RISARCIMENTO DA RESPONSABILITA’ MEDICA: è onere del paziente provare il nesso causale tra la condotta del medico e il danno subito

In Diritto Civile
Cassazione civile, sezione terza, sentenza n.6471 del 14/03/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dalla Dott.ssa Ada Schettini

“Nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica è onere dell’attore, paziente danneggiato, dimostrare l’esistenza del nesso causale tra la condotta del medico e il danno di cui chiede il risarcimento danni, onere che va assolto dimostrando con qualsiasi mezzo di prova che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio più probabile che non, la causa del danno“.

Con la sentenza n. 6471 del 14/03/2017, la Cassazione ha rigettato un ricorso proposto contro la Corte d’Appello di Venezia, con il quale i ricorrenti chiedevano il risarcimento in solido dei danni provocati da interventi neurochirurgici operati da due diverse strutture sanitarie.

In particolare, i ricorrenti lamentavano la violazione del principio dell’onere probatorio dettato dall’art. 2697 c.c., con particolare riferimento all’art. 1218 c.c., in materia di responsabilità contrattuale. Atteso, infatti, che la responsabilità medica della struttura sanitaria configura un’ipotesi di responsabilità contrattuale, l’inadempimento del debitore-struttura medica sarebbe presunto fintanto che quest’ultimo non dia prova dell’esatto adempimento della prestazione. Per questo motivo, i ricorrenti ritenevano che non fosse stata data, da parte delle strutture sanitarie, la prova della necessità e della correttezza degli interventi neurochirurgici atta a dimostrare la non imputabilità del danno alle stesse . Inoltre, a mente dei ricorrenti, la Corte d’Appello di Venezia non aveva applicato correttamente né l’art. 2697 c.c. nè l’art. 40 c.p. , laddove aveva disconosciuto un nesso di causalità tra i danni lamentati e gli interventi medici.

La suprema corte, non discostandosi da precedenti pronunce degli stessi giudici di legittimità[1], conferma la natura contrattuale della responsabilità medica. Ciò implica, a detta della Corte, che a seguito della sufficiente prova fornita dall’attore, paziente- danneggiato, del titolo contrattuale con la struttura medica e della mera allegazione dell’inadempimento  della stessa, spetterà a quest’ultima dimostrare l’assenza di colpa. La Corte precisa che una siffatta ripartizione dell’onere probatorio presuppone, però, che l’attore sia stato in grado di dimostrare, con qualsiasi mezzo di prova, che il danno lamentato sia conseguenza della condotta del medico. Se, quindi, lo schema probatorio dell’art. 1218 c.c. sgrava il danneggiato dell’onere di dimostrare la colpa del danneggiante inadempiente, non lo esime altrettanto dall’onere di provare il nesso causale intercorrente tra i danni di cui si chiede il risarcimento e la condotta del medico, nesso causale che deve essere valutato sulla scorta del criterio del “più probabile che non”.

Occorre osservare che la sentenza della Cassazione in esame è stata pronunciata all’indomani dell’emanazione della l. n 24 del 8 marzo del 2017 concernente “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonche’ in materia di responsabilita’ professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. Il recente intervento legislativo individua una diversa natura di responsabilità a seconda che si tratti della struttura ospedaliera o del medico operante.  Mentre resta fermo che le strutture sanitarie, nell’adempimento delle proprie obbligazioni professionali, rispondono ai sensi dell’art. 1218 c.c., la l. 24 del 2017 prevede che il medico risponda del proprio operato secondo una responsabilità di tipo extracontrattuale, ai sensi dell’art. 2043 c.c., salvo il caso in cui sussista un’obbligazione contrattuale con il paziente. Le ricadute pratiche di una simile bipartizione di responsabilità, si evidenziano in punto di riparto dell’onere probatorio, atteso che, nel caso di responsabilità extracontrattuale, graverà sull’attore la prova non solo del nesso causale tra la condotta del medico e il danno lamentato, ma anche della colpa o del dolo del danneggiante.

[1] Cass. civ. sez. un. 11 gennaio 2008, n. 577; Cass. civ. 26 febbraio 2013, n. 4792; Cass. civ. 21 luglio 2011, n. 1593

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