Simulazione: la controdichiarazione non necessita della forma solenne

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione seconda, ordinanza n. 18204 del 24/07/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Sabrina Mazzocca

Dallart. 1417 c.c. si ricava che la prova della simulazione tra le parti soggiace ad un requisito di forma scritta ad probationem tantum, non anche a quello solenne ed ulteriore eventualmente richiesto ad substantiam per latto della cui simulazione si tratta. Pertanto, la prova della parziale simulazione soggettiva di una donazione non richiede anchessa latto pubblico, ma può essere fornita mediante una semplice controdichiarazione sottoscritta dalle stesse parti o da quella contro cui questa è prodotta”.

Nel giudizio instauratosi innanzi al Tribunale di Tivoli, l’attrice promuove un’azione volta a far valere la simulazione soggettiva relativa di una donazione obnuziale e di una vendita di due immobili da lei compiute in favore della convenuta che, da lì a poco, si sarebbe unita in matrimonio con il figlio.

A sostegno delle proprie domande, l’attrice produce due controdichiarazioni, riportate su un unico foglio sottoscritto dalla convenuta, in cui si afferma che entrambi i trasferimenti immobiliari dovessero ritenersi effettuati anche in favore del figlio (nei cui confronti è stato integrato il contraddittorio) il quale, a causa di una situazione di grave indebitamento, non poteva risultare formalmente come intestatario dei beni.

In particolare, con specifico riguardo alla donazione, era previsto che questa, in mancanza di riconoscimento giuridico, dovesse essere considerata priva di effetti, con il conseguente permanere della titolarità del bene in capo alla donante.

Le domande vengono respinte in primo grado e, successivamente, anche dalla Corte d’Appello di Roma che ritiene, in particolare, che l’appellante non abbia dato prova della simulazione assoluta della donazione. Difatti, la controdichiarazione, pur manifestando la volontà della donante di far beneficiare della donazione entrambi i coniugi, risulta sprovvista della forma solenne ex art. 782 c.c..

La vicenda, tuttavia, ha trovato un diverso epilogo in Cassazione.

La Corte, al fine di confutare le conclusioni della Corte d’Appello, richiama la sentenza n. 3605/1971, con cui si chiarì che per la modifica delle convenzioni matrimoniali non fosse richiesta la forma dell’atto pubblico.

Le controdichiarazioni, difatti, costituiscono dei documenti per loro natura destinati a rimanere segreti, salvo ovviamente dover offrire la prova della simulazione del patto e, per tale ragione, si differenziano dai patti modificativi, per i quali è richiesta la medesima forma dell’atto modificato.

Nel caso in esame, dunque, la controdichiarazione sottoscritta dalle parti è atta a fornire la piena prova della simulazione intervenuta tra le parti, giacché il documento così formato è sottoposto ad un regime formale esclusivamente ai fini della prova dell’atto e giammai della sua validità.

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