RICICLAGGIO: Non è ammissibile l’ipotesi del concorso nel reato di auto-riciclaggio di un terzo estraneo al delitto presupposto.

In Diritto penale commerciale
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Cassazione penale, sez. II, sentenza del 17/01/2018 (dep. il 18/04/2018) n. 17235.
Redatto dal dott. Gabriele Marasco

Il soggetto il quale, non essendo concorso nel delitto-presupposto non colposo, ponga in essere la condotta tipica di autoriciclaggio, o comunque contribuisca alla realizzazione da parte dell’“intraneus”, cioè dell’autore del reato – fonte, delle condotte indicate dall’art. 648-ter.1 cod. pen., risponde di riciclaggio e non di concorso nel meno grave delitto di autoriciclaggio, configurabile nella specie solo nei confronti dell’”intraneus”.

Con la sentenza in commento, la II Sez. Penale della Corte di Cassazione ha avuto modo di pronunciarsi su una questione in tema di riciclaggio, affrontando il controverso rapporto che intercorre tra questo e il “nuovo” reato di auto-riciclaggio.

A seguito di una condanna intervenuta in primo grado per riciclaggio, e della conferma della stessa da parte della Corte d’Appello, l’imputato presenta ricorso per Cassazione lamentando l’erronea applicazione di legge, non avendo i giudici d’Appello provveduto a riqualificare i fatti accertati in primo grado come concorso nel meno grave reato di auto-riciclaggio, medio tempore introdotto dal legislatore, privando così l’imputato, nella sostanza, di una serie di conseguenze benefiche, tra le quali, in primo luogo, la possibilità di godere della estinzione del reato per l’intervenuta prescrizione.

Da un punto di vista processuale, la questione presenta indubbiamente una prima peculiarità, in quanto la norma in base alla quale, secondo il ricorrente,  andrebbe effettuata la riqualificazione giuridica del fatto contestato, ovvero l’art. 648-ter c.p., che prevede e punisce la fattispecie di auto-riciclaggio, è stata introdotta nel nostro ordinamento dopo la scadenza del termine per la presentazione dell’atto di Appello, ma, tuttavia, mentre il giudizio di secondo grado era ancora in corso.

A questo proposito, i giudici di legittimità investiti del ricorso fanno notare che, se ovviamente l’imputato non ha avuto la possibilità di dedurre la richiesta di riqualificazione giuridica in sede di impugnazione della sentenza di primo grado (in quanto, come detto, la novella legislativa è successiva alla scadenza dei termini per appellare), dall’altra parte, essendo la nuova legge intervenuta durante il giudizio di Appello, lo stesso imputato avrebbe potuto sollevare la suddetta richiesta già in quella sede.

In ogni caso, secondo un precedente orientamento della Corte di Cassazione, che in questa sede la seconda Sezione della stessa ritiene di condividere, nonostante in sede di Appello la difesa dell’imputato non avesse fatto nessuna richiesta in ordine alla riqualificazione del fatto alla luce della nuova disciplina astrattamente più favorevole, sarebbe comunque possibile dedurre la questione della qualificazione giuridica per la prima volta davanti ai giudici di legittimità, atteso che il ricorrente vi abbia un concreto interesse (che in questo caso è rappresentato dalla possibilità di beneficiare della prescrizione) e che la sua soluzione non richieda ulteriori accertamenti in punto di fatto, “perché rientra nel novero delle questioni sulle quali la Corte di Cassazione può decidere ex art. 609 comma 2 c.p.p.”, trattandosi di questione rilevabile d’ufficio.

Per ciò che attiene al merito del motivo di ricorso, invece, la Corte parte dal presupposto che l’introduzione nel nostro sistema penale della nuova norma di cui all’art. 648 ter c.p., è stata conseguenza degli obblighi internazionali gravanti sull’Italia e delle pressioni ricevute dal nostro Stato al fine di colmare la lacuna riguardante la irrilevanza penale delle condotte di auto-riciclaggio, poste in essere da parte del soggetto autore del reato presupposto.

Pertanto il collegio ritiene che il soggetto il quale, non avendo concorso nel delitto presupposto, ponga in essere la condotta tipica di auto-riciclaggio, o comunque contribuisca alla realizzazione da parte dell’intraneus della condotta tipizzata dall’art. 648 ter c.p., continui a rispondere del reato di riciclaggio ex art. 648 bis c.p., e non di concorso nel reato di auto-riciclaggio.

Inoltre, la Corte di Cassazione osserva che la più mite sanzione prevista dal delitto di auto-riciclaggio dipende proprio dal minor disvalore dovuto al fatto che autore della condotta è non un extraneus, bensì il medesimo soggetto che ha posto in essere il reato presupposto, e che intende giovarsi del profitto dello stesso impiegandolo, sostituendolo, trasferendolo in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative.

Il collegio perciò conclude affermando che il reato di auto-riciclaggio punisce solamente le condotte del soggetto che abbia commesso il reato presupposto, mentre le condotte concorsuali poste in essere da terzi per agevolare la condotta di auto-riciclaggio dell’autore del reato presupposto, mantengono rilevanza penale come fatti integranti la fattispecie del normale delitto di riciclaggio (art. 648 bis c.p.)

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