SEZIONI UNITE: Elusione del pagamento dei debiti fiscali e compensazione con crediti d’imposta – II Parte

In Diritto penale commerciale, Fisco e contabilità
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 Cassazione penale, sezione terza, sentenza n. 56451 del 19/12/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dal Dott. Gabriele Marasco

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2° MASSIMA: “In tema di reati tributari, il sequestro preventivo per equivalente, in vista della confisca prevista dal D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 12 bis, può essere disposto, entro i limiti quantitativi del profitto, indifferentemente nei confronti di uno o più degli autori della condotta criminosa, non essendo esso ricollegato all’arricchimento personale di ciascuno dei correi bensì alla corresponsabilità di tutti nella commissione dell’illecito”.

3° MASSIMA: “Ai fini dell’applicazione del sequestro preventivo su beni formalmente intestati a persona estranea al reato, è necessaria la prova, con onere a carico del pubblico ministero, della disponibilità degli stessi da parte dell’indagato”.

L’indagato, con il terzo motivo di ricorso, ha dedotto il vizio di violazione di legge in relazione all’art. 321 c.p.p. e D.Lgs. n. 74 del 200, art. 12 bis.

In particolare, la difesa sottolinea che l’imputato (accollante) non avrebbe causato nessun danno all’Erario, non avendo estinto il debito tributario che resta inalterato in capo dal debitore originario. Per questo, il profitto del reato sarebbe costituito semplicemente dalle provvigioni guadagnate dall’accollante, e non, come sostenuto dall’accusa, dal risparmio di “spesa” rappresentato dall’ammontare del credito inesistente opposto in compensazione.

In relazione al presente motivo di ricorso, la Corte afferma che il ricorrente confonde il profitto, che consiste nel risparmio d’imposta, identificantesi nell’intero ammontare del tributo non versato, con il mezzo attraverso cui l’operazione di indebita compensazione è stata attuata.

Inoltre, il concorso di persone nel reato (accollante ed accollato) implica l’imputazione dell’intera azione delittuosa in capo a ciascun concorrente ed il sequestro non è collegato all’arricchimento personale di ciascuno dei correi, bensì alla corresponsabilità di tutti nella commissione dell’illecito.

La Corte, dunque, afferma il seguente principio di diritto:

“In tema di reati tributari, il sequestro preventivo per equivalente, in vista della confisca prevista dal D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 12 bis, può essere disposto, entro i limiti quantitativi del profitto, indifferentemente nei confronti di uno o più degli autori della condotta criminosa, non essendo esso ricollegato all’arricchimento personale di ciascuno dei correi bensì alla corresponsabilità di tutti nella commissione dell’illecito”.

Contro l’ordinanza del Tribunale del riesame di Milano, ha proposto ricorso in Cassazione anche il terzo proprietario dei beni sottoposti a vincolo, deducendo come unico motivo di ricorso il vizio di cui all’art. 606 c.p.p., l.b) , per violazione di legge in relazione agli artt. 125, 321 e 322 ter c.p.p. nonché in relazione all’art. 168 c.c. e D.L. n. 69 del 2013, art. 2, attesa la mancata specifica indicazione dei beni del terzo vincolabili e la carenza di motivazione sull’asserita indicazione dei beni del terzo vincolabili e conseguentemente in relazione all’insussistenza di un titolo giuridico.

La Corte ritiene di dover accogliere il ricorso presentato dal terzo proprietario dei beni sottoposti a sequestro, e specifica, in primo luogo, che lo stesso è legittimato a proporre ricorso per Cassazione in quanto ove il sequestro venga disposto o eseguito su beni intestati a terzi ma nella disponibilità dell’indagato, unico mezzo per il terzo per rivendicarne l’esclusiva titolarità o disponibilità è il giudizio di riesame,[1] e, nel caso di specie, la misura è stata disposta dal tribunale del riesame in sede d’appello. Inoltre, l’ambito dell’intervento del terzo è limitato unicamente alla prospettazione relativa alla propria effettiva titolarità o disponibilità del bene sequestrato o alla inesistenza di relazioni di collegamento con l’indagato. [2]

Sul concetto di “disponibilità” del bene, la Corte di Cassazione ha già avuto modo di affermare[3] il principio secondo il quale il sequestro preventivo, funzionale alle confisca per equivalente, può ricadere su beni anche solo nella disponibilità dell’indagato, per essa dovendosi intendere la relazione effettuale con il bene, connotata dall’esercizio dei poteri di fatto corrispondenti al diritto di proprietà, quando essi rientrino nella sfera degli interessi economici del reo.

Da ciò è derivato il principio di diritto secondo il quale, ai fini dell’applicazione del sequestro preventivo su beni formalmente intestati a persona estranea al reato, è necessaria la prova, con onere a carico del pubblico ministero, della disponibilità degli stessi da parte dell’indagato.[4]

Nella specie, nessuna motivazione sul punto si ravvisa circa le ragioni giuridiche legittimanti l’apprensione di beni di proprietà di terzi, perché rientranti nella disponibilità dell’indagato.

_____________________________

[1] Sez. II, n. 20685 del 21/03/2017, dep. 02/05/2017, Ventisette, Rv. 270066

[2] Cfr. Sez. VI, n. 42037 del 14/09/2016 – dep.05/10/2016, Tessarolo, Rv. 268070; Cass. Sez. VI del 05/08/2016 n. 34704, Paolini, Cass. Sez. VI del 12/05/2016 n. 21966, Gaetani, entrambe non massimate

[3] Sez. II, n. 22153 del 22/02/2013, Ucci e altri, Rv. 255950

[4] Sez. III, n. 36530 del 12/05/2015, Oksanych, Rv. 264763

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