REVOCATORIA: il termine ex art.69 bis l.f. non si applica all’azione revocatoria ordinaria ex art. 66 L.F.

In Fallimentare
Cassazione civile, sezione terza, sentenza n.8680 del 04/04/2017 [Leggi provvedimento]
Redatto dall’Avv. Domenico Pio Donato Lorusso

L’azione revocatoria ordinaria esercitata dal curatore fallimentare non ricade nella disciplina prevista dall’art. 69 bis L.F. ma a quella del codice civile. Ciò significa che la revocatoria ordinaria dell’art. 66 F.L. non è soggetta al  termine di tre anni dalla dichiarazione di fallimento, come le revocatorie fallimentari di cui agli artt. 64, 65 e 67 L.F., ma al termine di cinque anni dalla data di compimento dell’atto ai sensi dell’art. 2903 c.c.

Con la pronuncia n. 8680 del 4 aprile 2017 la Suprema Corte ha cassato il ricorso proposto dalla curatela contro la decisione della Corte d’Appello di L’Aquila, la quale ha dichiarato inammissibile l’appello alla sentenza del Tribunale di Vasto.

Inizialmente quest’ultimo aveva deciso di rigettare l’istanza del curatore con la quale nel 2012 veniva proposta l’azione di revocazione ordinaria prevista dall’art. 66 L.F. in relazione ad un immobile dell’imprenditore, fallito nel 2008. L’immobile in questione veniva venduto nell’anno antecedente la dichiarazione di fallimento.

Nel ricorso per Cassazione la curatela ha continuato a sostenere che all’azione di revocatoria ordinaria ex art. 66 F.L. non sarebbe applicabile l’art. 69 bis L.F., contro quanto statuito dalle precedenti sentenze di primo e secondo grado.

Il provvedimento in esame, premiando l’ostinazione del curatore, ha innanzitutto individuato la ratio della revocatoria ordinaria dell’art. 66 F.L. nell’ambito degli strumenti contro gli atti pregiudizievoli ai creditori. Tale azione costituisce un ulteriore strumento nelle mani del curatore per evitare che l’insolvenza del debitore possa riflettersi sui creditori come deminutio della salvaguardia.

Guardando al dato letterale, l’art. 66 L.F. richiama espressamente le “norme del codice civile”. Ciò non lascia alcun dubbio sulla disciplina che deve essere applicata all’azione revocatoria ordinaria, e che ricomprende l’art. 2903 c.c. sulla prescrizione quinquennale. A sostegno di questa ricostruzione occorre citare l’art. 69 bis L.F., il quale nel primo comma richiama le “azioni revocatorie disciplinate nella presente sezione”, riferendosi a quelle completamente regolate dalla stessa (ovvero quelle revocatorie). Inoltre il secondo comma, relativo all’eventuale domanda di concordato precedente alla dichiarazione di fallimento, nel far decorrere il termine delle revocatorie della Sezione III, cita gli artt. 64, 65, 67 F.L. e non l’art. 66 L.F.

La Suprema Corte, sulla base di precedenti pronunce, afferma l’identità tra l’azione dell’art. 66 L.F. e quella ordinaria del codice civile sottolineando che nel caso dell’art. 66 L.F. la dichiarazione di fallimento provoca solo la sostituzione del curatore ai creditori come legittimato attivo e l’attribuzione della competenza al tribunale fallimentare, ma non costituisce il giorno dal quale il diritto può essere fatto valere (cfr. Cass. 10 febbraio 2006, n. 2977; Cass. 28 agosto 2004, n. 17214; S.U. 17 dicembre 2008, n. 29420).

In conclusione, nel provvedimento si riconosce l’errata applicazione dell’art. 69 bis L.F. da parte della sentenza impugnata. Di conseguenza  viene definitivamente stabilita la prescrizione dell’azione revocatoria ordinaria dell’art. 66 L.F. nel termine quinquennale previsto dall’art. 2093 c.c., e la sua decorrenza dal compimento dell’atto compiuto dal debitore in pregiudizio ai creditori.

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