Rivoluzione Cassazione: l’integrazione presuppone il rispetto della cultura ospitante

In Approfondimenti
Cassazione Penale, I Sezione, sentenza n. 24084/17 [Leggi la sentenza]
Redatto dall’Avv. Franco Pizzabiocca

Immaginate di svegliarvi una mattina, aprire la vostra porta di casa, scendere per strada e vedere un indiano sikh aggirarsi per strada con un coltello in mano di 18,5 cm: cosa pensereste?

Non so voi ma, personalmente, la cosa non sarebbe per niente rassicurante dal mio punto di vista. Ebbene, nonostante possa sembrare uno scherzo o un’immagine paradossale persino nella nostra folle e anarchica società, è successo realmente nella cittadina di Goito, in provincia di Mantova.

Il fatto.

La vicenda trae origine dal comportamento di un cittadino indiano che, con totale serenità e spensieratezza, andava aggirandosi con un lungo e vistoso coltello legato alla propria cintura. Alla richiesta della polizia locale di consegnare l’arma, l’uomo opponeva resistenza argomentando di stare agendo secondo i precetti della sua religione.

Inevitabile la condanna del tribunale di Mantova, che ha comminato all’immigrato una ammenda di 2mila euro. Nessuna apertura neanche da parte della Cassazione che – avallando la linea del tribunale di Mantova – ha rigettato il ricorso del sikh.

Il diritto.

Come i giudici hanno rilevato, in chiave meramente giuridica, il porto d’armi fuori dalla propria abitazione può essere consentito solo laddove vi sia una valida motivazione tenuto conto di elementi come la natura dell’oggetto o la professione di chi lo detiene.

La logica conseguenza di ciò è che, ad esempio, un medico che cammini con un bisturi all’interno della propria borsa da lavoro potrebbe essere giustificato sulla base dell’evidenza per cui il possesso del bisturi è propedeutico allo svolgimento della propria professione (deve operare). Si tratta di una scriminante. Ma nel caso del sikh, la simbologia religiosa non può costituire una scriminante tale da consentire all’indiano di aggirarsi armato per strada.

Il principio rivoluzionario.

In un mondo fatto di buonismo ed accoglienza sfrenata, tale sentenza appare rivoluzionaria pur nella sua logicità. Si legge nel testo della sentenza:

«Gli immigrati che hanno scelto di vivere nel mondo occidentale hanno «l’obbligo» di conformarsi ai valori della società nella quale hanno deciso di stabilirsi ben sapendo che sono diversi dai loro e non è tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante».

Si tratta di un principio apparentemente pacifico, spesso tradito da chi non capisce che accogliere ed integrare deve necessariamente passare e partire dal rispetto per la propria cultura e storia ancor prima che per quella dell’accolto.

Gli ermellini continuano precisando che «In una società multietnica la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l’identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. Se l’integrazione non impone l’abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell’art. 2 della Costituzione che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante».

I precedenti.

Anche la giurisprudenza europea, con riferimento alla questione del velo islamico, si era espressa in passato in modo conforme a questa recente sentenza della Cassazione (cfr. caso Leyla Sahin c. Turchia). In sostanza, il pluralismo religioso e la multiculturalità trovano un limite invalicabile costituito dall’ordine pubblico e dal rispetto dei valori fondanti della società ospitante.

Una brevissima nota finale personale ed “umanistica”

L’immagine del presente articolo si chiama “La Scuola di Atene”. Si tratta di un dipinto del Raffaello risalente al 1511 d.C.. Sono disegnate cinquantotto figure che, nel loro complesso, rappresenterebbero interamente la cultura occidentale: da Platone a Alessandro Magno, da Eraclito a Leonardo Da Vinci, da Archimede allo stesso Raffaello.

Si tratta di un dipinto molto interessante che, oggi più che mai, dovremmo riscoprire per riacquisire la consapevolezza ed il rispetto per le nostre matrici culturali.

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