RICORSO EX ART.700 C.P.C.: inammissibile in caso di pronuncia di mero accertamento

In Diritto Civile
Tribunale di Roma, sezione undicesima, ordinanza del 27/01/2017 [Leggi provvedimento]

Redatto dal Dott. Marco Noceta

In merito alla possibilità di esperimento del rimedio cautelare ex art. 700 c.p.c., nel caso di domanda di mero accertamento, il Tribunale di Roma, Giudice Est. Bordo, con una recente pronuncia ha ritenuto che tale strumento sia diretto a contrastare “una modificazione della realtà sostanziale a danno del richiedente, che si intende fronteggiare con misura immediatamente esecutoria di segno contrario, laddove viceversa l’esigenza di certezza, sottesa alla proposizione di ogni azione di mero accertamento, per se stessa, non può subire pregiudizio, con la conseguenza che al diritto del ricorrente di sentir accertare non dovuto il credito portato dalle fatture emesse dalla resistente non può derivare alcun danno da un’eventuale ritardo nell’emanazione della relativa pronuncia di merito meramente dichiarativa”(Trib. Roma sent. 27 Gennaio 2017).

Nel caso di specie, il ricorrente agiva in via cautelare al fine di ottenere il ripristino della normale erogazione dell’energia elettrica, a suo dire illegittimamente ridotta dalla resistente Eni S.p.A., a seguito di una pregressa morosità. Si costituiva la società resistente, eccependo l’inammissibilità del rimedio cautelare azionato, oltre all’insussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora.

A sostegno dell’inammissibilità l’Eni ribadiva la natura strumentale della tutela di cui all’art. 700 c.p.c., consistente nell’emissione di un provvedimento funzionale alla realizzazione degli “effetti” della pronuncia di merito, sicché evidenziava come la concessione della cautela dovesse essere valutata nell’ottica della sua accessorietà rispetto al merito e della sua finalità di garantire la conservazione dell’utilità pratica che la decisione definitiva attribuirà alla parte previo riconoscimento dei relativi diritti.

Considerato altresì che è onere del ricorrente indicare nel ricorso introduttivo la causa petendi e il petitum del successivo giudizio di merito, cui è prodromica l’azione cautelare, nel caso de quo il medesimo individuava tali elementi nella richiesta di annullamento delle bollette contestate, oltre al risarcimento del danno.

A detta della resistente, quindi, non sussisteva la necessaria strumentalità tra il rimedio cautelare richiesto, ossia il ripristino dell’erogazione elettrica, e la domanda di merito indicata, da intendersi quale accertamento negativo del credito indicato nelle fatture contestate.

Orbene, condividendo la tesi spiegata dalla società Eni, il Tribunale di Roma ha dichiarato inammissibile la domanda spiegata dal ricorrente, atteso che la tutela cautelare ex art. 700 c.p.c. è rivolta a garantire il soggetto dal pregiudizio che gli deriverebbe nell’attesa della pronuncia del giudizio di merito.

Tale pregiudizio, però, non si rinviene nell’eventualità di pronuncia dichiarativa, consistente, nel caso de quo, nell’accertamento della non debenza delle somme indicate nelle fatture contestate.

Il Giudicante ha, altresì, ritenuto insussistenti sia il fumus boni iuris che il periculum in mora atteso che, con riguardo al primo, il ricorrente si era limitato a contestare genericamente il consumo fatturato, la cui veridicità andava provata solo a seguito di indagini tecniche non essenziali in sede cautelare.

In merito al secondo elemento, invece, il ricorrente non aveva fornito elementi seri e sufficienti a fondare il convincimento del Giudice in relazione all’irreparabilità dei danni lamentati.

Alla luce di tali argomentazioni, il Tribunale ha rigettato il ricorso proposto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.

 

 

 

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