RISOLUZIONE PER INADEMPIMENTO CONTRATTUALE E RICHIESTA RISARCIMENTO DANNI

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione terza, sentenza n. 15641 del 23/06/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Beatrice Cucinella

Con la sentenza in commento, la Cassazione civile, terza sezione, si pronuncia sull’interessante tema della risoluzione per inadempimento del contratto e la conseguente richiesta di risarcimento dei danni causato dall’inadempimento contrattuale, enunciando il seguente principio di diritto: “qualora in un giudizio sia stata proposta domanda di risoluzione per inadempimento di un contratto e azione di risarcimento del danno conseguente, il giudice d’appello, che rilevi che la prima domanda è stata accolta dal primo giudice e che non vi è stato appello quanto alla relativa statuizione, non può, sussistendo giudicato interno sull’imputabilità dell’inadempimento come causa della risoluzione, esaminare la fondatezza dell’appello quanto alla statuizione del primo giudice che (del tutto contraddittoriamente) abbia rigettato la domanda risarcitoria per inesistenza di un inadempimento imputabile, confermare tale statuizione ravvisando anch’esso il difetto di imputabilità dell’inadempimento, ma deve decidere rilevando che la mancata impugnazione della pronuncia di risoluzione del contratto, rende indiscutibile l’imputabilità dell’inadempimento (già negata erroneamente, comunque, dal primo giudice), giacchè la risoluzione suppone un inadempimento imputabile. ”

Il caso in esame trae origine dal ricorso per cassazione depositato da una S.r.l. contro Enel Distribuzione Spa avverso la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Lecce, precedentemente adita, che, relativamente ad un contratto di fornitura di energia elettrica, da un lato, aveva accolto la domanda declaratoria di risoluzione per inadempimento dell’Enel, dall’altro, invece, aveva rigettato la domanda di risarcimento dei danni subiti dalla ricorrente.

In particolare, in primo grado la Srl aveva adito il Tribunale di Taranto, Sezione Distaccata di Martina Franca in quanto quest’ultima, nel settembre del 1992, aveva richiesto all’Enel una maggiorazione di potenza e di tensione di un impianto di erogazione di energia per uso non abitativo e l’Enel, nel rispondere favorevolmente alla richiesta, aveva indicato in Euro 7.194,10 l’importo necessario per dar corso all’attivazione ed indicato in sessanta giorni lavorativi il tempo per l’esecuzione dei necessari lavori. Tuttavia, nonostante la ricorrente avesse comunicato la sua accettazione alla richiesta di pagamento ed avesse versato quell’importo, indicando che l’attività per cui l’impianto era necessario era lo stampaggio di materie plastiche, Enel era rimata silente, rimanendo inadempiente. Per tale ragione, la ricorrente chiedeva che, accertato l’inadempimento di Enel, fosse dichiarata la risoluzione del contratto e congiuntamente condannata la stessa al risarcimento de danni.

Con la sentenza in commento, la Suprema Corte censura la pronuncia della Corte di Appello di Lecce, fondata su una sbagliata valutazione relativa alla non imputabilità all’Enel dell’inadempimento contrattuale. Ciò in quanto: “la sentenza, in modo del tutto contradditorio in iure, pur avendo riconosciuto la sussistenza dell’inadempimento giustificativo della risoluzione del contratto e, quindi, una responsabilità dell’Enel nell’economia del sinallagma contrattuale, abbia poi escluso che l’inadempimento stesso fosse non imputabile all’Enel e che per tale assorbente ragione correttamente il primo giudice non avesse accolto la domanda risarcitoria. In pratica, si prospetta la contraddizione fra l’essere stato dichiarato risolto il contratto e il non essersi ritenuto colpevole, ai fini della pretesa di risarcimento danni, l’inadempimento giustificativo della risoluzione.“

Pertanto, sulla base del ragionamento della Suprema Corte ne consegue che la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Lecce ha violato il seguente principio di diritto: “qualora in un giudizio sia stata proposta domanda di risoluzione per inadempimento di un contratto e azione di risarcimento del danno conseguente, il giudice d’appello, che rilevi che la prima domanda è stata accolta dal primo giudice e che non vi è stato appello quanto alla relativa statuizione, non può, sussistendo giudicato interno sull’imputabilità dell’inadempimento come causa della risoluzione, esaminare la fondatezza dell’appello quanto alla statuizione del primo giudice che (del tutto contraddittoriamente) abbia rigettato la domanda risarcitoria per inesistenza di un inadempimento imputabile, confermare tale statuizione ravvisando anch’esso il difetto di imputabilità dell’inadempimento, ma deve decidere rilevando che la mancata impugnazione della pronuncia di risoluzione del contratto, rende indiscutibile l’imputabilità dell’inadempimento, giacché la risoluzione suppone un inadempimento imputabile”.

Stante quanto sopra, la Suprema Corte dichiara inammissibili il primo ed il secondo motivo di ricorso, accoglie il terzo morivo e dichiara assorbito il quarto, cassa la sentenza e rinvia alla Corte d’Appello di Lecce, Sezione Distaccata di Taranto, anche ai fini della determinazione delle spese del giudizio di legittimità.

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