SOCIETA’: ammissibile la nomina di una società di capitali come amministratore di una s.r.l.?

In Diritto Societario
Tribunale di Milano, sezione specializzata impresa, sentenza n.3545 del 27/03/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Beatrice Cucinella

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Milano, sezione specializzata in materia di impresa, si è pronunciato sull’interessante tema della responsabilità assunta da una persona fisica in qualità di membro del consiglio di amministrazione di una S.r.l. che entra in contatto diretto con la società amministrata, enunciando il seguente principio di diritto: “deve intendersi pienamente legittima la nomina ad amministratore di una S.r.l. di una società di capitali, la quale eserciti le relative funzioni attraverso un rappresentante, persona fisica, da essa designato. Tale rappresentante concretamente deputato alle funzioni gestorie, entrando in contatto diretto con la società amministrata, assume nei confronti di questa, solidalmente con la società amministratore, una posizione di garanzia che genera a suo carico una responsabilità di tipo contrattuale.”

In particolare, la causa è stata promossa dal curatore fallimentare di una S.r.l., in liquidazione coatta amministrativa, totalitariamente partecipata da una SPA, nei confronti di una dipendente della Spa che ha stipulato, in nome e per conto della Srl, in data 31/1/2008, un contratto di locazione finanziaria relativo al marchio LONGHI (già del Gruppo Zegna) per un importo complessivo di Euro 4.398.338,95.

Secondo la dipendente, tale scelta imprenditoriale è stata assunta esclusivamente dalla Srl e, in tale occasione, il ruolo dalla stessa rivestito era quello di dare mera esecuzione ad un incarico a lei assegnato. Inoltre, secondo la ricostruzione dei fatti operata dalla convenuta, il marchio era stato acquisito per darlo in uso ad una società terza.

Al contrario, invece, il curatore non soltanto lamentava che tale marchio non fosse stato concesso in uso ad alcuno e che tale operazione non avesse portato ad alcun ricavo per la Srl, ma addirittura sosteneva che tale scelta imprenditoriale si fosse risolta in una grandissima perdita economica per la Srl ormai fallita.

Con la sentenza in commento, il Tribunale di Milano ha affermato che: “ferma la diretta applicabilità all’amministratrice unica della s.r.l. delle regole portate in tema di responsabilità dall’art. 2476 c.c., anche la convenuta – quale persona designata dalla s.r.l. e concretamente autrice degli atti gestori – deve ritenersi solidalmente responsabile verso la società e i creditori per l’eventuale violazione dei doveri gestori.”

Costituisce infatti espressione di un principio di imputazione intrinsecamente connesso alla nomina quale amministratore di una società, quello espresso dal già citato art. 5 del d.lgs. 240/1991, secondo cui la persona giuridica amministratrice esercita le relative funzioni attraverso un rappresentante da essa designato, che “assume gli stessi obblighi e le stesse responsabilità civili e penali previsti a carico degli amministratori persone fisiche, ferma restando la responsabilità solidale della persona giuridica amministratore“.

Pertanto, sulla base del ragionamento dei Giudici ne consegue che “la persona fisica concretamente deputata all’amministrazione, una volta che abbia concretamente esercitato funzioni gestorie entrando (in occasione e nell’esercizio di esse) a diretto contatto con la società amministrata e con i terzi, assuma nei confronti della prima -unitamente all’amministratore- una posizione di garanzia che ingenera a suo carico una responsabilità contrattuale”.

Stante quanto sopra, il Tribunale di Milano, con la sentenza in commento, ha accertato la responsabilità della dipendente per la violazione dei propri doveri gestori e ha condannato la predetta al risarcimento del danno cagionato alla S.r.l..

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