano o siano state accessibili le informazioni pubblicate.

In questo caso la risposta della CGUE è negativa: alla luce del fatto che la portata della diffusione dei dati a mezzo Internet, è, in linea di principio, universale [4], una domanda diretta alla rettifica dei dati e alla rimozione dei commenti è una e indivisibile, per cui può essere proposta soltanto davanti a un giudice competente a conoscere della totalità di una domanda di risarcimento del danno.

[1] Sentenza del 17 ottobre 2017, Bolagsupplysningen e Ilsjan, C-194/16.

[2] V. in particolare, le sentenze del 25 ottobre 2011, eDate Advertising e a., C-509/09 e C-161/10, EU:C:2011:685, punto 40, nonché del 22 gennaio 2015, Hejduk, C-441/13, EU:C:2015:28, punto 19 e giurisprudenza ivi citata.

[3] Cfr. anche sentenze del 16 maggio 2013, Melzer, C-228/11, EU:C:2013:305, punto 27, e del 21 maggio 2015, CDC Hydrogen Peroxide, C-352/13, EU:C:2015:335, punto 40.

[4] V. in tal senso la sentenza del 25 ottobre 2011, eDate Advertising e a., C-509/09 e C-161/10, EU:C:2011:685, punto 46

Print Friendly, PDF & Email

You may also read!

CONTESTAZIONE DISCIPLINARE: nel merito è incensurabile in sede di legittimità

Cassazione civile, sezione lavoro, sentenza n.21506 del 15/09/2017 Redatto dal Dott. Francesco Faiello   “Il giudizio di

Read More...

CONDOMINIO: quando è vessatoria la clausola di esonero dalle spese per l’impresa costruttrice?

Tribunale di Larino, dott. Luigi Guariniello, sentenza n.483 del 11/10/2017 Redatto dall’Avv. Claudia Simonetti E’ vessatoria e,

Read More...

PERMESSO DI SOGGIORNO: ANCHE L’EXTRACOMUNITARIO CONVIVENTE NE HA DIRITTO

Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza n.5040 del 2017 Redatto dal Dott. Alessandro Carofiglio Con la Sentenza

Read More...

Mobile Sliding Menu